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Elegante e professionale

Pagina 4: Elegante e professionale

Andrew Keir tratteggia la figura di Bernard Quatermass in maniera sfaccettata rendendo lo scienziato meno padrone di sé stesso e maggiormente preda del dubbio, anche se quella che era una sicurezza razionale diventa una sorta di fanatismo tecnologico che lo fa somigliare più a un stregone che a un uomo di scienza. 

Considerati i prevedibili conflitti tra scienza e militari, e l'introduzione di Barbara Shelley come scienziata (Come Jean Parker ed Ellen Drew negli anni precedenti), il film riesce a mantenere l'interesse tramite una presentazione misteriosa (ma non sempre chiara) delle creature misteriose. La regia di Roy Ward Baker è professionale.

Variety

Quatermass si rivela, come al solito, l'unico in grado di intuire il pericolo che sta correndo la nazione ed è proprio grazie al suo ingegno che la fiamma della speranza resta accesa. Il film deve comunque buona parte della sua dignità al regista Roy Ward Baker: il ritmo è avvincente, gli effetti speciali curati, la resa degna di nota. Nel suo piccolo è un'operazione impeccabile e da premiare, capace di sopperire al misero budget a disposizione grazie a una messinscena elegante e professionale. Merito delle capacità visive del regista che, qui più che mai, è riuscito a costruire un'operazione scorrevole e concitata, ad alta tensione ma dotata anche di una certa raffinatezza stilistica.

Ora i marziani siamo noi.

– tagline originale

La pellicola ha il difetto di essere un po' troppo lenta nella parte centrale, dove la vicenda sembra arrotolarsi su sé stessa, anche se c'è da dire che nell'insieme la storia funziona a meraviglia. Ottimi gli effetti speciali, l'astronave è bellissima e pure gli alieni fanno la loro figura.

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Il concetto poi non è male e l'idea di dare origine marziana ai terrestri è, per l'epoca, piuttosto rivoluzionaria. Nonostante siano passati più di vent'anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, anche in L'astronave degli esseri perduti, come nei film della saga che lo hanno preceduto, la paranoia dei bombardamenti è ancora viva e si palesa nel finale, dove la distruzione della città ricorda indubbiamente i raid nazisti subiti dagli inglesi durante il conflitto. Nel plot c'è spazio pure per una sfumatura esistenziale, con tanto di gigantesco alieno che sovrasta la città e ricorda il demonio, proprio mentre per le strade scoppiano tumulti razzisti. Non male.