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Fortinet allerta sui pericoli di un BYOD spregiudicato

La disinvoltura dei giovani lavoratori nell'utilizzo dei dispositivi personali in azienda aumenta i rischi a cui si espongono le organizzazioni.

I comportamenti dei nativi digitali poco si accordano, a quanto pare, con i tentativi delle aziende di porre delle policy a tutela della sicurezza, regole evase un po' in tutto il mondo, a quanto risulta da un'indagine svolta da Fortinet su un panel mondiale (150 gli italiani) di 3.200 giovani tra i 21 e i 32 anni impiegati a tempo pieno in azienda.

Ovviamente si tratta di persone con una dimestichezza nell'uso dei dispositivi mobili, che possiedono uno smartphone, un tablet o un laptop o addirittura che inizia a utilizzare quegli wearable device, dagli smartwatch ai Google Glass o di auto dotate di sistemi di connesione.

Una proliferazione di dispositivi che rendono gli individui iperconnessi, e mettono, o dovrebbero mettere, in allerta le aziende, dal momento che molte delle applicazioni aziendali sono accessibili da remoto.

Joe Sarno – regional sales vice president di Fortinet per l'Italia

"Si tratta di una survey di cui una prima edizione è già stata condotta lo scorso anno – spiega Joe Sarno, regional sales vice president di Fortinet per l'Italia -, e che già evidenziava la crescita del fenomeno del BYOD, in particolar modo in questa fascia di utenza. A un anno di distanza, il 58% ha dichiarato che l'azienda in cui lavora ha adottato una policy di sicurezza per il BYOD, vietandone l'uso, in netta crescita rispetto all'anno precedente, dove la percentuale era del 38%. Policy che per oltre il 56% è stata trasgredita dai giovani italiani, i quali hanno continuato a utilizzare i propri device, da quelli classici, ai wearable, al cloud".

In particolare per quanto riguarda il cloud e l'utilizzo in ufficio di personal cloud services la ricerca rivela che in Italia almeno il 91% degli intervistati possiede un personal account, soprattutto Dropbox.

"Solamente il 3% degli italiani appartenenti al panel ha mostrato una certa avversione a mettere i propri dati su cloud – segnala Sarno -, mentre il 52% ha piena fiducia nel cloud per lo storage, archiviandovi documenti, presentazioni, password (ben il 23% le affida al cloud), email di lavoro, informazioni finanziarie e dati di vendite oltre a dati sensibili personali. Fino al 94% degli italiani salva dati critici aziendali in sistemi cloud personali!".

E poi, come se non bastasse, nel mondo dell'iperconnessione iniziano a comparire anche strumenti e device non classici, dai wearable device, come i Google glass, gli smartwatch o i bracciali per la raccolta e analisi dei dati biometrici, alle Internet TV, le game console connesse al Web fino alle auto collegate a Internet.

In particolare, le wearable technologies mostrano un certo appeal tra i giovani, con il 20% di essi che è convinto che prenderenno velocemente piede e che si mostrano disposti a utilizzarle. Ovviamente senza escludere l'ambito aziendale.

Una disinvoltura con le tecnologie che non va di pari passo con una cultura della sicurezza, con solo una bassissima percentuale di giovani che conoscono termini quali APT, DDoS o Botnet, scoprendo un panorama piuttosto allarmante che Fortinet intende continuare a monitorare, onde raccogliere informazioni utili per adeguare la propria offerta di soluzioni che propone al mondo aziendale.

In particolare, il vendor ha arricchito il portfolio di soluzioni per la sicurezza con il nuovo Fortigate 3700D, una appliance di next generation firewall per data center che si basa sul sistema operativo FortiOS 5 che include 4 porte 40GbE e 28 porte 10 GbE, capace di garantire un throughput del firewall massimo di 160 Gigabit al secondo, a fronte di una bassa latenza e parità di prestazioni da IPv4 a IPv6.