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Ikarie XB 1 è un po’ il nonno di Interstellar e 2001

Il film ceco è una space opera ante litteram, dal grande pregio tecnico ma soprattutto dal simbolismo complesso e azzeccato
Retrocult cover

Nota del curatore. Ho scritto diverse volte che la fantascienza non è meritevole se non è una revisione della realtà in chiave politica. E forse non mi sono lamentato abbastanza del fatto che molte opere Sci-Fi cercano pretestuosamente di schivare la questione, limitandosi ad ammucchiare disordinatamente lucine, macchine, scienziati, tutine colorate e tutti i vari cliché. Ikarie XB 1 è invece l’esatto contrario.

Ora, forse, è opportuno aggiungere un corollario: quando si parla di “lettura politica” parlando di narrativa, non parliamo delle chiacchiere vuote e insensate con cui ci ammorbano esecutori politici che sembrano più che altro teppisti con un abito elegante. La politica è parte dell’arte quando si mette in discussione la realtà com’è oggi, atto sovversivo quando si mettono all’indice le cose che non vanno, gesto ribelle nell’immaginare un mondo migliore, schiaffo sprezzante quando cerca di tracciare la rotta per raggiungerlo.

Ecco, il film scelto da Omar Serafini, credo, è l’esempio perfetto di ciò che dovremmo prendere come modello di buona fantascienza. Ci sono le lucine e le astronavi, di cui nessuno di noi vorrebbe fare a meno, e c’è un complesso discorso politico, ben ancorato alla realtà del suo tempo. E, ciliegina sulla torta, c’è l’esplicito atto d’arte, cioè uno sguardo all’Umano, un tentativo di spiegare chi siamo – o se non altro di aggiungere qualcosa a un discorso che non siamo ancora in grado di chiudere.

E allora, come sempre, non mi resta che augurarvi buona lettura e darvi appuntamento alla settimana prossima con Retrocult.

Valerio Porcu

Omar Serafini

Classe 1965, è laureato in Ingegneria Elettronica e in Scienze della Comunicazione, con una tesi sulla Storia e critica della filmografia di Godzilla del periodo Showa. Ha curato molti prodotti dedicati al genere kaiju eiga, e ha collaborato con Fantascienza.com, e Università dell’Insubria di Varese nell’ambito dei seminari Scienza & Fantascienza. Nel 2011 crea il podcast FantascientifiCast (Facebook – Twitter), già vincitore di diversi riconoscimenti. Potete seguire Omar su Twitter.

Un piccolo capolavoro del cinema ceco, che ci ricorda come la fantascienza non sia solo effetti speciali e scontri stellari, ma anche metafora e alloggiar dei nostri tempi. Uno splendido esempio di fantascienza umanistica e politica, di space opera che è metafora della Guerra Fredda, del desiderio di un pacifico rinnovamento, di una visione internazionale della ricerca e del progresso.

Caposaldo della fantascienza cecoslovacca, in cui nella scenografia imponente e negli effetti visivi sorprendenti per il tempo, Ikarie XB 1 di Jindřik Polák riuscì a incastonare una sontuosa space opera profondamente umana, politica e filosofica ed è uno dei uno dei pochi titoli della cinematografia ceca e cecoslovacca a presentare qualche somiglianza con il genere della fantascienza sviluppatosi a livello internazionale negli anni 50 e 60.

Ikarie XB 1 è i lunghi corridoi che sembrano quasi prendere vita dalla grana in bianco e nero del formato panoramico. Ikarie XB 1 è una crisi di nervi, è una crisi di sonno, è una crisi magnetica, è un’umanità distruttiva e distruttrice, ma soprattutto è quella cooperazione internazionale, qui traslata nello spazio, di cui il mondo nei primi anni 60 aveva un bisogno assoluto.

Credits

Paese di produzione: Cecoslovacchia – Anno: 1963 – Durata: 90’ (81’ versione USA) – Regia: Jindřich Polák – Soggetto: Stanislaw Lem (non accreditato) – Sceneggiatura: Jindřich Polák, Pavel Jurácek – Casa di produzione: Filmové Studio Barrand – Fotografia: Jan Kalis, Sasa Rasilov – Montaggio: Josef Dobrichovský – Effetti speciali: Karel Cisarovsky, Jirí Hlupý, Jan Kalis, Pavel Necesal, Milan Nejedlý, Frantisek Zemlicka – Musiche: Zdenek Liska – Costumi: Dena Rova.

Cast. Zdeněk Štěpánek: Vladimir Abajev – Radovan Lukavský: comandante MacDonald – František Smolík: dottor Anthony Hopkins – Dana Medřická: Nina Kirova – Otto Lackovič: Michal – Irena Kačírková: Brigitta – Marcela Martínková: Steffa Wertbowsky – Jozef Adamovič: Zdenek – Růžena Urbanová: Eva – Jaroslav Mareš: Milek Wertbowsky.

Non esistono guerre né denaro, solo amicizia e amore tra individui e nazioni, e un profondo senso di finalità e responsabilità. Il viaggio della Ikarie XB 1 nasce dal desidero di conoscenza e comprensione dello spazio. I momenti di crisi tirano fuori il meglio degli individui, pronti a sacrificarsi per gli altri e a correre rischi per il bene dell’umanità. Ikarie XB 1 è uno sguardo oltre la Cortina di Ferro, è un’allegoria della Guerra Fredda e della tensione internazionale giunta direttamente dal cuore europeo del Blocco Sovietico, è una ricerca ora disperata e ora ottimistica di quell’umanità che stava drammaticamente andando smarrita, e che si troverà in una protezione interplanetaria insperata.

Trama e ambientazione

Nel 2163, l’astronave Ikarie XB 1 parte alla volta di quello che è stato chiamato “Pianeta Bianco”, che si trova nel sistema solare di Alfa Centauri, il più vicino alla Terra. Un viaggio che durerà 28 mesi, durante i quali il comandante Vladimír Abajev e il suo equipaggio multinazionale di 40 membri, dovranno affrontare l’ignoto. Non è solo una navicella spaziale, ma è una vera e propria città semovente, pronta a sfrecciare a una velocità di molto vicina a quella della luce in un viaggio di miliardi di chilometri.

Per chi è rimasto sulla Terra passeranno 15 anni, mentre per gli scienziati dell’equipaggio il viaggio durerà circa 28 mesi, per via degli effetti relativistici. In un perfetto circuito spaziotemporale, Abajev sarà costretto a partire lasciando a casa la moglie incinta e sa che potrà rivederla solo quando ormai sarà alle porte della senilità, e che potrà conoscere sua figlia solo quando sarà ormai adolescente; fra gli esperimenti compiuti sulla navicella ci sarà proprio quello di far nascere un bambino durante un viaggio talmente lungo e veloce da alterare la linea del tempo sulla Terra. Ma Abajev e il suo equipaggio dovranno anche affrontare i vari pericoli che incontreranno durante il loro viaggio, come l’impatto con un’astronave del 20° secolo carica di testate nucleari, una mortale “stella oscura” radioattiva e l’esaurimento nervoso un membro dell’equipaggio, che minaccia di distruggere l’astronave.

Ikarie XB 1, il romanzo che anticipa Star Trek e Interstellar

Lo sceneggiatore Pavel Juráček adatta il romanzo La nube di Magellano (Oblok Magellana, 1955) di Stanislaw Lem, che nel 1961 aveva dato alle stampe Solaris (secondo alcune fonti lo scrittore polacco avrebbe collaborato alla sceneggiatura, non accreditato).

Alla parentela con il capolavoro e alle derive oniriche della versione cinematografica di Andrej Tarkovskij, bisogna aggiungere le esplorazioni interstellari e il messaggio pacifista di Star Trek e di Roddenberry, gli interni labirintici e claustrofobici di Alien e le linee architettoniche e di design essenziali e geometriche di 2001: Odissea nello spazio (il ritrovamento dell’astronave alla deriva nel buio dello spazio mette i brividi ed ha lo stesso epico respiro della visita da parte degli astronauti al celebre monolito lunare kubrickiano). Col suo spirito intriso d’internazionalismo, Ikarie XB 1 anticipa di alcuni anni e suggerisce i successivi sviluppi delle space opera (condito con tutti gli ingredienti del genere: astronavi, relitti, robot e un genuino senso del meraviglioso) politiche e filosofiche.

Nonostante l’abissale distanza tra i modellini cecoslovacchi e l’IMAX nolaniano, la pellicola di Polák e Juráček è un’ideale antesignano persino dell’inscalfibile umanesimo di Interstellar – per come, ad esempio, si lascia alle spalle lo spettro dell’olocausto nucleare e si proietta verso un possibile futuro di pace e condivisione. Il Pianeta Bianco di Ikarie XB 1 non è, in fin dei conti, lo stesso cocciutamente abitato da Brand/Anne Hathaway?

Ma soprattutto, fra i pericoli che i membri dell’equipaggio devono affrontare in questo romanzo d’avventura e tensione, c’è l’impatto con un’astronave del 20° secolo che trasporta testate nucleari, e che permetterà di interrogarsi su quali e quanto gravi siano stati gli orrori del nostro tempo (anche se nel frattempo siamo da oltre 18 anni nel ventunesimo) nella decisione dei piloti, in carenza di ossigeno, di uccidere con un gas istantaneo il resto dei passeggeri, e successivamente di scannarsi fra di loro trovando entrambi la morte.

Fino a quando, durante la difficoltosa fuga a gravità ridotta dei due cosmonauti incaricati dell’esplorazione del relitto, scoppierà una bomba, e poi sarà solo silenzio, morte, amarezza. È una sequenza forte, potente, drammatica, una sequenza che forse, a 53 anni dalla realizzazione del film, arriva ancora più pungente: è passato oltre mezzo secolo, la Guerra Fredda è un ricordo, ma l’uomo non si è evoluto, non è cambiato, siamo ancora allo stesso punto, siamo ancora all’autocritica mentre assistiamo impotenti ai giochi di potere e alla putrescenza politica e sociale, mentre produciamo bombe, mentre fomentiamo l’odio, la paura, la violenza, mentre distruggiamo.

Il viaggio dell’Ikarie XB 1 verso un universo che vive sulla contrapposizione di una forza maligna e di una benigna nient’altro è, in fondo, che quello dell’intera umanità dalla propria natura folle e distruttiva verso un orizzonte di speranza che sappia bilanciare i due blocchi del mondo, le istanze progressiste e quelle conservatrici, la volontà di cambiare e quella di rimanere fedeli alle proprie radici, geografiche, culturali e filosofiche.

Ottime scenografie meravigliosamente retrò, futuristico design, grandi attori e dialoghi mai banali completano il quadro di questo pellicola, girata in piena Guerra Fredda, che catapulta lo spettatore dentro gli ideali sovietici che un tempo animavano la corsa allo spazio. I corridoi lunghi e stretti dell’astronave rivelano alcune imperfezioni della tecnologia widescreen (come la deformazione delle linee verticali ai margini dell’immagine), ma i momenti drammatici ne risultano valorizzati. Ikarie XB 1 è ora ampiamente considerato come uno dei migliori film di fantascienza est-europei dell’epoca, con una produzione e scenografia imponenti, effetti speciali superiori alla media, un notevole cast e una sceneggiatura intelligente, anche se gran parte della sottigliezza originale dei dialoghi si perde nella traduzione in lingua inglese.

Ed è proprio l’edizione statunitense della pellicola quella che venne presentata per la prima volta in Italia nel 1963, all’allora Festival del Film di Fantascienza di Trieste. Questa edizione è importata e distribuita dalla American International Pictures (AIP) con il titolo Voyage To The End Of The Universe. L’edizione originale fu tagliata arbitrariamente ed uscì con un finale alternativo nel quale l’equipaggio dell’astronave, alla fine del lungo viaggio verso il “Pianeta Bianco” (…diventato “Verde” nell’edizione USA), scorge dall’alto i resti di una civiltà scomparsa sui quali si erge la mole della Statua della Libertà.

Questo finale – trovata indubbiamente interessante, però alquanto fuorviante e posticcia – a suo modo anticipava la celeberrima e beffarda sequenza de Il pianeta delle scimmie (1968, cofanetto con la saga completa in 8 dischi), con l’astronauta George Taylor (Charlton Heston nel suo splendente periodo sci-fi) che si trovava inaspettatamente di fronte proprio alla statua simbolo di New York e degli Stati Uniti.

Nel 2016 Ikarie XB 1, restaurato in digitale con totale rispetto nei confronti della pellicola originale da parte del National Film Archive di Praga e dai laboratori del Magyar Filmlabor di Budapest, venne presentato al Festival di Cannes nella sezione Cannes Classic.

La corsa verso un mondo libero e finalmente umano dell’Ikarie XB 1 è una compiuta parabola politica, è il tentativo estremo di abbracciare quello che rimane in fondo alle nostre anime, di farlo emergere per cooperare, partecipare, aiutarsi a vicenda, salvarsi, da un istante di follia o dalle onde elettromagnetiche, da una bomba atomica o dal pazzo omicida che ha deciso di sganciarla. «Il ventesimo secolo è stato quello di Hiroshima…», ma anche un disastro nucleare lo si può lasciare alle spalle, quando finalmente si riesce a scorgere, al di là delle nubi, un futuro di reale cooperazione, internazionalismo e puro umanesimo.

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Retrocult è la rubrica di Tom’s Hardware dedicata alla Fantascienza e al Fantastico del passato. C’è un’opera precedente al 2010 che vorresti vedere in questa serie di articoli? Faccelo sapere nei commenti oppure scrivi a retrocult@tomshw.it.

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