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Gli approcci al Software Defined Storage

Pagina 2: Gli approcci al Software Defined Storage

L'obiettivo principale del Software-Defined, quindi anche di un'architettura Software Defined Storage, è quello di ridefinire l'infrastruttura IT su due precisi piani:

  • il piano di controllo e di astrazione che gestisce gli apparati fisici;
  • il piano degli apparati fisici aperti, intercambiabili e interoperabili.

Come spesso accade, pur con un accordo di massima tra gli operatori di mercato, si riscontrano differenze nelle interpretazioni e sotto il profilo terminologico. Per alcuni fornitori il punto centrale risiede nella separazione tra piano di controllo e apparati fisici mentre altri puntano sulla trasformazione, in accordo al concetto di "apertura" delle interfacce di controllo sugli apparati.data centerIn effetti lo scenario appare ben più complesso anche se entrambi i punti di vista ne possono far a ragione parte. Un consistente passo avanti è rappresentato dal protocollo Open Flow, diventato la base per uno standard dopo essere stato adottato dalla Open Networking Foundation (ONF).

C'è ancora molto lavoro da fare, ma, quale che sia il punto di arrivo di una tale evoluzione, è facilmente ipotizzabile che sul carro del "Software-Defined" in breve saltino anche i pochi che ancora non l'hanno fatto, fosse solo per opportunità o esigenza di marketing.

I principali approcci SDS

Non occorre conoscere tutte le caratteristiche e le differenze dei diversi approcci Software Defined Storage, si ricordi che, in fin dei conti i file system sono da sempre basati su un'indicizzazione software, ma è utile comprenderne gli elementi essenziali.

In effetti, in passato, si considerava software solo i microcodici utilizzati dai controller, mentre adesso ci si focalizza sui software installati su server. Il cambiamento è di fatto avvenuto con il passaggio dagli ASIC ai processori x86 per sfruttare la funzionalità array.

Da qui al SDS il passaggio è intuitivo e abilitato dall'incremento della capacità elaborativa e dall'aumento di banda trasmissiva, rendendo possibile la separazione dei livelli attraverso l'astrazione fornita dalla virtualizzazione.software defined storage

Il complessivo aumento delle prestazioni, genericamente parlando, ha permesso di focalizzare l'attenzione sui workload: in attesa di raggiungere nuovi limiti sul fronte della banda e dell'ottimizzazione degli spazi, infatti, non resta che cercare nuove strade "personalizzate" da un punto di vista verticale.

Le specifiche esigenze dei diversi carichi di lavoro permetteranno di identificare quale approccio SDS è ottimale, su quali risorse il software SDS dovrà girare e che livello di funzionalità sarà opportuno attivare.

Altre caratteristiche che potranno essere prese in considerazione, sempre in funzione del carico di lavoro, sono la virtualizzazione dello storage, le capacità di gestione e monitoraggio, l'orchestrazione, la profondità delle funzionalità storage derivate interamente dal software.

Ognuna di queste variabili potrebbe spostare la scelta della soluzione SDS, in base alle differenze tra le varie offerte sul mercato. Come sottolinea la società di ricerca ESG, l'abbondanza di scelta è certamente un vantaggio per l'IT aziendale, che ha maggiore possibilità di ottenere una soluzione ideale per le proprie esigenze.

Proprio gli esperti di ESG indicano le modalità con cui soppesare le diverse opzioni SDS.

Il punto di partenza devono essere i requisiti operativi. In particolare, è necessario scartare tutte le presentazioni provenienti dal marketing e, anche se è più facile a dirsi che a farsi, concentrarsi su quanto si desidera ottenere. Senza dimenticare i limiti di budget, presenti e futuri.

Reportec ha pubblicato e mette a disposizione un white paper sul Software Defined Storage.