Opinione

Opinione: Sei pronto per l’ufficio del futuro?

Amici imprenditori e manager, dopo un anno di lavoro da casa, le dinamiche sono cambiate. Siamo abituati a stare a casa. Odiamo l’idea di accodarci in tangenziale alle 8 del mattino. Ma prima e poi in ufficio ci dovremo tornare, magari a malavoglia. Le aziende dovranno quindi fornire ai dipendenti un motivo per frequentare di nuovo l’ufficio. Cosa potranno offrire? La soluzione: spazi progettati per ciò che ci è mancato, ovvero connessione umana e magari un po’ di relax e attività collaterali.

In realtà, la casa è comoda ma le persone sono ciò che manca di più alle persone. C’è un grande valore nel contatto di persona nella vita reale. Per lavorare al meglio, gli uffici dovranno quindi evolvere verso due direttrici chiave:

  • come spazi in cui le persone si troveranno per stabilire ed esercitare una leadership, uno sviluppo personale e la creazione e sviluppo di una cultura aziendale
  • come “club house”, dove le persone si riuniranno per collaborare e stare insieme

In molti casi, non ci ritroveremo più in ufficio cinque giorni alla settimana. Questa trasformazione non sarà semplicemente filosofica, sarà anche fisica, portando a un ripensamento degli spazi. Il pensiero che ogni impiegato abbia a disposizione una propria scrivania è ormai, per molti, obsoleto. In un recente intervento, Brittney Van Matre, responsabile della Workplace Strategy & Operations di Nike, lo sostiene a viva voce.

I sondaggi di Nike mostrano che i dipendenti vogliono senz’altro tornare a lavorare in un ufficio, ma solo due/tre giorni a settimana. E quando vi entrano, vorrebbero che l’ufficio fosse organizzato per venire incontro alle necessità di collaborazione. Il design degli uffici dovrà quindi adattarsi a una sorta di “activity-based working”, una nuova espressione coniata per indicare spazi flessibili che si adattino a una varietà multiforme di esigenze.

Ma gli spazi collaborativi da soli potrebbero non essere sufficienti per attirare le persone migliori. Le aziende leader potrebbero voler attirare nuovi talenti grazie a una sede moderna che offra parecchi servizi e un’esperienza di lavoro eccellente, proprio per evitare di rimpiangere la comodità della conference call dal divano, mentre il gatto ti fa le fusa e in cucina c’è un bel the caldo.

E non è detto che la sede debba essere per forza, come oggi, “vista tangenziale”. Le aziende potrebbero, in futuro, scegliere avamposti in luoghi non convenzionali, come aree rurali e panoramiche associate anche al tempo libero, una sorta di “zona di tregua” verso cui i dipendenti possano gravitare. Se esco dall’ufficio e mi ritrovo imbottigliato in tangenziale, probabilmente mi deprimo e la mia unica priorità diventa, a quel punto, scappare a casa prima che si formi la coda.

Se invece, uscendo dall’ufficio, posso andare in un pub, un campo da golf o da tennis, una trattoria o un parco nelle vicinanze, magari senza sentire l’urgenza di scappare, lavorare + fare amicizie + svagarsi potrebbe diventare un’esperienza complessivamente piacevole. E non solo per i gli attuali dipendenti. Fare “employer branding” vuol dire anche e soprattutto saper attrarre nuovi talenti, con nuovi modalità e motivazioni, magari diverse dalle precedenti anche a causa di questi anni così particolari.

E cosa succede al “Nine to Five”?

Prima o poi, i leader aziendali dovranno ripensare a come far funzionare le loro società in un mondo post-Covid. Una delle più grandi domande da affrontare sarà “Dove e quando i dipendenti possono lavorare?”. Quando sarà sicuro tornare in ufficio, molti lavoratori avranno trascorso più di un anno lavorando da casa. E, come detto, parecchi di loro si saranno goduti il tempo passato a casa (anche se, a volte, in complesse commistioni tra lavoro e famiglia) e la flessibilità extra causata dal non dover più timbrare il cartellino.

Diverse aziende hanno però già preso delle misure. Ad esempio, fin da maggio 2020, la pandemia ha trasformato la cultura del lavoro di Twitter: la tech company californiana ha annunciato che permetterà ai suoi dipendenti di continuare in smart working a tempo indefinito, anche una volta terminata l’emergenza. Potranno farlo tutti i dipendenti che lo desiderino e il cui ruolo non esiga presenza in sede.

Ok, non tutte le aziende sono Twitter. Però sono molti coloro che pensano che anche le aziende normali possano permettere ai dipendenti di lavorare da casa due o più giorni alla settimana, con alcuni che optano per tre giorni in ufficio/due giorni in remoto/due giorni liberi, insomma una settimana lavorativa 3-2-2. Passiamo quindi dal 9-to-5 al 3-2-2: cambia lo schema di gioco, ma, alla fine, ciò che conta è il risultato!

Peraltro, alcuni dati presentati da LinkedIn a seguito di una recente survey della forza lavoro mostrano che il 47% degli impiegati ritiene che le proprie aziende dovranno consentire loro di lavorare – almeno parzialmente – in remoto dopo la pandemia. Questa percentuale è, ovviamente, più alta nei settori hi-tech che vedono il lavoro flessibile come la modalità principale in futuro, come, ad esempio, IT (73%), finanza (67%) e media (59%).

La verità è che tutti i dipendenti richiederanno maggiore flessibilità alle loro aziende e queste, in cambio, chiederanno ai dipendenti altrettanta disponibilità. Ad esempio, la conference call piazzata alle 19 non sarà più tabù. D’altra parte non devi più scappare in tangenziale!

Ovviamente, questa flessibilità varierà a seconda del settore, del ruolo e dell’area geografica. Ma, speriamo tutti che, se disegneremo il nostro futuro nel modo giusto, i pendolari bloccati in tangenziale saranno, almeno parzialmente, un brutto ricordo del passato.

In conclusione

E tu, imprenditore e manager, come ti stai organizzando per il futuro? Pensi sempre all’ufficio “vista tangenziale”? Con zero (o quasi) Smart working? E se sei invece ormai pronto allo smart working, hai pensato a come gestire, controllare, incentivare il tuo team? Me ne vuoi parlare? Scrivimi!