Cinema e Serie TV

Hook, la recensione del nuovo thai teen drama

Il teen drama è un genere che si è sviluppato principalmente negli anni ’90, specie con la popolarità di Beverly Hills 90210. Una volta capito il potenziale di questa fan base, i produttori e gli scrittori di serie tv hanno prestato un’attenzione particolare alla categoria di personaggi adolescenziali che prima avevano totalmente ignorato. Tutti i teen drama hanno dei punti in comune, come ad esempio le problematiche che si trovano ad affrontare gli adolescenti tra scuola e primi amori, arrivando quasi ad avere alcuni aspetti delle soap opere.

Netflix non è di certo da meno, con un catalogo invidiabile di drammi adolescenziali, tra cui può annoverare alcuni dei più famosi degli ultimi tempi, come ad esempio Tredici o Le terrificanti avventure di Sabrina. Non sempre però le sue produzioni sono adatte al pubblico mondiale, risultando più efficaci se mandate in onda in specifici paesi. È il caso di Hook, il nuovo thai teen drama arrivato sulla piattaforma di streaming in questi giorni con il primo episodio della serie.

Hook: boxe e adolescenti

L’introduzione del primo episodio – come del resto anche il titolo – ci annunciano che il filo conduttore di tutta la serie è la boxe. Il teen drama si apre con un incontro di boxe il cui protagonista è il leggendario lottatore Wanchai, in quello che è il suo ultimo incontro. Colpito dal suo avversario fino al KO, Wanchai rimane a terra finché il suono della campana non riecheggia nella sua testa.

Un salto avanti nel tempo, ci introduce al primo dei due protagonisti di Hook, Man, che con alcuni giochi di parole lascia ad intendere quanto si senta già un adulto sicuro di sé. Man è determinato a battersi per un amico che si è visto “rubare” la fidanzata da un altro contendente, e discutendone con un amico lascia intendere di essere deciso a trovarlo e fargliela pagare. Sfortunatamente per lui, fa il passo più lungo della gamba, venendo costretto ad un’imbarazzante ritirata dal rivale in questione. Mentre fugge dalla banda che gli sta dando una lezione, incontra il secondo protagonista della serie, Saifah, che si trova suo malgrado invischiato nei problemi di Man. Una volta al sicuro nascosti in un bagno, si scopre che i due ragazzi erano amici da tempo e che Man è il figlio del lottatore ormai in rovina Wanchai.

Hook 2

Saifah corre quindi alla propria lezione, a cui incontra Dandao, una ragazza per cui il co-protagonista sembra avere una cotta. Al suono della campanella, i due si dirigono verso l’uscita, ma vengono intercettati da alcuni dei bulli da cui stava scappando poco prima, che senza molti giri di parole cercando di obbligarlo a dirgli dove si trovi Man. Gli animi si scaldano in fretta e i teppisti minacciano con un cutter i due, ma sono interrotti da una guardia che mette in fuga il gruppetto.

Di nuovo alla palestra, vengono mostrate le dinamiche familiari tra Man, il proprio padre e Ying, la sorella del giovane. Wanchai non è che un fantasma di sé stesso, da quando ha subito l’ultima sconfitta sul ring. Diventato un alcolizzato, non riesce più a badare né alla palestra né ai propri figli. Ying non nasconde il suo disappunto per la pigrizia e la noncuranza del padre e le cose sono destinate a peggiorare durante la cena, quando Man si lascia andare ad un commento che insulta il padre e il suo aver mollato il colpo.

Saifah nel frattempo, dopo aver visto la pubblicità di un incontro di arti marziali miste, decide di andare a prendere lezioni di boxe per essere in grado di riscattarsi e di non tirarsi più indietro nelle lotte. Si dirige alla palestra di Wanchai, in cui trova Man ad accoglierlo, facendogli scoprire così di essere stato picchiato dal manipolo di teppisti alla ricerca dell’amico. E mentre Man corre a confrontarsi con il bullo per quanto accaduto, Saifah viene rifiutato da Wanchai, ma accolto da Ying che decide di insegnarle lei stessa la boxe.

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Tra cliché e sviluppi fin troppo scontati

Hook non è come le altre serie occidentali a cui Netflix ci ha abituato. Indubbiamente segue un copione più conosciuto – e probabilmente di più successo – in Asia che non in Europa o in America. La serie è piena di cliché e non è difficile immaginare come si evolveranno le cose in futuro. Dopotutto è sempre un teen drama, e la struttura di questo genere è quasi sempre la stessa.

Oltre ad avere un copione molto simile ad altri, si può notare come Hook sia inferiore alle altre produzioni Netflix anche a causa dei set e della direzione della serie. Le inquadrature sono basiche e ricordano quelle delle soap opera adolescenziali di qualche anno fa, con una camera decisamente statica e inquadrature standard. Il tutto è condito da alcuni passaggi che vorrebbero essere comici alleggerendo il tono, ma che sfortunatamente risultano un po’ sforzati, venendo addirittura sottolineati anche da effetti sonori decisamente eccessivi e fuori luogo per una serie tv, tanto da farlo sembrare il live action poco riuscito di un qualche anime.

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In conclusione

La produzione e le capacità recitative basilari degli attori si rivelano parecchio penalizzanti nella riuscita di questa serie televisiva thailandese che con qualche accorgimento diverso avrebbe potuto guadagnare punti in più. Sfortunatamente, complice anche l’alto livello a cui il colosso dello streaming ci ha abituato, Hook non sembra farsi largo tra i vari titoli del genere teen drama, senza dare molte possibilità di riscatto alle future puntate.

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