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Big Sky, la recensione in anteprima dei primi due episodi

Il 23 febbraio prossimo la piattaforma di streaming Disney+ inaugurerà l’arrivo del nuovo canale dedicato ai contenuti per adulti Star. Tra i numerosi contenuti, la maggior parte vecchie glorie del calibro di Lost, X-Files e tanti altri, spiccano anche alcune novità tra cui la nuova serie thriller poliziesca creata da David E. Kelley e basata sul romanzo The Highway di C. J. Box. Il suo nome è Big Sky e noi abbiamo avuto l’opportunità di guardare i primi due episodi. Ecco a voi la nostra recensione, ovviamente priva di qualsiasi spoiler.

Big Sky: un camionista psicopatico e degli strani rapimenti

Big Sky racconta le vicissitudini degli investigatori privati Cassie Dewell (Kylie Bunbury) e Cody Hoyt (Ryan Phillippe) che decidono di unire le forze con l’ex moglie di quest’ultimo, nonché ex poliziotta, Jenny Hoyt (Katheryn Winnick) per cercare due sorelle che sono state rapite. Il tutto ha inizio dal figlio di Hoyt, Justin (Gage Marsh), che dopo entusiasmo dell’imminente arrivo della sua fidanzata Danielle (Natalie Alyn Lind) e della sorella di quest’ultima Grace (Jade Pettyjohn), scopre che non arriveranno mai.

Big Sky

A Helena, una cittadina del Montana, vi è uno stalker violento, un camionista di nome Ronald Pergman (Brian Geraghty), che viene introdotto come un personaggio dalla vita complicata e aggressivo anche con sua madre (Valerie Mahaffey) e definito fermamente come uno psicopatico. Quando Danielle e Grace si incrociano con Ronald, finiscono per essere rapite, il che porta Cassie, Cody e Jenny in un’indagine. I loro tentativi di trovare le due sorelle li portano alla conoscenza di un agente di stato di nome Rick Legarksi, interpretato dal grande John Carroll Lynch, l’unico attore che sembra minimamente investito nel rendere interessante Big Sky e che apre la porta a un’indagine che metterà in luce tanti altri rapimenti.

Mille piani, poca sostanza

David E. Kelley è uno dei produttori televisivi che lavorano più duramente a Hollywood. Poche settimane dopo la premiere della sua miniserie HBO The Undoing – Le verità non dette era già pronto a presentare la serie Big Sky che negli Stati Uniti è uscita per la ABC a novembre dell’anno scorso. Questo ritorno alla televisione americana non è affatto correlato alle vecchie glorie come Big Little Lies e Goliath e a una volontà di riacquisire la magia che aveva creato una volta. Il suo ultimo adattamento creativo, infatti, è semplicemente un “progetto fatto con molta passione”, secondo quanto dichiarato dalla stessa ABC tanto che lo stesso marketing realizzato per la serie drammatica aveva ha promesso più di una normale serie televisiva, con un nuovo David E. Kelley e un cast composto da vincitori di numerosi premi di settore per provare a competere per altri importanti premi.

Big Sky

Purtroppo, sebbene non si possa ricavare nulla di completamente decisivo da soli due episodi, Big Sky è ben lontano da ciò che può essere definita una serie televisiva di alto livello. All’inizio si presenta a malapena come un prodotto banalmente efficace che mette insieme troppi personaggi per raccontare un thriller senza mistero su una compagnia di investigatori privati alla ricerca di un gruppo di donne scomparse nel Montana. La campagna boscosa è bellissima, così come il cast allettante, ma i cliché di vecchia data di Kelley ostacolano un thriller nato già vecchio.

Una storia veloce e poco sviluppata

Entrare troppo in profondità nella trama invaderebbe il territorio degli spoiler, ma ecco ciò che dovete sapere: Cassie, Cody e Jenny, in pochi secondi, formano un triangolo amoroso di persone che non rispettano i reciproci confini e che sfocia in una baraonda da bar tanto confusa quanto poco comprensibile a ritmo di Stand by Your Man. In ogni caso Cassie e Jenny sono presumibilmente le protagoniste della serie, ma gli spettatori imparano poco su di loro al di fuori di ciò che riguarda i sentimenti complicati per Cody. Quest’ultimo, nel frattempo, potrebbe essere chiunque: è un uomo, guida un camion e ha due donne forti che litigano per lui in un bar.

Potrebbe essere una parodia se solo non fosse una serie che di parodistico non ha nulla. Questo è il tipo di interpretazione incostante del cliché dell’uomo volubile e forte che Kelley ha utilizzato per decenni, e per quanto Big Sky voglia guadagnare punti raccontando una storia guidata da donne forti, nei primi due episodi questa non si prende particolarmente cura di loro e non investe nemmeno sullo sviluppo dei personaggi.

Big Sky

Questo dispiace tantissimo perché con Bunbury e Winnick, Big Sky avrebbe due star che sono ineccepibilmente capaci del tipo spettacolo tosto a cui potrebbe aspirare alla fine. Winnick, la cui regina dei vichinghi Lagertha è stato uno dei più grandi personaggi seriali di genere degli ultimi 20 anni, almeno riesce a mostrare una certa gamma emotiva, anche se fondata su una piagnucolosa infedeltà e su un tradimento melodrammatico.

Finora, il suo background come poliziotto non si è manifestato in alcuna intuizione o spavalderia, ma solo nell’avere un accesso ancora attivo a qualche database delle forze dell’ordine. Bunbury, invece, passa più tempo a essere sbadata e sentimentalmente confusa rispetto al compiere delle gesta consone a un’autorità. Le presentazioni dei personaggi sono un pezzo fondamentale della narrazione e anche se si cerca di essere sovversivi, confondere e snaturare entrambi i personaggi principali è una strana strategia iniziale.

Big Sky

Tutto ciò ci porta al vero problema dello spettacolo, nonché all’inconsistenza della storia. Proprio mentre Cassie, Jenny e Cody cercano di chiarire le cose, gli investigatori vengono portati a trovare due sorelle scomparse sulle strade secondarie del Montana. Nessuno dei protagonisti sa cosa sia accaduto alle ragazze, non sanno nemmeno se si tratta di qualcosa di davvero grave, gli unici a saperlo sono gli spettatori perché osservano ogni fase del viaggio delle due ragazze.

Danielle e Grace sono bloccate a interpretare una classica storia da falò: in primo luogo, un camionista inquietante di nome Ronald le avvicina, casualmente la loro macchina si guasta e le due ragazze devono fingere di essere abbastanza stupide da non aspettarsi che il vecchio camionista si possa presentare, anche se stavano guidando entrambi lungo la stessa strada ed erano gli unici mezzi lì presenti.

Big Sky

Questo, a differenza del triangolo amoroso, è l’argomento principale della storia, e tutto si svolge nel primo episodio diretto da Paul McGuigan. Il secondo episodio fa credere allo spettatore che assisterà a scene in cui Ronald tortura, studia i suoi malefici piani o sconvolge le due donne mentre Cassie e Jenny vanno alla loro ricerca. Forse, se a qualcuna di queste donne fosse stata assegnata una qualsiasi agenzia investigativa ufficiale, Big Sky avrebbe potuto guadagnare il beneficio del dubbio di un qualsivoglia tipo di realismo, ma purtroppo anche questa ricerca finisce per risultare priva di mordente e noiosa.

I motivi non sono attualmente chiari perché o Big Sky sta cercando di bilanciare troppe storie in “semplici” episodi di 43 minuti o David E. Kelley ha dovuto adattare un già poco ricco e non originale materiale di partenza, fatto che sta che la serie dona poco spazio alle sfumature e non mostra alcuna sensibilità verso i suoi soggetti.

Conclusioni

Questi primi due episodi spuntano una casella di cliché dopo l’altra, sia che si tratti della spiegazione abusata dei problemi psicologici di Ronald sia delle tattiche investigative di routine impiegate dai protagonisti. Anche il “grande colpo di scena” alla fine del pilot è tratto dal più obsoleto e classico manuale del thriller televisivo che poteva essere scioccante dieci anni fa, ma oggi è solo deludente.

Big Sky ce la mette tutta per far credere agli spettatori che sia qualcosa di nuovo, qualcosa di diverso, qualcosa di eccezionale. Dopo circa due ore, tutte queste idee diventano vaporose mostrando due episodi piatti, anacronistici e privi di mordente. Non c’è assolutamente niente di sbagliato in un buon dramma televisivo con riferimenti del passato, come accaduto con Stumptown della stessa emittente televisiva statunitense ABC (che prima aveva rinnovato e poi ha cancellato a causa del Covid-19).

Anche quello era un thriller drammatico con alcune citazioni dei classici del genere, ma ha dimostrato una certa solidità e sperimentazione fin dall’inizio. La cosa più inspiegabile e che anche i vecchi spettacoli di Kelley sono ancora divertenti e con una venatura moderna. Purtroppo, però, qualunque magia abbia applicato nei suoi precedenti progetti, non è attualmente presente in questi due primi episodi di Big Sky. Attenzione, però, perché i primi due episodi sono certamente girati meravigliosamente e contengono accenni al tipo di stranezza da piccola città con cui Kelley si è divertito spesso a giocare. Aggiunti questi elementi allo splendido cast, potrebbero esserci interessanti chicche su cui Big Sky potrebbe lavorare.

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