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La Stop Motion: dare vita all’inanimato

Cerchiamo di “svelare” l”arte della stop motion. Vi siete mai chiesti come nascono o come si muovono Jack Skellington oppure Coraline? Con quali tecniche possiamo dare la vita agli oggetti? Biancaneve, è realmente il primo film animato della storia?

“ Un coniglio mannaro?
Ah, questa si che è bella!
Il parroco deve aver ripreso a bere il vino della comunione. “

(wallace e gromit e la maledizione del coniglio mannaro, 2005 )

Stop Motion: un’arte che viene dal passato

Questa che stiamo vivendo è un’epoca davvero strana, un periodo storico nel quale stiamo provando a riscoprire ciò che in passato ci rendeva felici. Un passato che ai nostri occhi rende tutto più vintage o nel peggiore dei casi cool, la massa ci trascina e ci porta a pensare che tutto ciò che sia passato è giusto e bello, tutto ciò che ci siamo lasciati alle spalle è figo o motivo di moda.

Stranamente però questo non accade in tutti gli ambiti, ciò che viene “ riscoperto “ in ambito musicale o nel campo della moda non viene ad esempio portato alla luce in ambito cinematografico, sto naturalmente parlando della Stop Motion, chiamata anche “animazione a passo uno”, materia probabilmente seminale per tutta la settima arte.

Andiamo però con ordine, proviamo prima a rispondere al quesito iniziale: cos’è l’animazione a passo uno o Stop Motion? Stiamo parlando di una particolare tecnica con la quale è possibile “ rendere vivi “ degli oggetti inanimati, questo accade mediante l’utilizzo di una speciale macchina da presa utilizzata dallo stesso animatore che attiva e disattiva permettendogli di imprimere le ventiquattro fotografie necessarie per fare un secondo di pellicola.

Se ogni fotografia sarà differente dalla precedente e quindi l’addetto sarà riuscito a simulare il movimento dell’oggetto preso in esame allora potremo parlare di Animazione a passo uno.

Tanti modelli per muovere il mondo

In precedenza abbiamo più volte accennato al concetto di oggetti in movimento, vien da sé pensare che il procedimento possa essere sfruttato con diverse tipologie di strumenti, ognuno di essi avrà la propria tecnica e la propria nomenclatura.
Molti termini utilizzati derivano dall’inglese e si distinguono più per la scelta dei materiali che per la differenza di metodologia, proviamo a farne una veloce e semplice panoramica:

Claymation – contrazione di Clay Animation, riguardante esclusivamente l’utilizzo di pupazzi di plastilina, usata per esempio per creare personaggi leggendari come Wallace e Gromit, invenzione degli inglesi e mitologici Aardman Animations Studios, capaci anche di vincere l’Oscar nel duemilasei.

Cutout animation – tecnica d’animazione bidimensionale, prodotta usando oggetti statici e piatti come ritagli di giornale o vestiti. Tecnica usata e portata in auge da Quirino Cristiani, regista italo-argentino che nel millenovecentosette realizzò il primo lungometraggio sonoro della storia, El Apóstol, una satira sul neoeletto Presidente dell’Argentina Hipólito Irigoyen. Venne anche utilizzata per le prime serie andate in onda del celebre South ParkSilhouette animation – variante della precedente, delle figure nere si stagliano su fondali colorati, creando un effetto che risulterà simile alle ombre cinesi.

Graphic animation – viene realizzata utilizzando materiali grafici non disegnati, come ad esempio fotografie o ritagli di rotocalchi. Sarà possibile produrla utilizzando due diverse metodologie, muovendo la grafica in oggetto oppure muovendo gradualmente la cinepresa, è raro che questa metodologia sia usata da sola, sarà spesso in combinazione con altre.

Model animation – metodo che permette l’inserimento di elementi animati di pellicole in Live Action, come ad esempio King Kong, nella celeberrima pellicola del millenovecentotrentatre.

Go-motion – differente dalla classica Stop Motion, poiché l’oggetto preso in esame verrà mosso durante il periodo di esposizione della camera, questi movimenti saranno quasi sempre realizzati dal computer o da modelli robotizzati che risponderanno perfettamente agli ordini degli animatori. Questa tipologia permetterà una resa estremamente realistica, come se la scena fosse dal vivo.

Object animation – tecnica usata sugli oggetti di uso comune, dunque non appositamente creati per la pellicola. Un esempio di questo sono i film della serie Lego.

Pixilation – si crea usando degli attori in carne ed ossa che si presteranno ad essere immortalati nelle fotografie. Questa tecnica è spesso utilizzata per inserire nei film scene surreali, come attraversamenti di mura e così via.

Puppet animation – propriamente utilizzata per animare pupazzi, marionette, fantocci, giocattoli, essi saranno presenti in un ambiente costruito, al contrario di ciò che avviene nella model animation, visto che quest’ultima è ambientata nel mondo reale.

I Puppet solitamente possiedono una sorta di armatura interna che ne garantisce la rigidità mentre il personale ne manipolerà le giunture per permetterne il movimento, esempi di famosissime pellicole che sfruttano questa tecnica sono tra gli altri The Nightmare Before Christmas, un’idea di Tim Burton inizialmente proposta e scartata dalla Disney per via delle sue cupe ambientazioni, salvo poi ripensarci e farla produrre alla sua divisione più matura e adulta ovvero la Touchstone Pictures, affidandosi la direzione a Henry Selick.

Piccola curiosità: conseguentemente all’uscita del film in Giappone venne anche prodotto un manga, millenovecentotrentatre, anche recentemente stiamo assistendo ad una nuova pubblicazione riguardante il titolo, da parte di Planet Manga.

Scelta comprensibile visto che Burton aveva già lavorato per il vecchio zio Walt, precisamente come animatore, tant’è vero che il suo tenebroso zampino possiamo trovarlo in Taron e la pentola magica ed in Red e Toby – Nemiciamici.

Al termine di questi progetti Burton decise di abbandonare la Disney, poiché a suo dire “ l’ambiente era troppo felice “.

Puppetoons – variante utilizzata e creata secondo i metodi impiegati da George Pal, regista statunitense ma anche produttore e addetto agli effetti speciali, per realizzare questa tecnica servono numerosi pupazzi tutti identici tra di loro, differenziati soltanto per la struttura interna, così da poter usare il più adatto al momento giusto, secondo la scena che ci si appresta a girare.

Dopo questa noiosa quanto interessante sequela di informazioni è giusto adesso provare a rispondere al quesito iniziale, ovvero: come mai anche nel campo cinematografico non c’è questa “ riscoperta “ del vecchio e del passato? Probabilmente perché nel campo dell’animazione la spettacolarità prevale sul contenuto, l’artigianalità e la manualità sono messe da parte a favore della grafica computerizzata.

Computer e Stop Motion

Ovviamente sarebbe sciocco pensare che con l’utilizzo di questa tecnica non siano usciti dei capolavori, basti pensare per esempio alla pellicola di debutto della Pixar ovvero Toy Story, lungometraggio talmente importante e seminale che da molti è definito “ il nuovo Biancaneve “.

Alt però, non nascondiamoci dietro un dito, alcuni di voi staranno sicuramente pensando: ma quindi in tutte queste tecniche e possibilità non è previsto l’uso del PC? Certo che sì, ovviamente al giorno d’oggi è impossibile non usarlo, le esigenze sono molteplici, ad esempio per il montaggio, oppure come nel caso della Claymation esiste addirittura un software che permette di correggere gli errori e le imperfezioni della plastilina.

Fortunatamente, nonostante la terroristica avanzata del silicone, ancora oggi molti studi d’animazione lavorano e producono utilizzando questa fantastica tecnica, ricordiamo ad esempio uno dei più famosi e celebri, ovvero lo studio inglese Aardman Animations, creatore di personaggi e archetipi muti come Wallace & Gromit e la nuova arrivata Shaun The Sheep, spin-off del più famoso duo arrivata ad avere una sua serie, presto nelle sale con la sua seconda pellicola.

Nel dicembre del millenovecentonovantasette la casa inglese Aardman e  l’americana Dreamworks, nel suo reparto dedicato all’animazione, annunciarono al pubblico l’inizio della loro collaborazione, che li ha portati alla produzione e alla distribuzione del primo lungometraggio Aardman, già in progetto da più di un anno, stiamo naturalmente parlando dello splendido e citazionistico Galline in Fuga, uscito nelle sale nel duemila.

Questa pellicola non fu altro che un’apripista, permettendo alle due case di arrivare come detto in precedenza addirittura al vincere l’Oscar con i suoi personaggi di punta.

Nel duemilacinque in America prende forma una nuova realtà, un’azienda che nonostante la giovane età sta già facendo notevolmente parlare di sé, la Laika, uno studio nato con lo scopo di operare in due ambiti differenti, quello del cinema e quello pubblicitario.

Certamente non sono stati con le mani in mano, programmarono ben due produzioni, una in CGI e l’altra in stop-motion, il primo progetto venne poco dopo accantonato, il secondo per la regia di Henry Selick darà invece vita a Coraline e la porta magica, film del duemilanove basato sul racconto scritto da Neil Gaiman ed illustrato da Dave McKean.

L’uomo ha a disposizione numerose alternative e possibilità per poter dar forma alle proprie fantasie e alle sue idee, tutte differenti e ugualmente valide. Non bisogna lasciare indietro qualcosa perché non la comprendiamo o magari perché ci sembra complicato, bisogna allenare la nostra voglia di conoscenza e di criticità. Provate a cercare e a guardare qualcosa di cui si è parlato in queste pagine, avventuratevi in un mondo fatto di manualità e amore, un universo purtroppo poco conosciuto.

Non ve ne pentirete, ne rimarrete affascinati.

Volete saperne di più sulla Stop Motion? Ecco una lista di film e libri imperdibili sul tema: