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Tokyo Game Market: alla fiera dell’est giochi da tavolo e libri game

Quando si parla di Giappone vengono subito in mente Manga, robot e maid cafè. In pochi però hanno idea di come sia attualmente l’ambiente ludico analogico giapponese. Proviamo ad esplorarlo tramite il diario di tre giorni di full immersion nella più grande fiera giapponese dedicata al gioco da tavolo

Il Giappone nella cultura POP nostrana è legato principalmente la mondo dei Manga e dei Cosplayer oltre che alla tecnologia più avveniristica ed ai “mostri” monumentali quali Godzilla Megaloman passando dai super eroi del calibro dei Power Rangers. Nel mondo dei giochi in scatola e di ruolo i paesi asiatici attualmente rimangono legati con le loro produzioni al territorio nelle quali nascono e raramente ci troviamo seduti attorno ad un tavolo a giocare ad un prodotto di origine asiatica; la realtà ludica orientale rimane quindi avvolta per noi occidentali in una coltre di mistero e leggenda.

Come dei novelli Marco Polo sulla via della seta abbiamo deciso di sfruttare la presenza in loco del nostro inviato speciale Marcello Bertocchi della XVGames per esplorare cosa accade sia al Game Market, la maggior fiera del settore che si tiene a Tokio,  sia ad un incontro fra aspiranti game designer dove autori in cerca di fortuna presentano le loro idee ed i loro prototipi ad appassionati e ad aziende di settore in cerca di nuove proposte.

La fiera del Sol Levante

Il Game market si tiene tre volte all’anno, due a Tokyo ( primavera e autunno) e una ad Osaka. L’evento maggiore si tiene al Tokyo Big Sight, un centro fiere situato nella zona portuale a sud di Tokyo. La manifestazione dai suoi albori è sempre stata un evento ristretto alla cerchia di “Otaku” dei giochi da tavolo, con una partecipazione di poche migliaia di persone ma negli ultimi anni, con l’esplosione dell’industria ludica analogica, il pubblico è aumentato in maniera esponenziale fino ad arrivare a superare i 20.000 visitatori nei due giorni della edizione della primavera 2018, con circa 60 aziende espositrici e 700 auto-produttori.

La fiera è organizzata in un padiglione singolo, a forma di L: sul lato corto sono posizionate le aziende, con ovviamente quelle maggiori vicine all’ingresso. Sul lato lungo ci sono sei file interminabili di tavoli, e su ogni tavolo trova spazio un auto-produttore con il suo prodotto intavolato e pronto per sessioni di gioco dimostrativo.

Oltre alla manifestazione vera e propria dove gira il business del gioco asiatico ed internazionale è ormai una tradizione assodata organizzare il giorno prima della fiera un piccolo incontro, gestito da Nobuaki Takerube, dipendente Arclight nonché responsabile di Japon Brand dedicato alle”nuove proposte in cerca di editore“. Si tratta di un evento chiuso e riservato accessibile unicamente ad invito dove gli autori che presenteranno i propri prodotti al game market li condividono in anteprima con altri autori, ma soprattutto a editori stranieri presenti in loco con i loro talent scout. Oltre alle realtà locali erano presenti alcuni editori asiatici (Taiwan e Korea), e altri occidentali (USA, Francia, Germania), per la maggior appartenenti a case editrici indipendenti.

Queste le due manifestazioni dove Marcello Bertocchi si è recato per noi e per le quali ha realizzato un “diario di bordo” annotando  tre giorni impressioni, aneddoti ed appunti per permetterci di visitare insieme a lui questo evento.

venerdì 23 novembre

Incontro internazionale di game design. Sotto invito di Japon Brand, ditta giapponese che fa riferimento al molto attivo agente Takarube Nobuaki e che presenta ogni anno numerosi giochi “ di nicchia “ al pubblico presente all’Essen SPIEL, mi reco in una sala nascosta al secondo piano di un palazzo situato in una zona “losca” di Tokyo, circondato da centri massaggi vietnamiti e Girls bar tailandesi per lo meno “ammiccanti”.
All’interno trovo numerosi autori di giochi giapponesi, molto volenterosi a mostrare le proprie creazioni, nonostante le evidenti difficoltà linguistiche con l’inglese. Alleviandone subito le fatiche con un “ Nihongo de mo ii yo” ( “va bene anche in giapponese” ), in quattro ore riesco a provare numerosi prodotti, passando da astratti aridi come il deserto (cit.) a party game con meccaniche talmente casuali che Zombie Dice in confronto è un gioco di strategia.

E’ necessario aprire qui una parentesi riguardo alla particolarità giapponese. Se in Europa la prima cosa che un nuovo game designer si sente dire dai colleghi è “ basta un prototipo comprensibile, non strafare con la componentistica tanto l’editore poi te la stravolge”, in Giappone si può dire che la situazione sia completamente opposta. La maggior parte dei giochi proposti da designer sono già stampati, inscatolati e caratterizzati da una grafica definitiva o quasi. Il designer infatti è prassi che si accolli  i costi di stampa di circa un centinaio di copie che andrà poi a vendere al Tokyo Game Market. La fiera Game Market nasce inizialmente proprio come ritrovo dei “maniaci” dei giochi da tavolo, dove autori e giocatori possono scambiarsi idee e vendersi reciprocamente le loro ultime creazioni. Col tempo e l’ampliamento del mercato tutta la manifestazione si sta avvicinando sempre più ad una concezione di fiera “all’Europea” più tradizionale, arrivando a proporre ogni anno due edizioni a Tokyo (primavera e autunno) ed una a Osaka.

Questo tipo di approccio “auto produttivo”, se da un lato appesantisce il lavoro del designer, gli permette però di vendere un certo numero di copie del gioco e vedersele quindi circolare all’interno di un evento dalla grande visibilità grazie al quale anche se il prodotto non venisse acquisito da una casa editrice maggiore avrebbe comunque la possibilità di una sua distribuzione sul  mercato, anche se in poche copie e senza margini di guadagno.
Insieme a me a questo evento “indie” sono presenti alcune ditte europee, un paio di americane, ed altri asiatici arrivati da Korea, Taiwan e Cina. Sono ovviamente qui per proporre i propri prodotti ai visitatori del Tokyo Game Market, ma non hanno perso l’occasione per provare in anteprima alcuni dei giochi che verranno presentati il giorno successivo, e magari strappare qualche esclusiva o opzione di contratto.

Weekend 24/25 Novembre

Finalmente mi dirigo al Tokyo Game Market. Da qui sono usciti giochi di fama internazionale come Love Letter, Onitama, o il più recente Paper Tales. La location, ovvero il Tokyo Big Sight, ha l’incredibile capacità di essere scomoda da raggiungere ovunque una persona si trovi a Tokyo. Per arrivarvi è necessario cambiare tre treni diversi, e non sono neanche tra i più affollati della zona.  Per i primi due non ci son problemi, ma il terzo è facilmente riconducibile allo stereotipo del ” ma sai che in Giappone ci sono gli omini con i guanti bianchi che ti spingono sui treni?”. Il sopracitato omino mi spinge dentro questa scatola di metallo. Da fuori le sardine mi deridono. Per farvi capire la situazione, non è necessario tenersi ai pali, in quanto la massa di persone è talmente compatta da auto-sostenersi. Passiamo ora però alle cose interessanti.

La fiera occupa circa una metà del Tokyo Big Sight, seguendo una struttura a L. Dall’ingresso si incontrano subito le ditte “maggiori”: svettano la Arclight, principale localizzatrice di giochi esteri, la Oink games, la Itten ( quella di Tokyo Highway, per capirci), più defilata si trova la Hobby Japan ed infine fa capolino anche la CMON con il suo talent scout per eccellenzaEric Lang,  impegnato a studiare i giochi locali.
Se la prima parte della L è dedicata alle ditte più stabili, dietro l’angolo si apre una giungla sconfinata dedicata all’auto produzione che rende in parte unico nel suo genere questo evento. Centinaia di banchetti “mono gioco” dove l’autore e auto produttore, a volte coadiuvato da amici e parenti, presenta la sua creazione e la vende direttamente.

Come spiegavo precedentemente, per la maggior parte degli autori questa è la via di presentarsi al pubblico: stampare qualche centinaia di copie, presentarle a qualche evento, e sperare che le vendite e reazioni del pubblico siano abbastanza buone da attirare l’attenzione di qualche casa editrice maggiore. Sapendo che la maggior parte dei giochi della case maggiori sono ottenibili anche senza fare 11000km di aereo, e approfittando della mancanza di barriera linguistica, cerco di passare più tempo possibile tra i tavoli “minori”.

Da questa esperienza traggo una conclusione: ai giapponesi, tendenzialmente, non piacciono le vie di mezzo. La maggior parte dei giochi sono identificabili come astratti, più o meno vestiti, o come party game. Sembra mancare tutta la fascia centrale di Euro di media/alta pesantezza.
Sono presenti alcuni giochi con materiali particolari, come colori acrilici, fiori in feltro, trottole, nonché più moderni giochi che si servono di APP per cellulari, ma allo stesso tempo si trovano giochi astratti molto classici caratterizzati da svariate pedine colorate che si muovono su spogli tabelloni. In un bancone nascosto in fondo alla fiera si intravedono anche alcuni moduli per giochi di ruolo ( Call of Cthulhu è ancora molto presente come sistema nel mondo RPG giapponese), e un timido banchetto di libri game si mescola nella folla di espositori.

Dopo aver provato una trentina di giochi, stremato, mi trascino verso il treno. Il giorno successivo infatti, dato che gli autoproduttori di solito prendono il tavolo solo per un giorno di esposizione,  potrò  immergermi in un nuovo mondo di giochi sconosciuti!

Il giorno seguente infatti più di 300 tavoli minori sono completamente “trasformati” e presentano altrettanti nuovi giochi rispetto alla giornata precedente e ricomincia il valzer di test, spiegazioni e prove prodotto. Un segnale del fatto che anche l’opinione pubblica giapponese inizi ad accorgersi del mondo del gioco analogico mi arriva da una signorina di Jetro, una delle compagnie giapponesi maggiori che si occupa di import-export. E’ stata mandata appositamente a seguire l’evento ed informarsi sul mondo dei boardgames. Se una azienda di quel calibro ( si parla di una ditta nata per volontà del governo giapponese del dopoguerra per promuovere l’economia giapponese) fiuta le potenzialità di questo mercato, vuol dire che i segnali di crescita sono evidenti anche per chi non è del settore. Vedendo che parlo giapponese mi chiede una piccola intervista di qualche minuto, che diventa una conversazione di circa mezzora, dove questa ignara reporter cerca aiuto per iniziare a capire questo mondo che le è completamente estraneo.
Recuperati gli acquisti fatti fra una demo e l’altra, mi dirigo nuovamente verso casa, ripensando a questa opportunità meravigliosa che mi ha spalancato le porte verso un mondo selvaggio e affascinante, fatto di designer fai-da-te, giochi che sembrano prototipi e prototipi che sembrano giochi, astratti, party game, e tonnellate di donnine manga in vestiti succinti… con la speranza di poterci essere ancora in altre edizioni.

Anche in Italia si tengono durante l’anno numerosi incontri di autori che presentano i loro prototipi sia per effettuare dei beta test pubblici sia per cercare editori interessati alla pubblicazione. Attualmente gli eventi più “popolari” ed organizzati sono quelli di IDEAG ed AUTORI IN GIOCO