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Quali sono i veri rischi legali nell'utilizzo dell'IA?

Contratti per l'IA aziendale: clausole fondamentali, gestione dei rischi e definizione delle responsabilità nella guida pratica per le imprese.

Avatar di Antonino Caffo

a cura di Antonino Caffo

Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 05/09/2025 alle 17:06

La notizia in un minuto

  • Le aziende italiane utilizzano inconsapevolmente strumenti gratuiti di IA come ChatGPT violando le condizioni d'uso commerciali e condividendo involontariamente know-how aziendale che viene utilizzato per l'addestramento dei sistemi
  • Il nuovo disegno di legge 1146 introduce fattispecie penali specifiche per l'uso scorretto dell'IA, mentre la responsabilità civile ricade automaticamente sui datori di lavoro per i comportamenti dei dipendenti
  • L'adozione strutturata dell'IA richiede contratti enterprise specializzati, governance interna chiara e formazione del personale per bilanciare innovazione e compliance normativa

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Il paradosso dell'era digitale contemporanea si manifesta chiaramente nel rapporto tra le aziende italiane e l'intelligenza artificiale: mentre il dibattito pubblico e mediatico riempie le cronache quotidiane con discussioni sui potenziali rivoluzionari di questa tecnologia, la stragrande maggioranza delle imprese naviga ancora in acque inesplorate, priva di una bussola normativa e strategica adeguata. Questa discrepanza tra hype tecnologico e realtà operativa sta creando una zona grigia pericolosa, dove l'innovazione procede senza regole e le responsabilità legali rimangono nebulosa. La conseguenza è un panorama aziendale in cui dipendenti, collaboratori e fornitori utilizzano strumenti di IA in modo spontaneo e non controllato, esponendo le organizzazioni a rischi legali e operativi di cui spesso non sono nemmeno consapevoli.

La trappola invisibile dei sistemi gratuiti

L'utilizzo disinvolto di piattaforme come ChatGPT o Perplexity all'interno dei contesti lavorativi rappresenta una delle minacce più sottovalutate dal tessuto imprenditoriale italiano. Questi strumenti, apparentemente innocui e facilmente accessibili, nascondono insidie contrattuali che potrebbero trasformarsi in autentiche bombe a orologeria legale. Le condizioni d'uso di queste piattaforme sono esplicite nel limitare l'utilizzo a scopi personali e non commerciali, rendendo automaticamente illecito qualsiasi impiego aziendale.

Ma il problema va ben oltre le violazioni contrattuali. Ogni interazione con questi sistemi diventa materiale di addestramento per l'intelligenza artificiale, che acquisisce e immagazzina non solo i contenuti delle richieste, ma anche cronologie di ricerca, informazioni sui dispositivi, indirizzi IP e dati sulla posizione geografica. Il risultato è una potenziale emorragia di know-how aziendale che avviene in modo inconsapevole ma sistematico, con informazioni riservate che vengono condivise anche con terze parti per attività di business intelligence.

Il peso della responsabilità civile e penale

Il quadro normativo italiano non lascia margini di interpretazione quando si tratta di responsabilità del datore di lavoro. Il codice civile stabilisce chiaramente che l'imprenditore risponde per i comportamenti dei propri dipendenti e preposti durante lo svolgimento delle attività lavorative, un principio che si estende inevitabilmente all'uso improprio dell'intelligenza artificiale. La situazione si complica ulteriormente con l'introduzione del disegno di legge 1146, prossimo all'approvazione parlamentare, che introduce nuove fattispecie penali specificamente legate all'uso scorretto dell'IA.

Questa evoluzione normativa trasforma il silenzio aziendale in un fattore di rischio: non vietare esplicitamente l'uso di sistemi di intelligenza artificiale equivale a consentirlo, con tutte le conseguenze legali che ne derivano.

L'innovazione senza regole è un'arma a doppio taglio

Navigare tra soluzioni enterprise e personalizzazioni

Per le aziende che intendono abbracciare l'intelligenza artificiale in modo strutturato, il panorama delle soluzioni disponibili si articola su più livelli di complessità e investimento. Le licenze SaaS enterprise rappresentano attualmente l'opzione più comune, offrendo servizi in abbonamento che promettono maggiori garanzie rispetto alle versioni gratuite. Tuttavia, anche questi contratti presentano rigidità significative, spesso determinata dall'impossibilità di negoziare clausole con fornitori internazionali come OpenAI.

L'alternativa più ambiziosa, ma anche più costosa, consiste nello sviluppo di sistemi personalizzati che utilizzino modelli di intelligenza artificiale su dataset selezionati per esigenze specifiche. Questa strada richiede investimenti consistenti in attività preliminari di selezione e validazione dei dati, sviluppo progettuale e soprattutto accesso completo alle informazioni tecniche del sistema, dal codice sorgente agli algoritmi utilizzati.

Le clausole critiche nei contratti di IA

La scelta di un sistema enterprise richiede un'analisi approfondita di aspetti tecnici e contrattuali che vanno ben oltre il semplice confronto di funzionalità e prezzi. La liceità dell'addestramento del modello rappresenta il primo elemento da verificare: il sistema deve essere stato istruito utilizzando esclusivamente materiali di pubblico dominio, proprietari o adeguatamente licenziati. Ugualmente cruciale è la valutazione dei dataset dal punto di vista della coerenza e correttezza, per limitare il rischio di "allucinazioni" che in determinati settori professionali potrebbero avere conseguenze gravi.

La protezione del know-how aziendale trova una prima risposta nei contratti enterprise, che generalmente prevedono che i contenuti immessi dall'utente non vengano utilizzati per ulteriore addestramento del sistema. Tuttavia, rimangono zone grigie significative, come l'uso dei feedback restituiti dall'utente, che potrebbero comunque compromettere la riservatezza delle informazioni aziendali.

Diritti d'autore e conflitti tra utenti nell'era dell'IA

Una delle questioni più spinose riguarda la titolarità dei diritti di proprietà intellettuale sugli output generati dall'intelligenza artificiale. I contratti devono garantire che l'azienda acquisisca tutti i diritti esclusivi sui contenuti prodotti dai propri addetti, permettendone l'uso commerciale, l'elaborazione e la cessione a terzi. Tuttavia, i sistemi di IA non possono garantire l'unicità degli output, aprendo scenari complessi in cui più utenti potrebbero ottenere risultati molto simili.

La risoluzione di questi potenziali conflitti potrebbe richiedere un ritorno ai principi generali del diritto d'autore, considerando che output simili probabilmente derivano da un intervento umano minimo, tale da non generare diritti esclusivi. Il principio della novità soggettiva, recentemente abbandonato dalla giurisprudenza italiana, potrebbe tornare centrale proprio a causa delle peculiarità dell'intelligenza artificiale.

Governance interna e formazione del personale

L'implementazione strutturata dell'intelligenza artificiale in azienda non può prescindere dallo sviluppo di linee guida interne chiare e dalla formazione del personale. La definizione di protocolli per l'accesso ai sistemi, la gestione delle credenziali e la delimitazione delle funzionalità permesse rappresentano elementi fondamentali per un utilizzo consapevole e controllato della tecnologia. Parallelamente, la formazione delle risorse umane deve coprire non solo gli aspetti operativi, ma anche la consapevolezza dei rischi e delle opportunità legate all'uso dell'intelligenza artificiale.

La sfida per le imprese italiane consiste nel trasformare l'attuale approccio improvvisato in una strategia strutturata che bilanci innovazione e compliance normativa, investendo nelle competenze necessarie per governare una tecnologia destinata a ridefinire il panorama competitivo dei prossimi decenni.

Fonte dell'articolo: www.agendadigitale.eu

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