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Porsche 911 Turbo, 7 generazioni spiegate da Walter Rohrl

Quando si parla di Porsche non può che venire in mente il nome del grande Walter Rohrl, colui che ha corso con Porsche nel WRC, a Le Mans ed ora è ufficialmente test driver del marchio di Stoccarda; una delle prime esperienze che Rohrl ha avuto con una Porsche è stata con una 911 Turbo ed è per questo che ha deciso di condividere le sue personali considerazioni riguardo ogni generazione di 911 Turbo.

930 Turbo (1975-1977)

La prima della dinastia, nacque nel 1975 e vantava 260 cv abbinati ad un cambio manuale a 4 marce, decisamente impegnativa da guidare ma molto soddisfacente; lo stile è iconico, imponente ed arrogante grazie allo spoiler posteriore di dimensioni più che generose.
È stato un sogno per Rohrl quando nel 1979 è riuscito a comprarsene una.

964 Turbo (1990-1994)

Quest’auto aveva un peso enorme sulle spalle, doveva essere migliore di un capolavoro come la 930 Turbo e ci riuscì solo parzialmente dopo che nel restyling venne introdotto un motore più grosso del 3.3 litri con cui era equipaggiata inizialmente, arrivando ad un 3.6 litri da 360 cv e guadagnandosi il rispetto dalla comunità di appassionati.

993 Turbo (1995-1997)

Il passo successivo fu l’introduzione di un marchio di fabbrica dei modelli Turbo della casa di Stoccarda; il sistema a 4 ruote motrici che le rese così utilizzabili e prevedibili, in ogni condizione meteo.
Questo, abbinato ad un nuovo motore da ben 408 cv e un nuovo sistema di frizione che permetteva la distribuzione della potenza in maniera variabile, rese la 993 l’icona che è oggi nella mente degli appassionati.

996 Turbo (2001 – 2005)

Nel 2001 qualcosa di grande cambiò nella storia Porsche, vennero infatti pensionati i motori raffreddati ad aria che ci avevano accompagnato per quasi 30 anni in favore del più moderno ed efficiente raffreddamento a liquido; non solo, nel pacchetto introdotto con la 996 Turbo vennero anche inclusi i PCCB ( Porsche Carbon Ceramic Brakes) che erano direttamente presi dal reparto Motorsport. Con i suoi 420 cv e il cambio Tiptronic, era davvero guidabile da tutti in ogni condizione meteo; il “problema” di questa versione fu l’aspetto esteriore che non venne apprezzato totalmente dal pubblico, ricevendo commenti poco gentili sui fari anteriori che sembravano un “uovo all’occhio di bue”

Secondo la leggenda del Rally, la 996 Turbo era un’auto assolutamente eccezionale e quasi utilizzabile come veicolo da tutti i giorni.

997 Turbo (2006-2012)

La 997 aveva l’importante compito di migliorare dove la 996 aveva lasciato perplessi, introducendo pertanto un design molto più moderno per i gruppi ottici anteriori e posteriori; le linee, come da tradizione Porsche, rimasero ampiamente invariate mentre dal punto di vista tecnico il motore giunse (nella versione restyling 997.2) ai fatidici 500 cv abbinati alla trasmissione PDK a doppia frizione che sostituii finalmente il più lento Tiptronic. Rohl evidenza come la supercar sia ancora una piccola gemma, perfetta ed esente da difetti.

991 Turbo (2013 – 2019)

Migliorare la perfezione è qualcosa che è possibile solo in Porsche ed è quello che hanno fatto con la 991 Turbo, allargando ulteriormente i passaruota ed introducendo finezze tecniche come le ruote posteriori sterzanti e un motore ancora più prestante; la nuova Turbo aveva alzato l’asticella a tal punto da non permettere più alcun miglioramento, era davvero incredibile, sottolinea Rohrl.

992 Turbo (2020 – )

“Non immaginavo miglioramenti tangibili rispetto alla 991.2 Turbo, eppure in qualche modo ci siamo riusciti” afferma fiero Rohrl, infatti l’auto è ancora più affilata e coinvolgente ma allo stesso tempo sicura e guidabile da chiunque.
Le Turbo un tempo meritavano un rispetto particolare mentre ora possono assumere personalità molto diverse in base a chi si mette dietro il volante, è davvero incredibile.

Chissà cosa ci riserva Porsche per la prossima generazione della 991, per ora attendiamo la 992 GT3 che dovrebbe uscire a breve.