Libri e Fumetti

Cosmopolis (Don DeLillo), libro difficile ma geniale

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Nota del curatore. Il miglior modo di indagare l’umano, forse l’unico, è lo specchio. Quello che avete in bagno va già bene, ma quello letterario è senz’altro più potente.

Sono specchi le storie, che riflettono cose di noi stessi che, a volte, preferiremmo non sapere. Sono specchi le frasi, i personaggi, le metafore e le analogie. E sono riflessismi (non mi viene in mente un modo migliore di tradurre gli espejismo di borgesiana memoria) i giochi tra i personaggi, come quello che ci racconta oggi Matt Briar, a proposito di Eric e Benno. Andrebbe considerato anche il Labirinto, ben reso in Cosmopolis dalle strade e i luoghi della città; magari un’altra volta.

E se proprio si vuole investigare l’umano, leggere romanzi è di certo un buon punto di partenza. Un’altra strada, se sei quello che racconta la storia, è giocare per sottrazione. Togliere l’Umano dall’Umano, per capire un po’ meglio che cos’è l’umanità. È lo strano gioco di DeLillo in Cosmopolis. Complicato? Un po’ sì, ma la narrativa postmoderna è potente quanto ingarbugliata.

Eppure ci sono autori come DeLillo che in qualche modo riescono a scrivere storie che sono anche per tutti, tollerabili anche dai palati meno allenati, digeribili anche dagli stomaci meno forgiati. Il che è già di per sé un gran merito, e di certo non è l’unico dell’opera di cui ci parla oggi Matt Briar, che posa il suo sguardo di scrittore su un libro che è in pochi anni è diventato un punto di riferimento.

Buona lettura e alla settimana prossima!

Valerio Porcu

Matt Briar

Reggio Emilia 1985. Finalista premio Urania Mondadori con Terre Rare (Watson 2019), premio Kipple con L’era della dissonanza (Kipple 2014). Tra i progetti a cui ha partecipato, NeXT-Stream (Kipple 2018, antologia che ha vinto il premio Italia) e Stephen King: L’altra metà oscura (Weird Books 2016). Potete seguire Matt sul suo sito o cercarlo su Facebook.

Introduzione, trama

Cosmopolis è un romanzo del 2003 di Don DeLillo, edito in Italia da Einaudi e facilmente reperibile. È disponibile in cartaceo (copertina rigida e flessibile), ebook e audio book su CD audio. Nel 2012 ne è stato tratto un film diretto da David Cronenberg (Maps to The StarsA Dangerous MethodeXistenZ).

Un romanzo postmoderno

Eric Packer è un multimiliardario di New York intenzionato ad attraversare Manhattan in limousine, durante una giornata di violente proteste contro il potere della finanza e gli abusi del capitalismo, solo per raggiungere il barbiere di fiducia e cambiare taglio di capelli.

Cosmopolis

Durante il viaggio Eric incontra le persone che costituiscono le sue conoscenze nella vita: collaboratori, consulenti in affari, il medico e una giovane moglie che conosce a stento. Queste persone in qualche modo rappresentano anche le sue ossessioni: il controllo assoluto di tutto ciò che lo riguarda, dalla salute del suo corpo all’andamento dello yen su cui ha investito. In città si aggira anche Benno, un uomo disperato senza più lavoro, scarto del sistema, schiacciato dalla piramide di cui Eric è a capo, in cerca di giustizia. Vuole un duello a tu per tu con Eric, uomo contro uomo ad armi pari.

Gli scrittori dovrebbero opporsi ai sistemi. È importante scrivere contro il potere, le multinazionali, lo stato, tutto il sistema di consumismo e di intrattenimenti deplorevoli.

Questa affermazione è determinante per comprendere sia Cosmopolis che il suo autore, Don DeLillo, tra i più celebrati nomi della letteratura postmoderna. Quest’ultima è una corrente complessa, ma soffermarsi almeno sugli elementi essenziali può risultare utile a comprendere Cosmopolis.

Postmoderno in letteratura (e generalmente parlando d’arte) è un termine usato per indicare ciò che viene dopo il moderno, ma non è una questione semplicemente cronologica. La narrazione postmoderna cerca di (e riesce a) allontanarsi dalle tecniche narrative tradizionali. Succede allora che la “realtà” dei fatti si unisce alla rappresentazione metaforica, il pensiero del personaggio si amalgama con ciò che gli accade. Da Borges a Philip Dick, è letteratura postmoderna quella in cui è più difficile distinguere la finzione dal vero, una fatica che spesso vale più per i personaggi che per i lettori.

Letture consigliate, di Don DeLillo

Underworld
Rumore bianco
Zero K
Libra
White Noise

Potrebbe sembrare uno sforzo teso a sparigliare le carte, e molti autori mediocri hanno confuso il postmoderno con il caos lessicale e grammaticale – finendo poi o per creare opere trascurabili, o per trasformarsi in oppositori incapaci di comprendere. Senz’altro lo stile di scrittura è spesso frammentario, i personaggi a volte complessi, caleidoscopico e grotteschi. Tutto può sembrare fragile a un primo sguardo, vuoto persino, proprio perché le linee di confine tra reale e irreale, oggettivo e soggettivo, autentico e fittizio, sono perennemente messe in discussione. Oggetti di interesse del postmodernismo sono massmedia, consumismo, spettacolarizzazione, simulazione, crisi del significato, politica, guerre, distopie, scienza e tecnologia.

Un romanzo sul Potere

I soldi creano il tempo. Una volta era il contrario. Gli orologi hanno accelerato l’ascesa del capitalismo. La gente ha smesso di pensare all’eternità. Ha cominciato a concentrarsi sulle ore, ore misurabili, ore lavorative, e a usare il lavoro in modo più efficiente.

Cosmopolis va dritto al punto e ci parla di potere, asservimento delle masse e tecnologia disumanizzante; più nello specifico, dello strapotere finanziario, della dittatura di Wall Street e delle sue vittime tra la popolazione. Questo è il primo grande tema, il più evidente, palesato dallo scenario di una Manhattan presidiata dalle rivolte, che si sono poi realizzate davvero in seguito alla crisi finanziaria del 2008 (ricordate il movimento Occupy?).

Cosmopolis

All’interno di questo scenario, Eric è l’ultimo e più raffinato risultato del sistema capitalistico, un “uomo nuovo” privo di una vita vera, completamente dedito al lavoro, non per passione (le passioni sono fuori dal suo raggio d’azione) ma perché il lavoro è il solo ambiente che conosce, il suo ecosistema naturale. Al punto da non sapere nulla della donna che ha sposato in quanto interessato al suo capitale.

Oggi il tempo è un bene aziendale. Appartiene al sistema del libero mercato. Il presente è più difficile da trovare. Lo stanno risucchiando fuori dal mondo per fare posto a un futuro di mercati incontrollati ed enormi potenziali di investimento. Il futuro diventa insistente. Ecco perché presto accadrà qualcosa (…). Per correggere l’accelerazione del tempo. Per riportare la natura alla normalità, più o meno.

L’umano senza umano

Eric è una macchina di potere che va oltre la superata, novecentesca figura del business-man carrierista: è un’estensione fatta carne dei suoi stessi affari, dei suoi diagrammi di borsa, un personaggio che suscita sentimenti di alienazione e pietà più che di disprezzo.

Cosmopolis

Ancora più significativo è il contrasto tra la New York in rivolta e il viaggio di Eric, motivato soltanto dal suo interesse di cambiare taglio di capelli. Una sciocchezza che per lui non è questione di vanità, ostentazione di potere o superiorità; è un obbligo, un’ossessione da realizzare a qualsiasi costo. Eric si comporta come una macchina che riceve un input su cui non ha arbitrio: il taglio di capelli, per Eric, è importante esattamente quanto un nuovo investimento in borsa. Non è una persona: si comporta come se fosse qualcos’altro.

(Rivolto alla moglie) “Non mi hai mai detto di avere gli occhi azzurri.”

“Così va bene. Adesso siamo persone che parlano. Non è così che parlano le persone?”

La disumanizzazione è il messaggio più importante di Cosmopolis. DeLillo non ci parla dell’uomo che finisce per somigliare all’automa; la trasformazione mentale in macchina oggi ha un sapore già troppo novecentesco. DeLillo è già oltre (ecco dove sta la postmodernità di Cosmopolis, del libro come dell’ottimo film di David Cronenberg). Eric e la limousine vengono trattati da DeLillo come fossero dati digitali, oggetti astratti che si muovono e compiono il loro percorso diretti all’obiettivo, come bit indifferenti al contesto. Il labirinto caotico della città dove tutto è e può essere (le strade brulicanti di rivoltosi che lanciano topi) è semplicemente fuori dal loro raggio, invisibile, privo di peso.

La copertina con la limousine su sfondo bianco (presente su diverse edizioni del libro, tra cui l’ultima tascabile italiana edita da Einaudi) è emblematica. Nell’arco del percorso di Eric esistono innumerevoli possibilità di interazioni, previste o impreviste, con altri dati. Lui analizza le variabili che potrebbero influire sul perseguimento del suo scopo, scambia dati, reagisce a nuove informazioni con azioni rigide che non prevedono sfumature (bianco o nero, o meglio, nel linguaggio digitale, zero o uno). Questo non-individuo privo di umanità, un ingranaggio del marchingegno da lui stesso inventato, è una forma solo apparentemente deviante, che tuttavia rappresenta l’essere umano post-moderno, naturalizzato alla vita nel Terzo Millennio.

Nessuno morirà. Non è questo il credo della nuova cultura? Verranno tutti assorbiti dentro flussi di informazioni.

Aveva sempre desiderato diventare pulviscolo quantico, trascendere la massa corporea (…). L’idea era di vivere oltre i limiti prestabiliti, in un chip, su disco, sotto forma di dati, in un vortice (…). Sarebbe stato il colpo da maestro del cybercapitale, dilatare l’esperienza umana verso l’infinito come strumento per la crescita e la politica di investimento aziendale.

Riflessi che si annullano

Al suo opposto, naturalmente, c’è Benno; si è liberato di questo sistema-prigione, ma troppo tardi. “Sto vivendo offline, adesso. Mi sono spogliato completamente”, dice nelle sue confessioni. Ora vaga perduto come un’anima che non riesce ad andare né indietro né avanti, e ambisce a uno scontro fisico e primitivo con Eric, corpo a corpo.

Odia Eric ma è la sua controparte: se uno è il bianco l’altro è il nero, o se vogliamo, di nuovo, uno è 1 e l’altro è 0, l’uno definisce l’altro per contrasto. Benno, contrariamente a Eric, rappresenta l’impossibile previsione del futuro, l’elemento asimmetrico dal potenziale destabilizzante e imprevisto (come la prostata asimmetrica diagnosticata a Eric dal suo medico durante una bizzarra visita a bordo della limousine). Con il loro scontro potrebbero annullarsi vicendevolmente come elettrone e positrone, materia e antimateria.

Cosmopolis

Sul finire del romanzo Eric pare accettare di prendere coscienza del suo corpo fisico e mortale, e lo fa sparandosi in una mano e godendo del dolore. Sarebbe interessante sapere se per DeLillo questo è un lieto fine.

Nella sua essenziale brevità, Cosmopolis è un condensato di rara potenza. Il merito va anche allo stile glaciale e vuoto di DeLillo, che visto il contenuto riesce a trasmettere una fondamentale assenza di umanità. Non si può dire però che sia un libro leggero e rilassante: qui l’intenzione non è raccontare una storia o intrattenere il lettore, bensì comunicare un messaggio potente e complesso. Il lettore veda in Cosmopolis un “libro da spiaggia” potrebbe trovarsi spaesato nell’inquadrare la vera ragione di ciò che legge, traendo soltanto l’impressione superficiale di avere a che fare con una bizzarra e surreale critica sociale.

Chi ama DeLillo o ha già trovato se stesso nel post-modernismo di Roth, Wallace, McCarthy, Pynchon o Ballard, si innamorerà di questo libro già dalla prima lettura e sarà spinto a rileggerlo come se fosse un breviario. Cosmopolis azzecca le sue intenzioni senza mai arrivare a stancare, dimostrandosi efficace come una rasoiata.

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