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Cannes 2020 sarà un festival platonico

Thierry Fremaux si rifiuta categoricamente di riconoscere che il festival cinematografico di Cannes 2020 sia ormai perso nelle costrizioni dovute al coronavirus. L’uomo ha sempre dimostrato una testardaggine degna di nota e in questi mesi ha fatto di tutto per evitare l’inevitabile. Questa testardaggine lo ha convinto a portare avanti la selezione dei film a cui affliggere il cosiddetto “bollino dorato”, ma per farlo ha rinunciato a tenere un evento mondano, gli è bastato il divano di casa sua.

Inizialmente prevista per maggio, la manifestazione sarebbe caduta in piena quarantena: rimandarla a luglio avrebbe causato troppe incertezze, mentre nel periodo di settembre sono Venezia e Toronto a dominare la scena. Rilanciare Cannes nel periodo autunnale sarebbe stato altrettanto fuori questione, visto che avrebbe significato il dover chinare il capo alla concorrenza per dissolversi nella marea degli eventi minori.

Ecco dunque che i selezionatori, confinati presso il loro domicilio, si sono visti ben 2067 film, procedendo alla selezione delle pellicole a cui offrire endorsement pur rinunciando all’ebrezza dei tappeti rossi.

«Questa selezione è qui ed è bellissima. Anche se i cinema sono chiusi da tre mesi questa selezione riflette che il cinema è più vivo che mai. Rimane unico, insostituibile», promulga Fremaux, ammettendo tuttavia che alcuni titoli non sono proprio di primo pelo e sono già stati pubblicati per vie traverse. «Altri film, anche previsti, visti e amati dal comitato di selezione, saranno assenti perché i loro autori e produttori hanno scelto di posticipare la loro uscita all’inverno o alla primavera del 2021 – Tre Piani di Nanni Moretti?».

I criteri di giudizio del 2020 hanno tuttavia svicolato dai tradizionali binari istituzionali, abbandonando le classificazioni canoniche per indulgere in inedite prospettive. In altre parole, Fremaux e i selezionatori hanno premiato i film che gli sono piaciuti senza curarsi delle tipologie filmiche, suggerendo ai giornalisti di “inventare” nuove categorie. Ne è venuta fuori quella che il direttore non esita a definire “una presenza politica“, ovvero alla promozione massiva di film francesi (21, di cui 8 diretti da donne).

Con molti festival cinematografici che si sono offerti di ospitare Cannes, esistono ancora concrete possibilità che la manifestazione francese possa vivere attraverso ospitate, ma in questo senso Fremaux guadagna tempo, rimandando all’autunno eventuali annunci in merito.