L'intelligenza artificiale produce guadagni concreti risolvendo problemi ordinari. Il concetto potrebbe sembrare ovvio ad alcuni, ma con tutto l’hype che c’era (e c’è ancora) in tema di IA, molti sono ancora distratti dall’idea di progetti innovativi a tutti i costi, dal bisogno di inseguire l’effetto wow, dalla fisiologica necessità di fare qualcosa che nessuno ha mai fatto prima.
Invece, un recente post su Medium a firma di Madison Aria ci ricorda che sono le piccole cose noiose, quelle di cui tutti hanno bisogno e che nessuno ama fare, che si possono automatizzare. E se crei uno strumento IA che realizza davvero questa innovazione, la strada potrebbe essere in discesa.
Aria racconta per esempio che la gestione automatizzata dei lead commerciali garantisce entrate stabili e scalabili per le piccole imprese, ed è solo una delle aree noiose che si possono automatizzare.
Questo approccio pragmatico si allontana dalle dimostrazioni tecnologiche spettacolari per concentrarsi sulla riduzione dei costi operativi e sull'incremento della produttività. Che poi sono le solite cose che si citano quando si parla di IA, non proprio una novità. Ma la capacità di rispondere a esigenze pratiche e ripetitive rappresenta oggi la via più breve verso la redditività. E capirlo per davvero, forse, è davvero un elemento di innovazione.
Il momento è propizio anche perché molte aziende si trovano oggi ad affrontare la fine della fase di hype, cercando soluzioni che offrano un ritorno sull'investimento immediato e verificabile. La noia è, paradossalmente, la leva strategica principale: i compiti che nessuno vuole eseguire sono proprio quelli dove l'automazione esprime il massimo potenziale economico. Spostare il focus su attività come la conciliazione delle fatture, le richieste di ferie e ROL, o la gestione dei turni permette di costruire business resilienti e profittevoli. La tecnologia smette di essere un costo per diventare un asset capace di generare valore in modo silenzioso ma costante.
La maggiore efficienza dunque non nasce dall'eccezionalità, ma dalla ripetibilità dei processi codificati all'interno di un sistema digitale. Un'architettura che qualifica i contatti ventiquattr'ore su ventiquattro permette a una piccola struttura di operare con la forza d'urto di una grande impresa organizzata. Come evidenziato dai casi di imprenditoria digitale basata su agenti, la scalabilità non dipende più dal numero di teste in ufficio, ma dalla precisione dei flussi di lavoro. L'uso di strumenti di produttività mirati consente di recuperare ore preziose, trasformando il tempo risparmiato in puro margine operativo per il professionista o la società.
Implementare soluzioni che gestiscono la conformità normativa o la sicurezza dei dati permette di evitare sanzioni e perdite finanziarie spesso sottovalutate dal management. Questi compiti, pur essendo privi di fascino estetico, costituiscono l'ossatura su cui poggia la prosperità finanziaria di ogni attività economica moderna. La tecnologia deve essere vista come una utility indispensabile, capace di svolgere con accuratezza millimetrica ciò che per l'uomo è fonte di errore e frustrazione.
L'intelligenza artificiale applicata ai processi "noiosi" funziona come un servizio di manutenzione invisibile che garantisce la continuità operativa senza intoppi. Un'azienda che riesce ad automatizzare la gestione dei progetti riduce drasticamente i tempi morti e migliora la qualità del servizio offerto al cliente finale.
Non serve inventare un nuovo linguaggio espressivo se non si è ancora risolto il problema della sincronizzazione dei database o della risposta rapida alle richieste di assistenza. La solidità economica si costruisce sulla rimozione sistematica delle inefficienze che drenano risorse ed energia vitale alle organizzazioni.
La transizione verso un modello di business utilitaristico
Il vero vantaggio competitivo nel 2026 non risiederà nel possedere l'algoritmo più sofisticato, ma nel saperlo applicare ai segmenti più trascurati della catena del valore. Bisognerà essere i migliori sia nel trovare le possibili aree di applicazione, sia nello sviluppare gli strumenti migliori. Un’operazione che tra l’altro molti possono fare tramite strumenti di vibe coding. Teoricamente basta avere un’idea e un’abbonamento a un’IA potente, e poi metterci un po’ di impegno.
Esiste una vastissima gamma di attività amministrative e logistiche che attendono ancora di essere digitalizzate in modo intelligente attraverso l'uso di agenti autonomi. Chi saprà posizionarsi come un "idraulico dei dati", capace di riparare le perdite di efficienza nei processi aziendali, troverà un mercato pronto a pagare per soluzioni che risolvono bisogni urgenti e reali. La capitalizzazione di queste competenze tecniche si traduce in un modello di business estremamente difficile da scalzare per la concorrenza.
La retorica della creatività ha distratto molti investitori dal potenziale immenso dell'automazione dei processi ordinari e dei compiti di routine. Mentre il dibattito pubblico si interroga su scenari futuri incerti, i professionisti più scaltri stanno già consolidando la propria posizione risolvendo la complessità della routine. Non è necessario rincorrere il miraggio dell'innovazione radicale se si è capaci di rendere il presente più fluido e meno costoso attraverso un uso consapevole della tecnologia applicata. Il profitto non è un fine, ma il risultato naturale di un sistema che produce ordine e chiarezza dove prima regnava il caos documentale.
L'adozione di un approccio utilitaristico all'intelligenza artificiale richiede un cambio di paradigma culturale all'interno della dirigenza aziendale. Troppo spesso si confonde l'efficacia con la visibilità, trascurando quelle migliorie incrementali che sommate determinano il successo di un'impresa nel lungo periodo. Privilegiare la sostanza dei processi rispetto alla forma delle presentazioni è l'unico modo per trasformare l'innovazione in un vero motore di crescita sostenibile. Solo quando smetteremo di guardare agli algoritmi come a prodigi della tecnica e inizieremo a trattarli come operai infaticabili, avremo davvero compreso come estrarre valore dalla rivoluzione digitale in corso.
L'enfasi posta sul guadagno non deve però oscurare la responsabilità etica che deriva dall'automazione massiccia delle funzioni d'ufficio. Esiste il rischio che una focalizzazione eccessiva sul profitto porti a una depersonalizzazione eccessiva dei rapporti lavorativi e commerciali. La tecnologia deve servire a potenziare le capacità umane, non a sostituire il giudizio critico e l'empatia che restano i veri differenziatori in un mondo di automi. Trovare l'equilibrio tra efficienza meccanica e sensibilità umana sarà la sfida decisiva per i leader che aspirano a costruire non solo aziende ricche, ma realtà capaci di durare nel tempo.