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Jack Kirby: storia di un’icona del fumetto

Nel mondo del fumetto americano esistono molte leggende riguardanti il dietro le quinte dei lati produttivi dell’industria, e tutte hanno più o meno fondi di verità. Una di queste, racconta che Victor Fox, contabile di Harry Donefeld editore di Batman e Superman, fosse venuto a conoscenza prima di tutti dei dati di vendita di questi strani “comic-book”, e,fiutato l’affare avesse deciso di mettersi in proprio.

La cosa certa è che Fox una casa editrice la aprì, la Fox Comics Inc, ombrello sotto la quale lavorarono decine e decine di grandi fumettisti che faranno la storia del medium negli USA, fra cui Jacob Kurtzberg, un giovanotto del lower east side di Manhattan che si era fatto le ossa lavorando prima come pubblicitario, poi come animatore ed infine era sbarcato nel mondo del fumetto. Fianco a fianco a Jacob lavoravano nomi illustrissimi come Bill Everett, Joe Simon e Charles Nicholson Wotjtkowski, ma per Fox, a cui importava più dei soldi che di quello che produceva, la verità era una: lui era il Re dei fumetti, un appellativo che si dava da solo passeggiando e gongolando per gli studios della Fox Comics osservando i suoi profitti.

Gli esordi di Jack Kirby

Quello che Fox non sapeva, o forse sceglieva di non sapere era che tutti i suoi dipendenti lo prendevano fortemente in giro alle sue spalle, tanto che Bill Everett e Jacob Kurtzberg per anni si saluteranno goliardicamente chiamandosi a vicenda “Il re dei fumetti”. E per quanto Bill Everett, sia effettivamente uno dei più grandi maestri della nona arte, nonchè padre grafico di Daredevil, di Re, per tutti gli appassionati, ne esiste solo uno: Jacob Kurtzberg, meglio noto come Jack Curtiss, Curt Davis, Fred Sande, Teg Grey, Lance Kirby o più semplicemente Jack Kirby.

Nato il 28 agosto del 1917, Jack è figlio di emigrati ebrei Austriacii, Jacob è nato e cresciuto nel ghetto, ha fatto parte di una piccola gang giovanile, ma ha sempre disegnato e divorato storie dai romanzi pulp dell’epoca, ai film che guarda ossessivamente. Il ragazzo, fin da piccolo ha in testa in testa tre soli pensieri: uscire dalla sua situazione di povertà, avere abbastanza soldi per dare alla sua famiglia una vita dignitosa e raccontare storie. Per sua fortuna, aveva degli ottimi strumenti, ma soprattutto, quello che potremmo definire un superpotere: Jack Kirby lavorava ad una velocità e a dei ritmi che potremmo definire sovrumani.

Mentre i suoi colleghi annaspavano per far uscire una striscia sui quotidiani, Kirby con un bel numero di pseudonimi diversi ne gestiva quattro da solo, godendosi la varietà ed affinando sempre di più il suo stile, iniziando già a mettere i semi di quello che sarebbe stato il suo lavoro futuro. Le pagine infatti, per lo stile di Kirby, erano veramente troppo piccole, ed i bordi delle vignette erano stretti e claustrofobici tanto che capitava non di rado che i suoi personaggi uscissero dal bordo delle vignette, magari con un gomito che sporgeva dall’angolo della pagina, iniziando piano piano a rompere le convenzioni di un medium che ancora le convenzioni non ce le aveva.

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Nel frattempo, Kirby conosceva Joe Simon, e fu amore a prima vista. Simon aveva lo charme, la capacità di parlare con gli editori ed un acume per gli affari che a Kirby mancava, e Kirby aveva una potenza narrativa ed una velocità che mancava a Simon, ma ambedue avevano in comune una conoscenza straordinaria delle potenzialità del medium, ed un’abilità narrativa che nulla avrebbe potuto fermare se non una guerra di proporzioni mondiali. E così, dopo aver inventato Capitan America, personaggio che nella sua prima apparizione mollava un bel cazzottone in faccia ad Adolf Hitler, tanto che Simon e Kirby ricevettero anche alcune minacce di morte da simpatizzanti americani del partito nazista, minacce che arrivarono a smuovere persino il sindaco di New York dell’epoca, Fiorello La Guardia, che espresse grande solidarietà ai due autori e gli assicurò protezione da eventuali attacchi.

Mi fermo un secondo per un altro aneddoto su Kirby ed i simpatizzanti della Germania Nazista: un giorno arrivò una telefonata in redazione “Siamo qua sotto nell’atrio in tre, vogliamo far vedere a chi disegna Capitan America com’è fatto un vero americano”. Mentre la redazione si affrettava a chiamare la polizia avendo intuito che sarebbe potuta iniziare una rissa, Kirby si alzò le maniche della camicia, e scese nell’atrio solo per scoprire che i tre signori della telefonata, non c’erano già più. Forse sapevano, che quando Jack era giovane, nelle lotte fra gang rivali era in grado anche a tenere testa a cinque avversari assieme, chi lo sa.

L’esperienza durante la Seconda Guerra Mondiale

Nel 1942, prima di essere arruolato, Kirby si sposa con Rosalind “Roz” Goldenstein, designer di biancheria che per anni sarà al fianco di Jack in tutto, fungendo da voce della ragione per un uomo le cui emozioni erano come il segno sulla pagina: incontenibili. Si può dire, che per tutti e cinquantadue gli anni di matrimonio, in tutto quello che fece Kirby, c’era anche molto di Roz. Nel 1943 Kirby viene messo sotto il comando del Generale Patton, e sbarca in Europa, più precisamente in Normandia, dieci giorni dopo il famoso sbarco, pronto a combattere la guerra che aveva raccontato nelle sue storie.

Il Re, avrà da subito un ruolo complesso nel conflitto, quello di esploratore e disegnatore di mappe, uno dei ruoli più pericolosi poiché portava a muoversi in territorio nemico senza rinforzi e senza troppe risorse, insomma era un ruolo che davano solo ad un gruppo ristretto, anche perchè si sapeva che gli esploratori partivano, per forse non tornare mai più. Kirby, tornò, più volte e aiutò anche a smantellare un campo di concentramento, ma dopo essere tornato in patria, a guerra finita e vinta, non riuscì mai più a dormire sonni tranquilli, facendo spesso due incubi che lo svegliavano la notte: gli orrori della guerra, e il non essere in grado di dar da mangiare alla sua famiglia, che negli anni si espanderà con ben quattro figli.

L’epoca post bellica, verso la Silver Age

Negli anni 50, la partnership con Joe Simon tornerà a macinare storie su storie, portando il medium del fumetto ad ampliarsi non solo in termini di proposte, ma anche in termini di genere: il duo Simon&Kirby lancerà sul mercato “Young Romance”, il primo fumetto romantico della storia americana, assieme ad altri progetti come raccolte di storie horror e poliziesche, che avranno però meno successo.

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Il fumetto, sembrava inarrestabile, nulla lo avrebbe potuto fermare….se non un movimento di censura stratificato ed inarrestabile. Dopo la pubblicazione del libro “La seduzione dell’innocente” di Frederic Wertham, che denunciava i messaggi poco educativi degli albi a fumetti americani (sebbene, ironicamente fosse contro una forte censura) verrà fondato il “Comics Code Authority”, un organo nato per controllare che i fumetti avessero dei contenuti adatti ai ragazzini, e questo voleva dire niente più iperviolenza, niente più orrore, niente più mostri classici come zombie e vampiri e niente più situazioni più o meno adulte.  Moltissime case editrici vennero colpite duramente da questa mossa del governo, ed alcune furono costrette a chiudere i battenti, mentre piano piano tutti i vari generi di fumetti venivano falciati o largamente azzoppati nella loro funzione narrativa, ed i supereroi prendevano sempre più spazio, diventando il nuovo genere di punta della produzione USA. Una situazione cherportò alla fine dei quel periodo mitologico del fumetto supereroistico noto come la Golden Age.

Kirby, negli anni 60, lavorava per la Atlas Comics, già Timely Comics e futura Marvel Comics, assieme al collega sceneggiatore Stan Lee. Come Simon prima di lui, anche Lee era molto diverso da Kirby, e riusciva a coprirne i difetti, Lee era una personalità esplosiva, un frontman carismatico ed uno sceneggiatore piuttosto veloce. Ma soprattutto, era insoddisfatto.

Kirby, era arrabbiato. Arrabbiato con l’industria, arrabbiato con gli editori, arrabbiato con Hitler (quella, secondo il suo assistente Mark Evanier, non gli passerà mai. Ma come dargli torto). E anche qui, le storie sono diverse: Lee raccontava che l’idea per creare un nuovo fumetto gli fosse venuta dal presidente della Marvel, Martin Goodman (che peraltro, era suo parente, visto che Lee era cugino di sua moglie) che voleva un fumetto in grado di sfidare apertamente la testata concorrente “Justice League of America”, e Lee stanco dei soliti fumetti, consigliato dalla moglie deciderà di fare un fumetto a modo suo, fregandosene delle regole, in un ultimo urrà di gloria, e se non fosse andata bene, si sarebbe cercato un altro lavoro.

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Secondo Kirby, gli uffici della Marvel erano in subbuglio, chi era lì piangeva mentre un gruppo di operai pignorava i mobili, e fu lui a dire “beh, vi salverò io”. Nessuno sa quale fosse la verità, quello che sappiamo, è che dalla partenership Lee e Kirby, nacquero I Fantastici Quattro, ed il mondo del fumetto non fu più lo stesso. Questo, per molteplici motivi, ma ne vogliamo citare tre.

Il primo: in quel periodo, il distributore dei fumetti della Marvel, altri non era che la DC Comics, sua grande rivale, che aveva messo un veto sul numero di testate pubblicate dalla Marvel, con la clausola di poter ovviamente decidere cosa distribuire e cosa no. Lee e Kirby decisero quindi di fare un fumetto di supereroi, ma per evitare di non essere distribuiti, decideranno di nascondere il tutto con un sotterfugio, facendo sembrare il più possibile il primo numero della nuova testata un semplice fumetto con protagonisti dei mostri giganti, che tanto andavano di moda all’epoca, portando così la Marvel ad entrare di prepotenza nel genere più lucrativo.

Il secondo: L’albo dei Fantastici Quattro sarà la nascita dell’approccio alla sceneggiatura noto come “Il metodo Marvel”, che prevedeva che lo sceneggiatore consegnasse al disegnatore un’idea di trama, lasciando così a chi aveva la matita in mano il compito di dare il ritmo alla storia e di decidere le inquadrature, e di dare qualche consiglio su dialoghi e didascalie, che venivano però stesi in linea definitiva dallo sceneggiatore a disegni finiti. Questo metodo, sebbene fosse molto più veloce di quello tradizionale, porterà non pochi problemi legali e non alla Marvel,e ai suoi impiegati, visto che era impossibile capire chi avesse fatto cosa all’interno di una storia, dando vita a diatribe infinite e a dissidi su chi fosse il vero creatore di questo, o quel concetto.

Il terzo; grazie ai Fantastici Quattro, diventerà pratica consolidata, scrivere all’interno dei fumetti i nomi di chi al fumetto ci aveva lavorato. Certo, il primo posto era sempre dello sceneggiatore, ma dopo anni di anonimato per numerosi professionisti del settore, il fatto che questa fosse diventata la normalità sarà una rivoluzione molto ben accetta nell’ambiente. E da qui, fu il Boom. Assieme a Lee Kirby creerà Thor, Hulk, Giant-Man, Wasp, Avengers, X-men, Pantera Nera e dozzine di altri personaggi, fungendo da maestro e da paragone per tutti i disegnatori Marvel.

L’evoluzione di Kirby

In quel periodo infatti,il Re aveva migliorato molto il suo tratto, che iniziava ad avere delle tendenze cubiste, futuriste e primitiviste. Kirby disegnava a tutta pagina, senza fare sketch preliminari, con tutta una serie di dettagli che lo rendevano l’incubo di molti inchiostratori dell’epoca. Al contrario del collega Gil Kane che cercava nell’illustrazione la purezza delle forme, riuscendo a creare uno stile visivamente splendido ma poco dinamico, Kirby faceva del dinamismo il fulcro del suo lavoro. Prospettive falsate, proporzioni esagerate, espressioni grottesche facevano sì che in una sua tavola se un passante chiedeva indicazioni, l’interlocutore gli avrebbe indicato la via come se stesse indicando l’Apocalisse.

I volti squadrati ma espressivi, uniti ad un brillante uso delle diagonali, che facevano sì che usando il bordo delle vignette il Re fosse in grado di creare un senso di tridimensionalità che non si era mai visto, oltre ai suoi caratteristici effetti a puntini, che venivano usati per dare forma solida all’energia, diventeranno in poco tempo inconfondibili, tanto che negli anni, questo stile arriverà a permeare tutto il fumetto di supereroi mai pubblicato. Modificato, e sotto alcuni aspetti anche migliorato, cercando di fonderlo con risultati eccellenti allo stile di Kane ricercando dinamismo e purezza del tratto, ma, come Kirby aveva assorbito le influenze di chi era venuto prima di lui, il fumetto aveva ora assorbito Kirby, che era diventato l’architetto dell’immaginazione di milioni di lettori in tutto il mondo.

Quando le diatribe alla Marvel aumenteranno, Jack deciderà di fare un salto alla Dc Comics per cercare nuovi orizzonti, e la Dc risponderà in un modo estremamente sobrio. A Kirby, verranno affidate quattro testate, che avrebbe scritto, disegnato ed editato, avrebbe avuto quasi il controllo completo su tutto quello che avrebbe prodotto, e il suo arrivo prenderà la forma di enormi pubblicità a tutta pagina su tutti gli albi Dc che dicevano semplicemente: “KIRBY è qui”, come un roboante avvertimento, che ci faceva sapere che ne avremmo visto delle belle. Qui, il Re darà vita ai suoi progetti più sperimentali, la saga del Quarto Mondo, O.M.A.C., il Demone, Kamandi e sebbene alla Dc fosse stato trattato molto meglio di quanto non fosse stato alla Marvel, i suoi fumetti non otterranno un grande successo di pubblico, che non credeva molto nelle potenzialità di questi personaggi, portando al Dc a togliergli sempre più controllo, e piano piano anche a cancellare tutti questi progetti.

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Senza più una casa, Kirby tornò per un po’ alla Marvel, ma i tempi erano cambiati,ed il pubblico mainstream non faceva più per lui, e con l’arrivo degli anni 80 il re dei fumetti iniziò a cercare nuove strade. Passando dal proporsi come artista per alcuni cartoni, a provare a lanciare nuovi generi di fumetto come un albo misto fra erotico e fantascienza chiamato “Galaxy Green”, fino a lanciare nuove serie per la piccola casa editrice Topps, oltre ad alcuni lavori in Dc e ad una lotta feroce con la Marvel per ottenere il copyright di alcune sue storie, ma soprattutto delle sue tavole originali (di cui solo duemila gli vennero riconsegnate rispetto alle tredicimila che disegnò), Kirby si spense il 6 febbraio del 1994 per un’insufficienza cardiaca. Quattro anni dopo, il 22 dicembre 1998, lo raggiungerà Roz, la donna che amava dire al re che dopo aver salvato l’universo, avrebbe dovuto buttare via la spazzatura, ma soprattutto assieme alla quale aveva affrontato praticamente tutta la sua vita.

L’eredità di Kirby

Su Kirby, è stata detta e scritta qualunque cosa. Ci sono appassionati che non lo trovano interessante, che pensano che fosse uno sceneggiatore mediocre, c’è chi dice che nelle varie diatribe avessero ragione solo Lee o la Marvel, e c’è chi invece lo ama alla follia. Eppure c’è una verità indubbia: in 60 anni di carriera, Il Re ha creato almeno un capolavoro per ogni decade del fumetto nella quale ha lavorato. Pochi, pochissimi autori possono vantarsi di un record simile.

Visto con gli occhi di oggi, Kirby sembra munifico, esagerato. Ma osservandolo da vicino, non possiamo non vedere quanto sia moderno, attuale, quanto l’uomo che si chiamava Re per scherzo, semplicemente non sapeva di esserlo veramente. L’attenzione al dettaglio, il dinamismo di ogni singola figura, questi personaggi che trasudano personalità da ogni singolo poro, erano e sono l’esempio perfetto di un uomo che era così avanti a tutti, da prevedere il futuro.

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Negli anni 70, Kirby provò a convincere i vertici della Dc a pubblicare i fumetti in volumi di lusso da esporre in libreria. Gli risero dietro. Ora guardate la libreria di un appassionato di fumetti, e osservate la sua libreria, e contate quanti volumi di lusso possiede. Se dovessimo concentrare, tutto quello che Kirby, era e sarà, nel parere del cuore di chi scrive, dovremmo osservare il secondo numero di O.M.A.C., ma se dobbiamo dar retta alla testa, allora vi accompagno per un secondo per “New Gods 7” del 1972, una storia chiamata “The Pact”. Iniziamo con un’altra cosa, che avrebbe potuto fare solo il Re: la sua più grande saga, l’epopea del quarto mondo, inizia, con l’epilogo. Tutti gli dei antichi sono morti, ed ora nel cosmo vivono I Nuovi Dei, divisi fra due pianeti: l’infernale Apokolips e la paradisiaca Nuova Genesi. Il più grande condottiero di Nuova Genesi, è Izaya l’erede, che dopo aver visto la sua compagnia Avia venir brutalmente uccisa, decide di buttare alle ortiche il suo bastone da guerra, e chiedersi nella sua disperazione, quale sia la sua eredità. Izaya prenderà così un secondo bastone, uno da pastore, per diventare il leader pacifico di Nuova Genesi, noto come Altopadre, pronto a tendere sempre la mano, anche a chi avrebbe provato ad ucciderlo.

Possiamo vederci molto in tutto questo. Possiamo vederci una storia appassionate, un messaggio forte ed intaccabile sul fatto che sì, si debba lottare per quello che si vuole raggiungere perchè la speranza di un futuro migliore, come diceva Paulo Freire è lotta, ma che dopo la lotta si deve ricostruire. E possiamo vederci un uomo, che ha combattuto tutta la vita, sebbene la sua passione fosse raccontare storie di supereroi, che si chiedeva quale fosse, la sua eredità. L’eredità, di aver ridefinito un genere, l’eredità di esser stato così in gamba a scrivere supereroi, perchè un eroe lo era anche lui. Almeno, lo è per me. E sono sicuro di non essere il solo, ad essere un suddito fedele del Re.

Se vi siete appassionati all’arte di Jack Kirby, il nostro consiglio è di recuperare il volume Quarto Mondo