Giochi di ruolo

Burning Opera: la recensione


Burning Opera
Editore
Dreamlord Games
Autori
Giacomo Vicenzi
Genere
Drammatico
N. Pagine
40

Burning Opera, creato da Giacomo Vicenzi ed edito da Dreamlord Games, è un gioco di ruolo per 3-6 persone, completamente narrativo, che esce in maniera assoluta da moltissimi canoni del suo genere mischiando emozioni, dramma e LARP per dare vita a qualcosa di probabilmente unico nel suo campo.

In un misto tra realtà e finzione vestirete i panni di attori di teatro e sarete chiamati a dare vita alla migliore interpretazione che abbiate mai portato sul palcoscenico, sebbene a vederla ci sarete solo voi e pochi altri membri del “cast”. Sapendo che sarà l’ultima della vostra vita

Il Prodotto

Come di consueto prima di parlare del gioco vero e proprio diamo una rapida occhiata al prodotto in sé.
Burning Opera si presenta come un piccolo libretto di 40 pagine sulla cui copertina risalta una bell’immagine di una fenice (chiaro riferimento al teatro sede delle nostre giocate)
Passando all’interno del volume la prima cosa che notiamo, e che onestamente un po’ ci ha fatto storcere il naso, è che a tutti gli effetti il manuale inizia a pagina 9: le precedenti sono state utilizzate per scrivere quello che in altri volumi normalmente è raccolto in una o due pagine; avremo infatti un ampio spazio dedicato all’elenco dei volumi della collana, a chi ha preso parte a questa opera, al sommario e alla dedica. Siamo onesti: l’impressione che se ne ricava è che siano state usate ad arte per dare volume al libro.
Passando all’aspetto grafico c’è poco da dire: le immagini sono poche, tutte in bianco e nero, e talvolta si ripetono: se la resa grafica è un elemento a cui date importanza difficilmente questo elemento potrà soddisfare le vostre esigenze.
Al contrario l’aspetto editoriale è ben curato: a memoria non abbiamo trovato refusi di alcun tipo e il font usato è di dimensioni adeguate a rendere la lettura agevole e veloce.

La situazione.

Fumo. C’è odore di fumo.
Ti distrai per un secondo, ma il regista ti richiama all’ordine: hai perso il tempo della battuta e ad un professionista questa cosa non succede mai!
Spinto da uno strano istinto, quasi un presagio, vorresti fare presente cosa gira nell’aria ma poi accantoni l’idea, incolpando le candele della scenografia.
Col tempo però ti rendi conto di non essere l’unico ad annusare l’aria, e che stranamente comincia a fare caldo. Troppo.
Un membro della compagnia si allontana un attimo, tornando subito di corsa: il teatro, il maestoso La Fenice, sta bruciando!
Solo ora vi rendete conto che la cosa sta andando avanti da un po’: per qualche motivo gli allarmi non sono scattati e nessuno è venuto ad avvertirvi. In un lampo la situazione si fa chiara: siete in trappola, la vostra vita finirà oggi, su questo palcoscenico.
Discutete il da farsi e arrivate ad una decisione comune; morirete facendo quello che più amate: recitare. Ma non sarà un semplice copione: no, porterete sul palcoscenico la vostra vita.
Sarà la vostra ultima scena, e dovrà essere la migliore.

Questa la premessa, spiazzante, di Burning Opera. Un gioco di ruolo che, come già detto, esce da molti canoni “classici” del suo genere .
Spiazzante per vari motivi: per prima cosa ci viene chiesto di giocare noi stessi. Vero, non è una novità, ma diversamente da molti self-rpg, qui non verremo codificati in statistiche, abilità o conoscenze. Qui saremo, letteralmente, noi stessi.
Altro motivo è che sapremo di dover morire. Anche qui qualcosa di già visto. E anche qui qualcosa di noto riletto in chiave quasi inedita: non moriremo in maniera epica, non compiremo l’estremo sacrificio per salvare qualcuno, le nostre gesta non saranno fonte di canzoni e ballate. No, moriremo come topi in gabbia.
Tra l’altro sapremo fin da subito di morire: un subito che non è solo cognitivo (il gioco prevede che si debba morire) ma è anche, e soprattutto, temporale: qui il nostro “io” morirà entro pochissimo tempo dall’inizio della storia (tempo che poi, ovviamente, verrà dilatato in fase di gioco). E questo condizionerà (leggasi deve condizionare) quello che andremo a giocare e come andremo a giocarlo.

Il gioco

Di suo il gioco si articola in Atti, ovvero momenti in cui, a turno, ciascuno dei partecipanti (qui chiamati Attori) assurgerà al ruolo del protagonista mentre gli altri vestiranno i panni di comprimari con precisi ruoli.
La componente meccanica di Burning Opera è di una semplicità estrema, che si va ad articolare su tre grossi livelli: Canovaccio, Maschere e Palcoscenico.

Partiamo dal Canovaccio: senza alcun dubbio l’elemento portante di tutto il gioco. Tanto semplice quanto profondo e drammatico. Si costituirà di due elementi: Domanda/Risposta e Ruoli.


La Domanda sarà sempre uguale per tutti e in tutte le partite e sarà quasi brutale nella sua essenza: Se avessi la possibilità di fare qualcosa prima di morire, cosa faresti?
La risposta al contrario potrà variare da Attore ad Attore e non solo definirà il tono della vostra giocata, ma anche il secondo elemento del Canovaccio.
L’attore di turno infatti, fornita la risposta, deciderà quali e quante persone saranno presenti sulla scena da recitare fornendo loro dei ruoli.
Prima di proseguire una semplice, ma fondamentale, riflessione sulla Risposta: come detto sopra definirà il tono e l’andamento dell’Atto.
Questo perché dovrebbe essere qualcosa di Importante e Sentito. Vero, potremmo rispondere (magari in piena onestà) che vorremmo liberare degli ostaggi da una banca e cercare di impostare una scena d’azione. Ma, almeno teoricamente, Burning Opera non è questo tipo di gdr.
Qui le risposte dovrebbero essere molto più auliche e intimistiche: tra gli esempi fatti abbiamo ad esempio “Un’ultima giornata con amici/famiglia”, “Porre rimedio ad un grande sbaglio” o ancora “Riuscire a dare l’ultimo saluto ad una persona cara”. Insomma vi verrà chiesto di aprirvi al tavolo e vivere una Grande Esperienza.
Personalmente credo sia il vero grande spartiacque tra chi saprà approcciarsi a Burning Opera e chi invece non saprà (o riuscirà) a farlo.
E sarà una divisione spietata, senza gentilezze di sorta: perché i giudici sarete voi stessi. Dovrete chiedervi, in maniera molto intima e personale, di cosa vorreste parlare e di come vorreste farlo. In tutta onestà: molto probabilmente gran parte dei giocatori spegnerà la candela già qui (vedremo a breve cosa vuol dire).

Andando avanti: come detto oltre alla Risposta, l’Attore protagonista dovrà stabilire i Ruoli, ovvero chi andranno ad interpretare gli altri giocatori: un padre morente, una sorellina al suo 10 compleanno, un medico ecc ecc Non ci sono limiti di sorta o risposte sbagliate: tutto dipenderà da come si immagina di creare la situazione. E non è detto che tutti gli Attori presenti debbano essere necessariamente coinvolti.
Una volta definito chi sarà sulla scena, ad ognuno dei presenti (anche coloro che non hanno un Ruolo) l’Attore protagonista dovrà assegnare una Maschera. Queste sono delle sorte di archetipi che, a grandi linee, definiranno il modo di comportarsi dei vari Attori.
Facendo un esempio: La Madre; chi avrà questa Maschera imposterà la propria parte sapendo di essere protettiva, affettuosa e generosa nei confronti del Protagonista…e poco disposta ad accettarne l’addio. Attenzione: questo non vuol dire che interpreterà effettivamente la sua genitrice, ma bensì una persona molto legata a lui/lei e mossa da queste “direttive comportamentali” (come ad esempio una maestra molto affettuosa).

Chi invece avesse solo una Maschera, ma nessun ruolo, avrà invece il compito di sostenere e rilanciare la scena qualora questa perda di slancio.
Importante sottolineare, fin da subito, che mentre la domanda/risposta sono in mano esclusivamente al Protagonista, così non è per ruoli o Maschere. Vero il protagonista sarà l’unico con l’autorità di stabilirli, ma gli altri giocatori potranno decidere di non accettare una o entrambi se non si sentissero a loro agio (e sono invitati farlo).
Questo, che potrebbe sembrare strano considerato che a mettersi in gioco per l’Atto è il Protagonista, è invece un elemento fondamentale per trasmettere il messaggio che deve permeare Burning Opera (e più in generale qualunque gdr): tutti, assolutamente tutti, devono sentirsi inseriti in una zona sicura, consapevoli che nulla verrà fatto per creare loro disagio fisico o emotivo.

Infine abbiamo Il Palcoscenico; questa fase del gioco è invece totalmente cooperativa. Dopo che il Protagonista avrà definito a grandi linee dove avviene l’Atto (camera d’ospedale, giardino, auto ecc ecc), a turno ogni giocatore dovrà prendere un elemento presente in questo spazio e correlarlo con quanto sta succedendo nel teatro.
Ad esempio, pensando ad un Atto nel salotto di casa uno degli attori potrebbe suggerire che il fumo dell’incendio diventi il soffocante odore delle piante ornamentali sul tavolo (o magari un deodorante ambientale che attanaglia le narici).
Interessante notare come questa parte avvenga introducendo uno dei due unici elementi materiali di Burning Opera: una candela. Solo chi l’avrà in mano avrà potere descrittivo e, una volta introdotta la sua parte di ambiente, dovrà cederlo ad un altro Attore. Onestamente per quanto teatrale (ma visto dove si ambienta il tutto è accettabile che lo sia) l’ho trovato un modo semplice, ma incisivo, di focalizzare l’attenzione dei presenti tanto sugli altri giocatori quanto su quello che viene detto facilitando a tutti la creazione dell’immagine mentale di dove avverrà l’Atto. Una volta che tutti avranno aggiunto la propria piccola parte si potrà accendere la candela e dare via alla Rappresentazione.

Sulla Rappresentazione c’è ben poco da dire: è una cosa talmente personale e intima (o almeno dovrebbe esserlo) che ognuna sarà inevitabilmente diversa da tutte le altre.
Unico elemento in comune tra tutte sarà il filo conduttore: il Protagonista dovrà discutere con le persone a lui care del fatto che morirà. Tempi e modi sono assolutamente nelle sue mani (ovviamente con il contributo degli altri Attori secondo Ruoli e/o Maschere).
Obiettivo finale da raggiungere (e teoricamente metro di valutazione di un buon Atto) sarà recitare come se ci si trovasse in quella effettiva situazione, senza trattenere emozioni o lasciandosi andare a “finzioni interpretative”.
Dopotutto state per morire: che senso avrebbe fingere?

La candela

Come detto sopra la candela è uno dei due unici elementi fisici necessari a portare avanti Burning Opera. Avrà una duplice funzione. La prima, e la più importante, sarà fungere da valvola di sicurezza (quello che normalmente è conosciuta come X-Card): se in qualunque momento il Protagonista sentisse di non riuscire più a reggere il carico emotivo della situazione basterà spegnerla per chiudere (subito e in maniera irrevocabile) l’Atto.
L’altra funzione della candela entrerà invece in gioco quando si arriva al termine dell’Atto: il Protagonista prenderà un foglietto con sopra il suo nome (l’altro elemento fisico presente in Burning Opera) e ne brucerà i bordi narrando, allo stesso tempo, la sua morte imminente (non ancora avvenuta) e come sia stato cambiato, fisicamente e psicologicamente, da quanto narrato.
Solo quando tutti i presenti avranno narrato un proprio Atto si potrà arrivare alla conclusione: i foglietti con i nomi verranno bruciati completamente e ciascuno dei presenti narrerà la propria effettiva scomparsa.

Cala il sipario

A conclusione del tutto c’è un ritaglio di tempo che, sebbene tecnicamente non faccia parte della narrazione, è caldamente consigliato introdurre: la discussione. I giocatori, ora non più attori, sono invitati a chiedersi come stanno, assicurarsi che tutto vada bene e discutere della Rappresentazione appena terminata: perplessità, momenti toccanti, emozioni provate ecc ecc
Insomma: farsi e fare presente che ci si è, pronti a continuare a tenere vivo quel cordone di sicurezza che ha animato il gioco.

Considerazioni

Facciamo subito fuori l’elefante nella stanza: Burning Opera non è un gioco adatto a tutti. E a fare da discriminante non sarà l’esperienza o la capacità di interpretare.
No, l’elemento più importante sarà sapersi aprire: il gioco prevede (esige?), già dall’incipit, che vengano affrontate situazioni ad alto impatto emotivo che non tutti sapranno (o vorranno) affrontare e gestire.
Per sfruttare la definizione di un amico “Burning Opera è un macigno nello zaino”, qualcosa che, pur pesando poco, percepirete come un enorme peso da portarvi dietro consapevoli (se affrontato con maturità e serietà) che potrebbe essere molto (molto) difficile trovare qualcuno con cui giocarlo.
Questo perché è un gioco che sebbene sia eccessivo definire rischioso è sicuramente borderline: se deciderete di impegnarvi davvero e a fondo nel vostro Atto non sarà così difficile “andare oltre”e lasciar dilagare le emozioni. Al singolo possibile Attore valutare se questa sia una cosa che si abbia voglia di fare (e vivere).

Gioco indicato per…

Maturità. Questo, a mio avviso, il requisito fondamentale per affrontare in maniera adeguata una sessione a Burning Opera.
Accompagnata da una sana capacità di autovalutazione: prima di affrontare Burning Opera credo sia necessario chiedersi se si è veramente in grado di dare quello che questo gdr chiede affinché possa rendere al meglio e, ovviamente, rispondersi con sincerità.
Allo stesso tempo sarà necessario saper accettare i propri limiti e capire, qualora fosse il caso, quando spegnere la candela.
Da ultimo credo sia un gioco indicato a chi sa di avere il gruppo giusto con cui affrontarlo: non tanto per gestire le parti meccaniche o la storia, ma per sapersi supportare reciprocamente qualora la sessione diventi molto emozionale.

Conclusione

Burning Opera è senza dubbio qualcosa che esce dai soliti canoni. Fondamentale, più della gran parte dei gdr presenti sul mercato, sarà approcciarlo nella maniera giusta. Se affrontato rispettando questo basilare elemento sarà in grado di alzare l’asticella delle nostre capacità interpretative, ma allo stesso tempo chiederà di alzare la difficoltà a cui, molto probabilmente, si è abituati ad approcciare i giochi di ruolo.
Il “rischio” di metterci dentro più di quanto preventivato all’inizio non è così remoto, e sarà necessario chiedersi fin da subito se si vuole davvero riversare tanto in una sessione di gioco.
Se così fosse sono dell’idea che molto probabilmente al termine di una sessione di Burning Opera potreste essere persone diverse da quelle che si sono sedute al tavolo ad inizio serata.

Burning Opera

Burning Opera è un LARP da tavolo che vi farà vestire i panni di attori prossimi alla morte e vi chiederà di rispondere ad una delle Grandi Domande della vita: potendo scegliere, cosa sarebbe l’ultima cosa che fareste prima di morire?


Verdetto

Burning Opera è un prodotto atipico. Molto difficile da far rendere al meglio, e che molti non saranno in grado di giocare nella maniera adeguata. Ma affrontato con la mentalità, e la maturità, che richiede sarà in grado di regalare esperienze molto profonde e personali; indispensabile chiedersi, prima di iniziare, se si vuole veramente investire tanto in un sessione di gdr. E se davvero sarete in grado di farlo, forse potreste alzarvi dal tavolo cambiati da quanto vissuto.

Pro

- Meccaniche semplici
- Manuale, candela e carta e si gioca
- Per rendere al meglio chiede molta partecipazione personale...

Contro

-...cosa che molti potrebbero non gradire
- Non adatto a tutti
- Parte grafica molto povera