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Il Cavaliere Oscuro di Chris Nolan, un gioiello pieno di difetti

The Dark Knight, in italiano Il Cavaliere Oscuro. Diretto da Christopher Nolan, è un film spettacolare e amato, ma si espone anche a una critica ragionata.
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Nota del curatore. Ci voleva del coraggio a fare un film come The Dark Knight, noto in Italia come Il Cavaliere Oscuro. E ci voleva un geniaccio come Christopher Nolan. Un regista che all’epoca aveva già raccolto un bel successo ma non era ancora il pezzo grosso che è oggi.

Eppure ebbe la faccia tosta di prendere un’icona come Batman, ma anche Gotham e tutto il resto, e rifarla a suo piacimento. A pensarci bene, ha dell’incredibile che Warner Bros. abbia concesso al regista tanta libertà, per di più con uno dei loro cavalli migliori.

Il che è qualcosa di magico, una curiosa e rara combinazione di fattori (produttori disponibili, fondi abbondanti, un regista di talento e con qualcosa da dire), un incantesimo che porta alla nascita di opere memorabili.

Perché questo è The Dark Knight, un film memorabile, strepitoso praticamente sotto ogni punto di vista. Tranne quello con cui lo abbiamo guardato oggi, insieme a Filippo Rossi. Per gli innamorati di Batman, e sopratutto della simbologia DC Comics, il capolavoro di Christopher Nolan solleva qualche legittimo dubbio. E ovviamente ci voleva del coraggio anche a parlarne come ha fatto Filippo.

Buona lettura

Valerio Porcu

Filippo Rossi. Detto “Jedifil”, è nato il 14 febbraio 1971 a Rovigo e vive a Trieste. È uno dei massimi esperti di Star Wars. Ideatore e Presidente di Yavin 4, dirige e realizza Living Force Magazine (Premio Italia 2013 e 2016 come Miglior fanzine italiana di Science Fiction. Fa parte del gruppo tolkieniano Éndore.

Filippo ha scritto La forza sia con voi. Storia, simboli e significati della saga di Star Wars , un eccezionale testo critico sulla saga ideata da George Lucas. Il suo secondo libro è “Super”, uno sforzo critico e analitico dedicato agli 80 anni di Superman. Potete seguire Filippo sul suo sito personale.

Batman cade

La produzione video DC della prima decade del 2000 è dominata dall’esplosione del fenomeno Christopher Nolan che, con i suoi tre film Warner Bros. dedicati alla famosissima figura di Batman, dimostra al mondo di poter gestire alla grande i kolossal hollywoodiani di primo livello. L’autore inglese, già cocco della critica e del pubblico più raffinato grazie a Memento e Insomia, sbanca i botteghini popolari e sconvolge gli appassionati con il suo secondo episodio: il sequel del più piccolo ma già significativo Batman Begins del 2005.

La produzione di The Dark Knight è enorme, ricchissima e ambiziosa come mai. L’immediatamente leggendaria interpretazione shock di Heath Ledger nel ruolo del Joker, esattamente com’era successo nel 1989 con Jack Nicholson per il regista Tim Burton, aumenta l’attesa e fa esplodere il passaparola. Frutto anche di un marketing geniale, coordinato su più piattaforme multimediali, il successo alla fine è strabiliante. Si tratta del capitolo centrale di una trilogia cinematografica celebrata, indipendente e compiuta, che porta vagonate di dollari nelle casse della casa produttrice.

Di tutto questo trionfo tecnico, artistico ed economico, l‘unica vittima pare essere proprio il personaggio titolare. Non tanto l’attore protagonista Christian Bale, come sempre carismatico, duro e dolente… quanto proprio la figura mitologica dell’Uomo Pipistrello, che perde la granitica determinazione che lo definisce per andare incontro a un’impietosa, forse ingenerosa, certamente infedele crisi esistenziale.

Per la prima volta, nel titolo di un Bat-film non appare il nome Batman, bensì il soprannome più moderno e psicologicamente rivelatore. Il che, con il demiurgo Nolan di mezzo, non è un caso. Per l’autore, sceneggiatore, produttore e regista, il romanzesco supereroe terrestre, che dal 1939 ha come primo simbolo Batman, non è un uomo luminoso che si eleva a dio pagandone il prezzo, ma un uomo che facendolo non può che fallire nell’oscurità.

Il che, trattandosi appunto di mister Bruce Wayne, che nell’incrollabilità personale e nell’etica empatica trova l’unico senso narrativo e meta-narrativo, suscita qualche dubbio.

Il Cavaliere al buio

The Dark Knight, in Italia Il Cavaliere Oscuro, è il secondo episodio della trilogia, datato 18 luglio 2008. Nolan propone una vaga delusione batmaniana per un appassionato come me, pur in un film importante, molto teso e ambizioso; ma anche confuso, con un protagonista più che sbagliato, sfocato. L’impatto è fortissimo. La portata rivoluzionaria. Il genere, trent’anni esatti dopo il Superman I di Richard Donner, ancora una volta non sarà più lo stesso.

Nella prima parte il ritmo è incalzante e copre magagne di scrittura che, purtroppo, saltano agli occhi nell’eccessiva seconda parte; farcita da ridondanti confronti a due e con sequenze incoerenti con l’impianto realistico. L’opera è fagocitata dal Joker del povero Ledger, morto a ventotto anni per una intossicazione dopo la fine delle riprese; premiato postumo con l’Oscar come Miglior non protagonista, il primo vinto da un attore di un film tratto dai comic book. È un Joker bestiale e menefreghista. Improvvisatore sfrenato e gratuito, diverso dal cervello raffinato dei fumetti. Il ghigno è dovuto allo sfregio superficiale, un innovativo trucco: slabbrato, sporco, tirato via; la vera ferita è dentro.

Il secondo villain si costruisce poco a poco, partendo dallo stato eroico per concludere con il proprio opposto, segnando la metafora tra le più importanti del film. Il tragico procuratore Harvey Dent diviene Due Facce, nell’interpretazione prima tesa e poi esagerata di Aaron Eckhart. Nei fumetti il personaggio è una geniale unione tra follia vendicativa, ossessiva, con purezza idealistica da poliziotto onesto alla Serpico: due prese di posizione nette che lo rendono imprevedibile. Per Nolan è invece un sociopatico granitico e prevedibile.

Co-protagonisti sono Jim Gordon, ancora di Gary Oldman, e la Rachel Dawes stavolta di Maggie Gyllenhaal. Il primo è forse l’unico eroe del film. La seconda, purtroppo, è lo scialbo centro del triangolo amoroso tra Wayne/Batman e Dent. Ruolo basilare ma reso meno saldo e interessante dello stesso personaggio proposto dalla Katie Holmes di Batman Begins.

Il supereroe Batman, il Cavaliere Oscuro riproposto da Christian Bale, è ideato coraggiosamente: è l’estremizzazione distruttiva e autodistruttiva del giustiziere e vigilante. Ma risulta alla fine solo un innamorato deluso, diverso dal Batman dei fumetti; pure del film precedente. Si tratta di uno dei personaggi più incrollabili e inamovibili, tra i più motivati; senza queste caratteristiche, è uno qualsiasi.

Amore e caos

Sembra che il regista voglia dimostrare come l’effetto del caos sulle persone sia farle scappare, obbligandole nella paura ad aggrapparsi a ciò cui tengono di più: l’amore. Con un corollario: l’amore renderebbe le persone deboli, incapaci di porsi contro il male caotico.

Giunge a Gotham City il Joker, motore dello script. È il caos incarnato, un tifone che non fa differenze e disintegra senza rimorso o calcolo. La minaccia assoluta investe il mondo e il suo difensore, il Batman nolaniano, ossia innamorato, va in crisi. Wayne/Batman critica così la sua scomoda figura di vigilante mascherato. Si mette in testa vagheggiamenti romantici su un futuro rosa con l’amore portato in salvo. Quindi passa sopra tutto e tutti per prendersi l’amore, salvarlo dal tifone e portarlo al sicuro, dimenticando missione, città, idee.

George Lucas mostra le lacrime della crisi dell’eroe caduto nel terminale Star Wars: Episodio III – La vendetta dei Sith (2005, contemporaneo a Batman Begins), approfondendo un tetro Anakin Skywalker che, nella versione matura di Hayden Christensen, ragiona e si comporta da adulto.

Questo Batman, invece, pare confusamente innamorato di un’egoistica fantasticheria da ragazzetto. Il protagonista di Begins capisce, tre anni prima, ciò che vuole essere proprio dalle parole di Rachel: sotto la spaventosa maschera nera, Bruce non esiste più perché Batman rinuncia all’amore d’infanzia per l’ideale eroico. Mentre il Batman 2008, preoccupato per l’amore Rachel, crolla.

Le tematiche base sono un’esagerazione. Da un lato il numero ambizioso di idee soddisfa di chi cerca nel cinema moderno qualcosa di più di risate, battute e cazzotti tra procioni e alberi pseudo-eroici; dall’altro lato la mancanza di controllo è un pericolo reale per questo Nolan scatenato.

Tentiamo un elenco: caos (il Joker) contro ordine (Batman); civiltà (Gotham City) contro anarchia (il Joker); giustizia (Batman e Gordon) contro vendetta (Due Facce). Aggiungiamo: giustizia solare (Dent) contro giustizia oscura (Batman), corruzione (la mafia, Due Facce) contro incorruttibilità (Dent, Gordon), deviazione (Due Facce, Joker) contro purezza (la famiglia di Gordon, Rachel), dovere pubblico (Rachel) contro diritto privato (Bruce), verità contro menzogna (Gordon e Batman, Alfred e Bruce), il sacrificio (Batman), il triangolo sentimentale (Dawes/Dent/Wayne).

Troppe? Valutate voi

Dopo Batman Begins abbiamo purtroppo Batman Goes On Beginning, Batman continua a iniziare, o Batman, While Still Beginning, Fails, Batman che, ancora all’inizio, fallisce – e cade. Si punta a destrutturare concetti base del genere e del suo alfiere più celebrato ma con falle, confusione, esagerazione e superficialità. Senza quell’entusiasmante, lucida follia espressiva che l’erede Zack Snyder elargisce a piene mani nel successivo, e conseguente, Batman v Superman del 2016.

Nonostante i dubbi narrativi, il film è potentissimo e conquista con giustezza pubblico e critica. L’alto, ma per Nolan non altissimo, budget di 185 milioni di dollari vede un incasso record, fuori misura: oltre un miliardo.

Le spalle del gigante

Dopo qualche anno la DC Comics e la Warner Bros. si troveranno costrette ad avviare il loro inedito Universo supereroico cinematografico sulle spalle di un gigante: il decisivo Dark Knight 2008 e la relativa trilogia del Cavaliere Oscuro di Christopher Nolan.

È una pellicola e, per estensione, una saga indipendente a ogni livello, differente dall’Universo condiviso che da sempre esiste nei fumetti e che da lungo tempo scalpita per essere rappresentato in sala. C’è da notare come il celebrato cineasta inglese, comunque, saprà passare il testimone e collaborare, nelle vesti di produttore esecutivo, con il nuovo comparto creativo di Snyder per plasmare sulle proprie basi espressive il franchise filmico DC. Agevolando addirittura una nuova versione, più fedele ai fumetti, di Batman: quella del poker d’assi David S. Goyer/Chris Terrio/Zack Snyder/Ben Affleck. L’ennesima prova della grandezza artistica di Christopher Nolan.

Facendo un passo indietro, Nolan racconta dal 2005 di Batman e di pochi altri personaggi DC senza affrontare il concetto dei metaumani o, quello ancora più fondamentale, dei superpoteri. I suoi film supereroici sono inseriti in un ambito pseudo-realistico.

Valga l’esempio di Ra’s al Ghul, personaggio dotato nei fumetti di capacità alchemiche e vita praticamente infinita; viene trasformato in un normale, per quanto ambizioso, bombarolo. Spogliato di ogni suggestione sovrannaturale. Nolan infatti prende il genere dei supereroi e lo modella in altri generi cinematografici, come il noir o l’action. Con il personaggio del protagonista, privo di capacità straordinarie, ha ovviamente gioco facile; d’altro canto tutti gli antagonisti delle pellicole sono variazioni della figura, contemporanea e attualissima, del terrorista.

Batman Begins è l’interpretazione autoriale di Batman, non epica ma intimista. Sfoggia ricerca filologica, ritmo forsennato, scrittura stratificata, stile criptico, spettacolarità trattenuta. È un film dark e noir, assolutamente non gotico/magico alla Tim Burton. L’ambientazione non è la Gotham City senza tempo ritratta nella quadrilogia anni ’80/’90, ma una vera città contemporanea. Il simbolo assoluto del corso creativo è Ra’s al Ghul. L’attore Liam Neeson, eliminando il magico Pozzo di Lazzaro e rifacendo il suo stupendo Maestro Jedi Qui-Gon Jinn in versione oscura, propone la versione estremizzata dell’eroe protagonista: diviene un ultra-Batman o anti-Batman, un distruttivo terrorista sociale di estrema destra.

Il secondo è Il Cavaliere Oscuro, kolossal che fa precipitare il supereroe in una realistica crisi sentimentale e lo fa psicologicamente a pezzi. Il determinato Bruce Wayne si fa insicuro e stanco, non vuole più essere Batman; la protagonista femminile, che procede con autonoma sicurezza dal precedente film, si fa l’instabile innesco dello smarrimento d’identità.

La sontuosità del racconto, pur tra le inevitabili forzature, mette in risalto l’Harvey Dent/Due Facce di Aaron Eckhart, procuratore distrettuale impazzito per l’assassinio dell’amata; e soprattutto il Joker del premio Oscar Heath Ledger: un nuovo tipo di terrorista moderno, stavolta anarcoide e autodistruttivo.

Addio al supereroe?

Nolan viene spesso definito lo “Stanley Kubrick del 2000” per la personalissima e ammirata visione registica, ispirata seppur lontana dai comic book d’origine e più vicina a grandiosi apologhi morali di stampo razionalista, quasi illuminista.

Come Kubrick, parte da testi autoriali precedenti per impadronirsene e piegarli all’originale visione filosofica. Il clamoroso successo di critica e pubblico del Batman (per ora) bipartito è così forte che ne impone lo stile agli ambiziosi kolossal DC a venire. Causando un evidente cortocircuito espressivo, vista la sua lontananza da quella storia reale della casa editrice che, da sempre, gioca tra fantascienza e mitologia fantasy senza temere il ridicolo o il rifiuto sdegnato presentando super-eroi veramente eroici e veramente sovrumani. Inseriti, oltre tutto, in un fanta-mondo di finzione tagliato su loro misura.

Nella prossima puntata vedremo come il grande Christopher Nolan saprà chiudere la trilogia su Batman recuperandone in extremis, genialmente, la fantastica ed esemplare essenza supereroica. E così facendo, mettendola in evidenza come raramente succede nell’arte mainstream.

Gordon: “No no no, non puoi, non sei così…”
Batman: “Io sono quello di cui Gotham ha bisogno. Dillo a tutti!”

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