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Il divin codino, l’incontro con il cast del biopic su Roberto Baggio

Dal 26 maggio sarà disponibile sulla piattaforma streaming di Netflix il film biografico dedicato alla vita di Roberto Baggio: Il divin codino. Diretto da Letizia Lamartire, regista già di alcuni episodi della serie televisiva Baby, il film (di cui potete leggere qui la nostra recensione) ripercorre in maniera piuttosto personale alcune fasi importanti della carriera del calciatore, in primis il rigore sbagliato nel 1994 durante la finale dei mondiali contro il Brasile. Lungo la conferenza stampa di presentazione del lungometraggio, abbiamo incontrato il cast de Il divin codino e Roberto Baggio stesso, in una chiacchierata appassionata e amichevole ricca di spunti. All’incontro erano presenti, oltre al calciatore, Ludovica Rampoldi (sceneggiatrice), Letizia Lamartire (regista) e Andrea Arcangeli (attore).

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Iniziamo dalla sceneggiatura. Il divin codino si concentra su alcuni momenti precisi della vita di Roberto Baggio. Come li avete scelti? Come li avete legati insieme?

Ludovica Rampoldi: Abbiamo affrontato con terrore questa sfida. Come si può, infatti, raccontare la vita del calciatore più amato dagli italiani? Il suo percorso dovrebbe essere trasposto in una serie tv di sette stagioni. Quindi abbiamo scelto di concentrarci sulla sua sfida con il destino. Infatti Il divin codino racconta la storia di un uomo che insegue uno scopo ma non lo ottiene. Eppure, proprio lungo il cammino, si accorgerà di essere destinato a ben altro. Quindi non compiendo il suo destino, in realtà arriva al termine del suo viaggio.

Quindi Il divin codino è più un film che tematizza l’ossessione?

Ludovica Rampoldi: Non proprio, o meglio, non solo. Quello che maggiormente ci ha interessato è stato scavare dentro le ragioni che sono alla base delle ossessioni di un uomo. La sua vita fu una continua rincorsa verso uno scopo, un eterno sacrificio. Baggio era un fuoriclasse ma pagò un prezzo altissimo per restare a quei livelli. Quindi il suo percorso è molto struggente. La richiesta della produzione inoltre è stata quella di farci raccontare qualcosa che non sapevano già riguardo la vita di Roberto. Per cui abbiamo evitato una narrazione cronachistica in stile Wikipedia. Quello che proviamo a fare ne Il divin codino è raccontare il lato oscuro della luna, ovvero la parte che non si vede mai: l’uomo dietro l’icona.

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In effetti ne Il divin codino non si vedono molte maglie di calcio. Baggio ha giocato in tante squadre ma qui sono ridotte all’osso…

Ludovica Rampoldi: Non ci sono molte altre maglie se non quella azzurra dell’Italia. L’idea era quella di descrivere il suo amore e la sua passione per il calcio riassunti nella nazionale. Inoltre, tutti conosciamo bene il percorso che Roberto ha fatto nel nostro campionato e quante altre squadre ha abitato. Si trattava dunque di un dato superfluo.

Per quanto riguarda la recitazione invece, quanto è stato difficile interpretare uno dei calciatori italiani più amati di sempre?

Andrea Arcangeli: Baggio è ruolo che ti ricopre di responsabilità. All’inizio ero scettico, pensavo di non essere all’altezza. Poi mi sono lasciato convincere. C’era una componente emotiva difficile da frenare. Quindi mi sono lasciato trascinare. Letizia (la regista, ndr) e io abbiamo lavorato su dei paletti da cui non si può scappare (il dialetto veneto ad esempio). Poi però ho aggiunto del mio, ho lasciato scorrere la mia interpretazione.

Roberto ti ha dato qualche consiglio per interpretare al meglio la sua persona?

Andrea Arcangeli: All’inizio della lavorazione ho preso piede da alcuni aspetti tecnici. Poi dopo alcuni mesi ho capito che non dovevo fare del fan service, ma che dovevo godermi questa avventura in toto perché non mi ricapiterà mai più di interpretare Baggio. E il consiglio che mi ha dato Roberto è stato proprio quello di non imitarlo, ma di vivere la mia esperienza.

Cosa ti porti a casa da questa esperienza ne Il divin codino?

Andrea Arcangeli: Durante la sua vita, Baggio ha portato tutte le sue emozioni dentro di sé. Fuori aveva la tecnica, il suo nucleo invece era forte e sincero. Quindi aveva una sorta di casa a cui tornare, un luogo sicuro in cui rifugiarsi. Questo aspetto secondo me è importantissimo da coltivare e possedere.

C’è stato un momento particolare in cui hai capito come indirizzare al meglio il tuo lavoro?

Andrea Arcangeli: Studiando la parte per assomigliare il più possibile a Baggio, ho svoltato quando ho letto una sua frase che diceva proprio così: l’importante alla fine è sapere di avere fatto tutto quello che potevi fare. Questo è l’obiettivo. Lo capisci dopo, ma deve essere l’obiettivo di tutti.

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Roberto, cosa hai provato quando ti hanno detto che c’era in cantiere un film sulla tua vita?

Roberto Baggio: Non volevo crederci. Non avrei mai fatto un film su di me di scelta mia, anzi all’inizio non ero sicuro di accettare la proposta. A chi interesserebbe un film su di me? Non scherziamo. Quindi è tutto merito della produzione se oggi siamo qui.

Ne Il divin codino emerge che è più importante il percorso per raggiungere l’obiettivo invece dell’obiettivo stesso. Concordi ancora con questo spirito?

Roberto Baggio: Assolutamente. L’ho scoperto nella vita. La cosa più appagante è sentire di aver dato tutto, non il risultato che raggiungi ma sapere che, più di così, non potevi spingerti.

Sei stato a visitare il set de Il divin codino? Hai dato suggerimenti o aiutato nella ricostruzioni di alcuni dettagli di scena?

Roberto Baggio: Sono stato sul set diverse volte, ho persino portato il pallone d’oro. Quello che si vede è il mio, l’originale. È stata un’esperienza molto emozionante rivivere alcune sequenze che ho vissuto con mia moglie anni fa.

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Da dove nasce il soprannome che dà il titolo al film? Da dove nasce “il divin codino”?

Roberto Baggio: Nasce proprio dal mondiale del 1994. Durante il torneo in America una cameriera aveva delle treccine stupende. Mi ha dato l’ispirazione per farle a mia volta. Poi però dovevo raccogliere i capelli perché erano lunghi, così li ho legati con un elastico. Lì è nato il codino. Per caso. Non avrei mai detto che poi sarebbe diventato iconico.

Insomma, in quel mondiale nasce il codino, e nasce anche Baggio per via di quel rigore?

Roberto Baggio: Il rigore me lo porterò dentro per sempre, non riesco ad archiviarlo. L’ho vissuta malissimo perché l’ho rincorso da sempre. Era il mio sogno. Poi la realtà è andata da un’altra parte.

Ne Il divin codino viene anche tratteggiato il forte rapporto tra te e tuo padre…

Roberto Baggio: Mio papà era quasi diventato un nemico a un certo punto della vita. In realtà mi ha dato la benzina per andare avanti, gli devo molto. Se i genitori sono attenti, prima o poi ci litighi ma poi il legame per forza si rinsalda e tutto si scioglie.

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A tal proposito, Letizia, quanto è stato difficile girare la scena del rigore?

Letizia Lamartire: È stato senza dubbio il momento più complesso dell’intera produzione. Nel girare Il divin codino, ho rispettato molto la sceneggiatura. Abbiamo lavorato con costumi e colori per richiamare quel preciso momento storico. Tuttavia sul rigore è stata davvero dura. Avevamo molte immagini a disposizione ma soprattutto volevamo metterci la nostra emozione. Da una parte quindi non poteva tradire le attese del pubblico, dall’altra non volevamo nemmeno un calco esatto di immagini che tutti ormai conosciamo a memoria.

Sul finale c’è stato anche un breve intervento del cantante Diodato, autore della canzone originale presente ne Il divin codino.

Antonio Diodato: Per me è stato un onore poter scrivere la canzone del film. Con la poesia delle sue immagini, Letizia Lamartire mi ha ispirato. Ovviamente l’altra fonte di ispirazione è Roberto. Non era facile scrivere una canzone per lui, io sin da bambino sono un suo grande appassionato e la sfida era davvero complessa. Mi sono però lasciato guidare dalle emozioni che mi hanno accompagnato e sono felice di sapere che il risultato sia stato ritenuto all’altezza.