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C’era una volta a Hollywood, abbiamo incontrato Quentin Tarantino e Leonardo DiCaprio

Quentin Tarantino, accompagnato da Leonardo DiCaprio e Margot Robbie, sono intervenuti a Roma dopo l'anteprima per la stampa di C'era una volta a Hollywood, per parlare del film e, più in generale, del Cinema che sta cambiando ma che può anche cambiare la vita.

Al cinema Adriano di Roma, in occasione dell’anteprima per la stampa di C’era Una Volta A Hollywood, abbiamo avuto la possibilità di fare una chiacchierata virtuale – mediata dal grande critico Enrico Magrelli – con Quentin Tarantino, Leonardo DiCaprio e Margot Robbie, sul film e, più in generale, sul Cinema che sta cambiando ma che può anche cambiare la vita.

Non è un caso se l’intera discussione è stata incentrata su questi due aspetti: C’era una volta a Hollywood del resto è proprio un film che, attraverso le vite dei suoi tre personaggi, riflette sul tempo che passa, su un certo Cinema al tramonto, ma anche sulla possibilità che esso ha di fissare nella memoria quello che ormai tutti stanno dimenticando e di cambiare la Storia, riscattando le vite dei protagonisti grazie al potere enorme della narrazione.

La narrazione, anzi la ri-narrazione, la possibilità di rileggere eventi e generi in chiave nuova proprio perché già passati e storicizzati, è da sempre una delle coordinate del cinema di Tarantino, basti pensare a Pulp Fiction. E proprio sulla capacità dei registi italiani di B-Movie di reinventare i generi si è avviata la riflessione del regista.

“Sono un grande appassionato dei film di genere o B-Movie, come li chiamiamo negli USA, e ho sempre amato il modo in cui i registi italiani hanno saputo reinventare certi generi, con i loro poliziotteschi, i gialli, le commedie sexy ma soprattutto gli spaghetti western. Registi come Sergio Leone, Duccio Tessari, Sergio Sollima, Sergio Corbucci hanno iniziato la loro carriera come critici e poi sono diventati sceneggiatori, assistenti, registi della seconda unità, facendo quindi tutta la trafila, proprio come accaduto in Francia con la Nouvelle Vague. Il loro entusiasmo, il loro vedere il cinema di genere con occhi nuovi per me è qualcosa di delizioso”, ha infatti commentato Tarantino.

Forse anche in questo momento storico siamo dinanzi a un nuovo cambiamento nel Cinema, dove un certo modo di fare film sta lentamente morendo, come il proprietario vecchio e semicieco dello Spahn’s Movie Ranch magistralmente rappresentato con poche pennellate da Bruce Dern in C’era una volta a Hollywood.

“Per me il cinema è profondamente cambiato anche solo rispetto agli anni Novanta, quando ho iniziato a fare questo mestiere”, ha infatti spiegato Tarantino. “Quello che si sta perdendo rispetto ai vecchi tempi è soprattutto l’artigianato che c’era dietro al cinema, quella magnificenza in cui si costruivano interi villaggi, si realizzavano straordinarie scene d’azione senza effetti speciali e CGI. Tutto questo si sta perdendo ed è un peccato, perché quando queste capacità si perderanno del tutto, si saranno perse per sempre”.

Sull’onda del ricordo, Tarantino ha anche rievocato il cinema degli anni ’60 e l’attrice Sharon Tate, entrambi centrali nel suo ultimo film. “Avevo sei anni e sono stato conquistato da Sharon Tate in The Wrecking Crew (Fragorose risate quando gli traducono il titolo “creativo” che ebbe il film in Italia, Missione compiuta stop. Bacioni Matt Helm, NdR). Ero andato al cinema con i miei, al Garfield Theater di San Gabriel, e tutte quelle gag, quelle scene da slapstick comedy mi sono piaciute molto… immaginate cosa può piacere ad un bambino di sei anni. Sono uscito dal cinema e ho chiesto, chi interpreta Miss Carlson e ho scoperto che era Sharon Tate. Era affascinante, bravissima. Penso che avrebbe potuto avere una carriera nella commedia”.

Anche Margot Robbie, che nel film impersona proprio la Tate, ha rievocato quel periodo d’oro del cinema americano, esaltando la capacità di Tarantino di ricrearne l’atmosfera sul set. “Girare quella scena e in generale mettere il piede su quel set è stata una gioia immensa fin dalla lettura mi sono sentita trasportata nella Hollywood del 1969 perché Tarantino sul set ricostruisce tutto, lascia veramente poco alla CGI e all’immaginazione. È come se fossi là”.

Insomma, il Cinema come memoria e come forza narrante in grado di ricreare mondi ed epoche, riscrivere la Storia, come accade anche in Bastardi Senza Gloria e Django Unchained, e forse cambiare anche delle vite.

A questo proposito ad esempio è stato chiaro DiCaprio: “Sono cresciuto guardando film ma non avrei mai pensato di poter fare quello che facevano i miei eroi. Ogni giorno sono consapevole del privilegio che ho nell’essere arrivato fin qui. Per questo consiglio sempre ai giovani che mi chiedono di questo mondo, di vedere quanti più film possibile, di cercare i propri eroi e crearsi una propria identità, crescendo sulle loro spalle come nani sulle spalle di giganti”.

“Il Cinema forse non può cambiare la Storia”, ha concluso Tarantino, “ma di certo la influenza”.

Il Cinema di Tarantino non è fatto solo di ritmi serrati, violenza stilizzata e battute memorabili. Se vi piace il Tarantino più contenuto e intimista Jackie Brown è il film che fa per voi.