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Siamo tutti cyborg

Pagina 3: Siamo tutti cyborg

In Ghost in the Shell, Innocence, Mamoru Oshii costruisce un delizioso cammeo della filosofa statunitense Donna Haraway (1944), ideologa della teoria cyborg femminista. Il suo saggio di maggior successo, uscito nel 1984 e intitolato Manifesto Cyborg (ripubblicato in questi giorni in Italia da Feltrinelli), fa leva sul concetto dell'inesistenza effettiva dei generi – espresso nella teoria cyborg – come realtà contrapposta ai dualismi tradizionali: uomo/donna, naturale/artificiale, corpo/mente.

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Donna Haraway

Queste coppie sono inquadrate da Haraway come il punto d'origine della fondazione eterosessuale dei generi e come causa della conseguente repressione attuata da un genere sull'altro: del maschio verso la femmina, dei bianchi verso i neri, dell'umanità verso la natura, dei padroni verso i lavoratori. Secondo Donna Haraway, il cyborg è l'essenza dell'umanità contemporanea.

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"Il cyborg è la nostra ontologia", scrive – poiché oggi l'umano, come essere vivo in una società di artefatti che sostituiscono parti del suo stesso organismo, più che alla riproduzione, e quindi alla genesi, tende alla replicazione e dunque alla rigenerazione dello stesso. È il taylorismo applicato al corpo dell'individuo e alla società. "In questo nostro tempo mitico siamo tutti chimere, ibridi teorizzati e fabbricati di macchina e organismo: in breve, siamo tutti cyborg". La Haraway, con la sua articolata teoria che fonda inoltre quello che è stato definito Femminismo Postumano, descrive scenari possibili di società altamente ibridizzate, mobili e "modulari", così come esposto in precedenza da Alvin Toffler ne Lo shock del futuro (Rizzoli, 1971).