L'economia americana potrebbe già essere scivolata in recessione senza che ce ne siamo ancora accorti. Questa inquietante possibilità emerge dalle analisi di Mark Zandi, economista capo di Moody's Analytics, che ha recentemente condiviso una serie di indicatori cruciali per identificare quando un'economia attraversa la linea rossa. Secondo l'esperto, i segnali di allarme sono già visibili nei dati occupazionali, anche se la conferma ufficiale potrebbe arrivare solo nei prossimi mesi attraverso le revisioni statistiche.
La questione centrale sollevata da Zandi riguarda un problema tipico dell'analisi economica: spesso scopriamo di essere in recessione solo quando è troppo tardi. Il National Bureau of Economic Research (NBER), l'organismo accademico americano che stabilisce ufficialmente l'inizio e la fine delle recessioni, si basa su una vasta gamma di dati, ma privilegia nettamente un indicatore specifico. "Anche se analizzano una moltitudine di dati per prendere questa decisione, quello di gran lunga più importante è l'occupazione nel settore privato", ha spiegato l'economista.
Il criterio è apparentemente semplice: quando l'occupazione cala per più di un mese consecutivo, l'economia è entrata in una fase recessiva. Tuttavia, la realtà si sta rivelando più complessa di quanto questo parametro possa suggerire.
I segnali nascosti nei numeri
Attualmente, l'occupazione nel settore privato non è ancora in calo, ma Zandi evidenzia un dettaglio preoccupante: da maggio scorso l'incremento è stato praticamente nullo. Questa stagnazione assume contorni ancora più inquietanti se considerata insieme alle revisioni sistematiche al ribasso dei dati occupazionali degli ultimi mesi. "Considerando che le recenti revisioni dei dati sull'occupazione sono state costantemente inferiori, molto inferiori, non sarebbe sorprendente se scoprissimo con le prossime revisioni che l'occupazione è già in declino", ha osservato l'economista.
Il secondo indicatore analizzato da Zandi rivela una situazione ancora più allarmante. Tradizionalmente, quando la metà delle 400 industrie monitorate registrava un calo occupazionale, significava che una recessione economica era già iniziata. I dati di luglio 2025 mostrano che oltre il 53% delle industrie ha riportato tagli occupazionali, con solo il settore sanitario che continua a mostrare crescita nell'impiego.
Paradossalmente, il tasso di disoccupazione potrebbe non essere un indicatore affidabile in questa fase. Zandi sottolinea che si tratta di un indicatore ritardato, e la situazione attuale presenta caratteristiche peculiari. "La forza lavoro è rimasta stabile quest'anno mentre il numero di lavoratori nati all'estero è in diminuzione, quindi la disoccupazione sarà un barometro particolarmente inadeguato per misurare la recessione", ha precisato l'esperto.
Questa dinamica riflette i cambiamenti strutturali del mercato del lavoro americano, dove le politiche migratorie stanno influenzando la composizione della forza lavoro disponibile.
Le politiche che potrebbero accelerare il declino
Nonostante gli indicatori preoccupanti, Zandi crede che tecnicamente gli Stati Uniti non siano ancora in recessione, poiché manca la persistenza nel declino occupazionale. "Una recessione è definita da un calo persistente dei posti di lavoro - il declino deve durare almeno qualche mese. Non ci siamo ancora arrivati", ha chiarito.
Tuttavia, l'economista identifica nelle politiche tariffarie e migratorie dell'amministrazione Trump i principali fattori di rischio che potrebbero spingere definitivamente l'economia oltre il punto di non ritorno. Secondo la sua analisi, questi elementi rappresentano i driver principali della sua previsione che l'economia americana si trovi attualmente "sull'orlo" di una recessione, in bilico su un precipizio economico che potrebbe rivelarsi più vicino di quanto i dati ufficiali attualmente suggeriscano.