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Le cronache di Berserk – Parte 1: Contesto e antefatti

Benvenuti alle Cronache di Berserk, la serie di speciali dove indagheremo e riassumeremo nel modo più chiaro e lineare possibile l’incredibile universo creato da Kentaro Miura per il suo manga più famoso. Iniziato nel 1989 e ancora in corso, l’epopea prima di vendetta, poi di redenzione di Gatsu ha infatti attraversato contesti grandi e piccoli, sia dentro che fuori dal mondo fisico. Il tutto per obbedire a un preciso compito: discutere in forma metaforica i temi dell’ambizione e del libero arbitrio. In questo esordio ne riassumeremo il contesto e gli antefatti.

Berserk

Berserk, ovvero Terra-Bejelit

In sé, il mondo di Berserk è una versione alternativa e distorta del nostro; il piano fisico convive con altri strati dell’esistenza dove operano anche forze di tipo misterioso, magico e divino. La maggior parte delle vicende si ambientano comunque in un continente del quale non viene mai pronunciato il nome, ma che da un punto di vista estetico e politico è appunto riconducibile all’Europa del nostro tardo medioevo. Il mondo di Berserk è infatti medieval-rinascimentale, con feudatari e cavalieri che vivono nel lusso e contadini sfiancati dalla povertà. Ugualmente da un punto di vista bellico siamo nel momento ibrido in cui l’arma bianca è al suo apice e quelle da fuoco hanno appena iniziato ad affacciarsi sullo scenario militare.

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Se l’occidente è dominato dalla frammentazione politica, a oriente vi è il grande impero Kushan, governato da Ganishuka e vagamente ispirato all’impero omonimo realmente esistito tra sud della Cina e la valle del Gange tra il I e il III secolo dopo Cristo. Buona parte delle vicende di Berserk si svolgono comunque al centro del continente, dove oltre all’influenza della Santa Sede (di stampo monoteistico) vi sono grandi nazioni che tramite la guerra si contendono territori e risorse.

Le due più note sono il regno di Midland (equivalente della Francia) e il regno di Tuder (cioè l’Inghilterra; a volte traslitterata anche come Chuder). Queste due nazioni, esattamente come lo sono state le loro controparti reali, sono coinvolte in un conflitto praticamente secolare, che le ha costrette a ricorrere sempre di più ai mercenari. Com’è prevedibile, alla forte domanda è corrisposto un proliferare di compagnie di ventura grandi e piccole, che attraggono molti giovani delle classi sociali meno abbienti in quanto viste come unica possibilità per salvarsi da una vita miserevole nei campi ed emanciparsi economicamente.

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L’imperatore e la mano nel buio

Le informazioni sull’epoca immediatamente precedente a questi “stati combattenti” sono poche e frammentate. Quel che è noto è che mille anni prima degli eventi del manga, il mondo di Berserk era in una situazione di guerra totale molto simile al presente; a porvi fine fu l’Imperatore Gaisselick, noto anche come il Re Teschio. Gaisselick rimane tuttora una figura misteriosa, in quanto non sono note né le sue origini né la sua fine. La leggenda continua dicendo che, dopo che riuscì a unificare il continente in un unico impero, egli fece costruire un’imponente capitale e un altrettanto enorme torre. I suoi abitanti (e presumibilmente anche lui) si sarebbero poi abbandonati al lusso e alla lussuria, fino a che non discesero dal cielo delle entità soprannaturali (cinque “angeli”) che rasero al suolo la capitale onde punire Gaisselick della sua corruzione. Di tutto, solo la grande torre sopravvisse.

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La natura delle entità superumane è sempre rimasta molto ambigua, ma in questo caso ci è utile per introdurre la differenza più sostanziale del mondo di Berserk rispetto al nostro, ovvero la presenza delle forze soprannaturali, di natura sia divina che magica. Nonostante la presenza di una religione monoteistica (con tanto di equivalente dell’Inquisizione) e la fede in un dio benevolo, è il male a manifestarsi più frequentemente nel mondo di Berserk. Numerose sono le sette ereticali e ancora peggio il sanguinoso zelo di chi le contrasta, spesso facendolo per nascondere segreti ancora più putridi.

A questi dualismi si accompagna la presenza del karma, ma i principali esecutori delle forze soprannaturali nel mondo fisico sono i componenti della Mano di Dio. Costoro sono cinque arcidemoni (Boid, Slann, Urbick, Conrad e Phemt) che fanno le veci di un’altra misteriosa entità, nota solo come l’Idea o il dio degli abissi. Costoro controllano sia il flusso del karma che, quando richiamati da una delle reliquie note come Bejelit (curiosi oggetti a forma di uovo con occhi, naso e bocca disposti casualmente), di convincere colui che li ha richiamati a divenire un Apostolo. Il prezzo da pagare per tutto ciò è terribile: il sacrificio al male delle persone o delle cose più care.

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Berserk, o l’orribile banalità del male

Il motivo per cui il sacrificio richiesto per diventare Apostolo è coì enorme è dovuto al fatto che, nell’universo di Berserk, chi diventa Apostolo della Mano di Dio trascende al rango di demone immortale, guadagnando sia poteri sovrannaturali che una nuova forma mostruosa oltre a quella umana. Il suo unico comandamento è fare ciò che vuole con i poteri conferiti. Chiaramente questo implica che l’Apostolo è da subito dotato del potenziale per appagare qualunque suo desiderio, cosa che quasi subito si traduce nel soddisfare anche le crudeltà più estreme.

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C’è tuttavia un modo per ottenere ancor più elevazione. Il possessore di un Bejelit di colore rosso infatti può accedere a un rango superiore, e attraverso il sacrificio alla Mano di Dio di ciò che ha più caro, diventare a sua volta arcidemone. In questo senso ciò avviene durante la cerimonia chiamata l’Eclissi, evento che si verifica ogni 216 anni e che vede la partecipazione di tutti o quasi gli Apostoli, che si lasciano andare a un orgiastico banchetto antropofago sotto lo sguardo dei Cinque. L’Eclissi che viene raccontata in Berserk è quella che vede l’insediamento proprio del quinto “dito” della Mano, ovvero Phemt le Ali delle Tenebre.

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Alla percezione comune tanto i Cinque della Mano quanto i loro discepoli appaiono come letteralmente invincibili. Ma malgrado siano nei fatti esseri soprannaturali, gli Apostoli non sono invulnerabili e anzi è possibile ucciderli. Alla loro morte gli Apostoli sono inevitabilmente condannati a vagare per l’eternità, soffrendo atrocemente nel vortice infernale. I cinque componenti della Mano di Dio non corrono questo rischio, ma devono comunque fronteggiare una minaccia sfuggente tanto quanto loro: il Cavaliere del Teschio. Di nuovo si tratta di un’entità misteriosa ma fondamentalmente positiva e nobile. Vestito con un’armatura irta di spine e dalla maschera a forma di teschio, egli vuole la distruzione della Mano di Dio e aiuta chiunque sia loro nemico. Il suo passato non è mai stato chiarito, ma molti hanno speculato possa essere nientemeno che lo stesso Gaisselick, in cerca di vendetta per la caduta del suo impero.

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Nessun superpotere, solo umana forza di volontà

La mancanza di avversari all’altezza anche solo di ferirli fa spesso dimenticare agli Apostoli di essere comunque soggetti alla morte, e spesso è proprio questa la debolezza che li porta alla rovina. Per buona parte della sua storia, Berserk racconta proprio dell’unico cacciatore umano di Apostoli: Gatsu (o Guts a seconda della trascrizione), il Guerriero Nero. Nato da una madre morta, raccolto da una compagnia di mercenari e addestratosi a combattere sin da bambino con spade sempre troppo più grandi di lui, Gatsu caccia e uccide gli Apostoli alla ricerca di colui che non ha esitato a sacrificarlo alla Mano di Dio per perseguire la sua ambizione. Un sacrificio dal quale si è salvato a stento, ma che non smette di tormentarlo.

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Prima di vestire i panni del cacciatore, Gatsu è stato appunto parte della compagnia di mercenari più importante delle Midland, la Squadra dei Falchi fondata e comandata dal femmineo e carismatico Grifis (Griffith). Costui era mosso da un’ambizione tale da portarlo a scardinare lo stesso rigido sistema feudale, partendo da semplice plebeo fino a sfiorare il rango di generale delle Midlands. In un dualismo che si ripete, il conflitto indiretto tra Grifis (simboleggiato dal falco bianco) e Gatsu (che come immagine ha il lupo nero) è il meccanismo di fondo di tutto Berserk, e la furia incontrollabile di Gatsu il suo motore principale, fin dal titolo (il termine berserk è usato come metonimia di “furioso”).

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Berserk: prima, durante e dopo

Proprio la resilienza di Gatsu e la sua capacità di andare contro al divino con la sua sola umanità è uno dei contrasti e dei temi più forti del manga di Kentaro Miura, così come il ruolo del destino e del libero arbitrio nel dipanarsi della storia individuale e collettiva. Inoltre, Gatsu e il suo essere suo malgrado legato alla morte e alla sventura divengono il simbolo e il mezzo di emancipazione dell’umanità tutta, al quale dovrà (per adesso solo metaforicamente) sacrificarsi. La sua rabbia è sì il suo grande asso nella manica, ma è anche una terribile malattia che si manifesta appunto come l’immagine di un lupo mostruoso e tentatore.

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Dove la componente fantasy si manifesta in maniera più evidente solo in tempi più recenti, nelle prime parti Berserk ricerca piuttosto una versione più “realistica” (pur se estremizzata) del contesto medievale, dipingendo quella che chiama “età dell’oro” ma nella sua parte peggiore, fatta di eccessi, follia e ipocrisia. In questo senso è nella sequenza dell’Eclissi che tutto si spezza, configurandosi come uno spartiacque brutale fatto di un’oscurità quasi tangibile. Ed è per questo che, in qualunque modo sia stata rappresentata (su carta, nella serie animata anni novanta, nei film o nel discutibile adattamento animato del 2016) rimane la sequenza più riuscita, terribile e simbolica di tutta l’epica non ancora conclusa di Miura. Ma dei personaggi, dei temi e delle influenze parleremo nelle prossime puntate.

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