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Dumbo, ottant’anni dell’elefantino più commovente dell’animazione

Non conta chi o cosa siete, potrete sempre spiccare il volo.” Apriamo con una delle più belle citazioni tratte dal film in questione il nostro approfondimento dedicato a Dumbo, il film animato uscito per la prima volta il 23 ottobre 1941 e che ancora oggi sa commuovere il pubblico mondiale, a distanza di qualche generazione dalla sua première. Se però è facile ricordare la storia originale portata al cinema da Walt Disney, e ancora oggi disponibile sulla piattaforma streaming Disney Plus, così come potreste aver recuperato anche il recente live action omonimo che porta la firma di Tim Burton (nelle sale italiane dal 28 marzo 2019), sapete già che, quando il titolo venne portato in Italia, il nome venne modificato in Dumbo Jumbo? O che in inglese “Dumbo” è il soprannome che le elefantesse danno al piccolo (da “dumb” in inglese, ossia “stupido” o “muto”)? Scopriamo allora queste e altre curiosità legate alla pellicola animata in occasione dell’anniversario della sua uscita.

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Dumbo, gli investimenti esigui e la Seconda Guerra Mondiale

Dumbo, considerato a oggi il quarto film Classico Disney, preceduto da Biancaneve e i sette nani, Pinocchio e Fantasia, si basa sul libro scritto da Helen Aberson e, come tutti sappiamo, ha come protagonista un cucciolo di elefante di nome Dumbo. Quest’ultimo, schernito per le sue grandi orecchie, imparerà a volare proprio utilizzandole come ali. A proposito delle sue orecchie, durante la storia il personaggio Timothy, mentre cerca di confortare Dumbo, dice:

Un sacco di gente con le orecchie grandi è famosa!

Secondo lo storico dell’animazione John Canemaker , il pubblico del 1941 ha riconosciuto in questa battuta un riferimento a Clark Gable. Ma tornando ai film citati poco sopra, non li abbiamo riportati casualmente: i costosi fallimenti di Pinocchio (1940) e Fantasia (1940) misero Walt Disney nelle condizioni di dover rimediare alle perdite economiche. Per via di queste problematiche, Dumbo ebbe un budget molto contenuto per la sua realizzazione, motivo per cui il film risulta anche molto meno dettagliato dei suoi predecessori: i disegni dei personaggi sono infatti più semplici e gli sfondi sono dipinti in modo appena abbozzato.

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Questo film e Biancaneve e i sette nani (1937) sono infatti gli unici classici Disney a presentare sfondi realizzato con la tecnica ad acquerello, proprio perché più economici della tempera e degli oli che possiamo notare invece in Pinocchio (1940) e Bambi (1942). Il costo finale di Dumbo fu di 813.000 dollari, diventando il titolo meno costoso tra tutte le produzioni Disney. Incassò oltre 2,5 milioni di dollari nella sua versione originale, più di quanto riscossero Pinocchio e Fantasia insieme.

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Un notevole risultato, tanto da far guadagnare al film, nel dicembre 1941, la copertina della rivista Time, per celebrare il successo del film. L’elefante volante, diventò dunque “il mammifero dell’anno”. Le cose sarebbero dovute andare così, se non fosse stato per l’attacco giapponese a Pearl Harbor che comportò la modifica della copertina della rivista all’ultimo momento. Dumbo è stato infatti anche l’ultimo film Disney realizzato prima che gli USA prendessero parte alla Seconda Guerra Mondiale.

Un film “limitato” e le somiglianze con altri titoli Disney (e non solo)

Non solo un budget esiguo dunque, ma anche una durata altrettanto limitata: conta circa 64 minuti di durata, diventando il lungometraggio più corto tra quelli degli Studios Disney. La storia è anche l’unica della casa cinematografica a non avere un vero e proprio personaggio antagonista; possiamo forse citare però i corvi “razzisti” riportati in questo film, una delle problematiche ormai da tempo sollevate che riguardano alcune caratteristiche dei film animati dell’epoca. Per animare la sequenza dei corvi, vennero chiamati i membri del team di ballo e canto dei Jackson Brother, e l’animatore Ward Kimball si ispirò anche ai jazz club di Los Angeles e al Lindy Hop di Harlem.

Nella sequenza in questione però si potrebbe leggere un messaggio implicito di stampo razzista, in quanto i corvi sarebbero una rappresentazione stereotipata della cultura afro-americana, ma l’accusa venne respinta da quanti fanno notare come i corvi siano invece tra le figure più positive del film, oltre che determinanti nel restituire a Dumbo la fiducia perduta.

Sempre a livello di animazione, di cui si occupò Bill Tytla, non potevano inoltre mancare delle somiglianze con altri film dello stesso produttore: ad esempio, Dumbo durante tutto il cartone animato è muto, come lo è Cucciolo nei sette nani di Biancaneve. Probabilmente tra le intenzioni di Walt Disney vi erano quelle di rappresentare l’innocenza e la purezza di un personaggio tramite l’assenza della parola: Tytla infatti dichiarò di essersi ispirato al figlio Peter di due anni per riprodurre l’atteggiamento atteggiamento infantile dell’elefantino, come ad esempio anche durante la scena del bagnetto.

Inoltre il treno antropomorfo Casimiro (Casey Junior in originale) è una vera e propria guest star: appare in Dumbo, ma anche alcuni cammei illustri in Il drago recalcitrante, Le follie di Kronk (è un trenino giocattolo di Kronk), Chi ha incastrato Roger Rabbit e in A Bug’s Life – Megaminimondo dove i vagoni che trasportano il circo di P. T. Pulce sono delle scatole vuote di “Casey Jr. Cookies”. Un’altra particolarità del film è legata al nome del circo dove Dumbo fa successo, il WDP Circus: questo risulta essere l’acronimo di Walt Disney Production Circus. Accanto a questo dettaglio, L’importanza di questo cartone animato è resa anche dal fatto che è stato tradotto in 19 lingue, ma è uno dei pochi a non cambiare in maniera importante il titolo originale. 

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Non solo Disney, ma anche altri riferimenti contenuti all’interno del film legati a fatti reali e storie vere. Innanzitutto, durante le fasi di produzione, gli animatori manifestarono il loro dissenso nei confronti dell’azienda per le paghe minime, inserendo la scena dei clown arrabbiati che chiedono a gran voce un aumento al “grande capo”. Il nome di Casey Junior, invece, è un riferimento ad un famoso ingegnere ferroviario rimasto ucciso in una collisione tra treni. Casey Junior è un personaggio iconico, il treno antropomorfo che accompagnava il circo intorno al paese con la sua canzoncina, che fu doppiato da una donna. Il suo nome era Margaret White e quella fu la sua unica performance attoriale. La voce profonda e robotica della locomotiva fu ottenuta invece grazie all’uso di un vocoder, al tempo un’invenzione molto recente.

Il live action The Reluctant Dragon spiegò in che modo nacque la voce del personaggio, rivelando anche che la locomotiva avrebbe dovuto apparire in più scene. Grazie alle sequenze sopracitate, sarebbe stato possibile conoscere la backstory del trenino, ma Walt Disney le reputò superflue, eliminandole dal montaggio finale.

Le tematiche del film, i riconoscimenti e il sequel mancato

Il titolo realizzato nei primissimi anni Quaranta del Novecento presenta anche degli aspetti davvero delicati, a partire dalle tematiche importanti e sempre attuali quali l’emarginazione sociale, vista dagli occhi dell’elefantino protagonista, e le derisioni per via delle sue orecchie troppo larghe. Il piccolo Dumbo affronta inoltre situazioni di bullismo, l’umiliazione, la solitudine e l’abuso fisico ritrovando solo in un topolino una figura paradossalmente amichevole (andando contro la diceria tale per cui gli elefanti sarebbero spaventati a morte alla vista dei topi). Se è vero che tutti noi conosciamo il finale del film, mostrando l’elefantino all’apice del suo successo, dopo aver scoperto il talento per il volo, è sempre bene però ripercorrere le difficoltà che Dumbo ha dovuto attraversare per arrivare a quel risultato.

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A proposito infine di “scene famose” del film, non possiamo dimenticarci di citare quella più toccante in assoluto, ossia la scena dove Dumbo visita sua madre in prigione, con sottofondo musicale la ninna nanna registrata da Betty Noyes, raggiungendo livelli emotivi straordinari. La canzone, prodotta da Frank Churchill e Ned Washington, esercitò un notevole impatto sugli spettatori, venendo nominata agli Oscar come miglior canzone originale, alla quattordicesima edizione della kermesse. Inoltre, è entrata nella classifica 100 Years… 100 Songs dell’AFI, come una delle migliori canzoni originali per i film americani. Sfortunatamente, Dumbo non vinse l’Oscar per la miglior canzone originale, ma conquistò una statuetta per la miglior musica, composta sempre da Churchill.

Concludiamo ricordando anche che ci sarebbe potuto essere un sequel del film, da realizzarsi nei primi anni 2000. La pellicola arrivò persino ai primi passi della sua lavorazione e avrebbe dovuto essere ambientata il giorno successivo agli eventi accaduti nel primo film, coinvolgendo Dumbo e un gruppo di altri cuccioli persi in giro per New York. Questo sequel avrebbe mostrato la loro impresa nel tentativo di ritornare al circo. Il sequel di Dumbo avrebbe anche seguito le vicende di suo padre e sua madre, di Casey Junior e del topo Timothy, previsto per il 2001, in occasione del sessantesimo anniversario del primo film, ma la sua uscita slittò al 2006 prima di essere cancellata definitivamente, lasciando la storia dell’elefantino più commovente della storia dell’animazione conclusa con quanto abbiamo avuto modo di vedere. Almeno per ora.