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Nuova Honda HR-V Sport, motore e qualità al top

Honda HR-V si colora di sport con questo nuovo modello del 2019, con ben 182 CV e il motore Sport 1.5 VTEC. Ecco la nostra prova su strada.

Honda HR-V è un modello di successo per il brand, che dal lancio nel 2013 ha registrato ottimi risultati di vendita, diventando uno tra i SUV compatti più venduti nel mondo. Gli aggiornamenti però non possono mancare, ed ora la nuova versione 2019, introdotta verso la fine dell’anno scorso, si presenta anche in una nuova veste, più sportiva, e con un propulsore davvero prestazionale: l’allestimento Sport 1.5 VTEC, oggetto della nostra prova.

Esternamente il primo dettaglio che cattura l’attenzione si trova nella parte frontale del veicolo, con una fascia cromata di dimensioni generose volta a unire virtualmente i gruppi ottici a LED, attratta nel mezzo verso il centro della calandra, denotando possenza ed aggressività. Da questa si estendono virtualmente linee di tensione sul cofano e sulla fiancata, con il compito di rendere muscolosa e “nervosa” la linea, una scelta stilistica volta a preservare la modernità del disegno nel tempo. Sempre verso il centro della calandra, ove è posizionata la targa, sono attratte le linee di carrozzeria dei fendinebbia, andando a creare un distacco con la sezione sottostante che assume così il ruolo di spoiler. Anche nella parte posteriore i gruppi ottici, rialzati dal piano di quelli anteriori, sono uniti da una linea cromata, questa volta però di sezione inferiore.

Completano l’esclusività degli esterni di questo allestimento le colorazioni nere della griglia frontale a nido d’ape, degli specchietti, delle minigonne laterali e dei passaruota, senza dimenticare i cerchi, sempre neri, da 18 pollici ed il doppio scarico.

Internamente viene adottata una doppia soluzione cromatica, nera e rossa, presente su cruscotto, tunnel centrale e sedili. Questi ultimi sono in tessuto, regolabili, contenitivi e comodi. Il tettuccio, come la parte alta del cruscotto, sono in colore nero.

Nota di merito proprio agli interni, che denotano una minuziosa progettazione e qualità degli assemblaggi. Scelta stilistiche a parte, piccoli dettagli come i movimenti assistiti dei fermi dei cup holder nel tunnel centrale, sono sinonimo di attenzioni non comuni in questo segmento, in più tutti gli elementi interni appaiono ben saldi e privi di scricchiolii.

Non mancano poi soluzioni interne uniche come il sistema Magic Seat, per disporrei i sedili in modo versatile e toccando 470 litri di volume bagagliaio, che diventano 1103 a sedili abbattuti.

Passando alla parte tecnica e dinamica, l’auto diventa molto interessante. La bontà progettuale del telaio viene enfatizzata da un nuovo elemento, denominato performance damper, una soluzione specifica dell’allestimento che consiste in due bracci, posizionati all’avantreno ed al retrotreno in prossimità degli attacchi finali dei longheroni, che mitigano il regolare movimento trasversale delle sezioni dello chassis, irrigidendolo, facendo risultare così una maggiore sensazione di prontezza e risposta ai comandi dello sterzo, tra l’altro a rapporto variabile, e migliorando notevolmente la stabilità del camber, per una maggiore tenuta laterale.

Le sospensioni sono di tipo MacPherson all’anteriore e a ponte torcente al retrotreno, una soluzione da non disdegnare data la sua flessibilità di utilizzo e le buone prestazioni previa una buona taratura di assetto. Anche gli ammortizzatori sono sportivi e più rigidi rispetto agli altri allestimenti.

Il motore è poi un piccolo gioiello: stiamo parlando del 1.5 Turbo Benzina VTEC, una sigla che rimane iconica ma non unica, in quanto oggigiorno quasi tutti i costruttori adottano soluzioni proprietarie di variazione della fasatura delle valvole. Sigle a parte, il piccolo quattro cilindri benzina eroga ben 182cv generati dai 240nm di coppia disponibile a 5500 giri, il tutto con una regolarità invidiabile, dovuta alla limitazione elettronica della coppia, che è già (tutta) disponibile verso i 1800 giri.

Il moto è trasferito alle sole ruote anteriori tramite due tipi di trasmissione, manuale a sei rapporti o “automatica” CVT, ovvero a variatore continuo. Mentre il cambio manuale è molto valido, con ottimi innesti secchi e precisi, ed è consigliato a chi predilige la guida “sportiveggiante”, il CVT è una soluzione da non disdegnare. Il variatore continuo e un cambio poco diffuso, si tratta di una soluzione che vede un meccanismo di due pulegge a sezione variabile tramite controllo elettronico, che si trasferiscono il moto tramite una cinghia. Variando la loro dimensione, o meglio il punto di attacco della cinghia, si crea virtualmente un “ingranaggio” di dimensione variabile, che diventa la vera anima del cambio, sostituendo i rapporti e gli ingranaggi “fissi” delle normali trasmissioni.

Una versione ingrandita del sistema presente sugli scooter più grandi, si, ma da non catalogare come “effetto scooterone” per auto. La teoria insegna che poter disporre di un numero infinito di rapporti senza stacchi di cambio marcia, è la soluzione migliore per far lavorare il motore nella sua massima condizione di efficienza per carico, con una precisione di pochi giri motore. Il controllo elettronico del rapporto del cambio è così preciso e sensibile che perfino in autostrada, a velocità fissa, può variare il suo rapporto per impercettibili salite o discese. I vantaggi non si fermano all’efficienza, ne giova infatti anche il comfort di guida, poiché non essendoci mai “scatti” o cambi marcia, il moto di accelerazione è sempre dolce e uniforme.

Può essere considerato sportivo? Si e no: un purista predilige un attacco “fisso” del motore, con l’accelerazione che risponde in modo diretto al gas ed ai giri motore, cosa che non avviene con il CVT, che si occuperà invece di variare continuamente i giri motore indipendentemente dalla velocità, per fornire la massima efficienza in ogni condizione. È vero anche che la taratura del CVT fa la differenza, e nel caso dell’HR-V Sport, il tutto è settato per essere più diretto e meno “fluttuante” della media, risultando in una risposta comunque aggressiva senza particolari ritardi ai comandi del gas.

Il motore, le soluzioni telaistiche e le sospensioni rendono questa HR-V Sport un SUV dalle notevoli prestazioni; 182cv non sono pochi e la vigorosità del piccolo propulsore accompagna bene il peso decisamente non eccessivo della vettura (1350kg), accelerando fino ai 100km/h in 7,8 secondi (cambio manuale), toccando i 215km/h e rispondendo bene alle richieste più impegnative nei cambi di direzione, con un’ottima tenuta di strada e risposta dinamica.

I consumi dichiarati sono di 15km/l nel ciclo misto, ampiamente rispettati per ciò che abbiamo constatato nella prova. Per ciò che concerne la sicurezza, in aggiunta a quella passiva del telaio, non mancano sistemi come l’avviso di abbandono di corsia, collisione frontale, riconoscimento dei segnali stradali e frenata automatica di emergenza.

Lato infotainment il sistema è il medesimo della HR-V normale, una buona unità anche se con logiche di interazione apparentemente datate. I menù sono però chiari e non manca nessuna funzione, inclusa la navigazione satellitare. La compatibilità con Android Auto ed Apple CarPlay fa venire ulteriormente meno ogni possibile mancanza dell’unita.

A livello di prezzi, questo allestimento vede un listino base di 29.950€ per il 6 rapporti manuale e di 31.300€ per il CVT. A questo prezzo la configurazione è praticamente full optional rispetto all’allestimento d’ingresso Comfort Navi da 23.550 €, che ha sempre un motore 1.5, ma non turbo VTEC.

In generale si tratta di un SUV che in questo nuovo allestimento Sport è molto interessante, per chi necessita di spazio ma non vuole rinunciare a stile e piacere di guida. Quest’ultimo particolarmente elevato per il segmento e capace di regalare buoni feedback quando si vuole affondare il piede sull’acceleratore, grazie ad un motore prestazionale, un cambio (il manuale) ottimo ed un peso contenuto, il tutto con la nota affidabilità Honda.