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L’Uomo Immaginario: Al Ewing e la ricerca del sé

La percezione del sé è da sempre al centro della narrativa di fantascienza. La comparsa di temi legati all’evoluzione tecnologica, come le intelligenze artificiali o la comparsa di vita sintetica, ha portato grandi nomi del genere a interrogarsi sulle implicazioni etiche e sociali di questo dualismo tra organico e sintetico. Dal Ciclo dei Robot di Asimov, divenuto poi centrale nel film Io, Robot, al cult Blade Runner, ispirato a uno dei capolavori di Dick, Ma gli androidi sognano pecore elettriche?. Quasi tutti gli autori che si sono cimentati con questa analisi hanno contrapposto l’uomo biologico alla sua controparte artificiale, giocando su dubbi e percezioni del mondo, fermandosi comunque su due posizioni ben precise da cui offrire diversi punti di vista. Con L’uomo Immaginario, nuova lettura proposta da Edizioni BD all’interno della sua etichetta 451, Al Ewing affronta questo dilemma morale da una prospettiva diversa, più intima.

uomo immaginario

Il nome di Al Ewing può risultare nuovo ai lettori di sci-fi, ma per gli appassionati di comics Ewing è l’autore di alcune delle run più recenti e accattivanti di storici personaggi Marvel, come Loki: Agente di Asgard. Oltre al Dio dell’Inganno, Ewing sta anche narrando le avventure di Hulk e dei Guardiani della Galassia, dimostrandosi un narratore attento e ironico, capace di cogliere le giuste sfumature dei personaggi analizzandone con personalità emozioni e psiche. Una sensibilità narrativa che si riconferma in L’uomo immaginario, un romanzo sci-fi in cui l’elemento fantascientifico viene utilizzato in modo delicato, adattando al meglio l’inventiva di Ewing affinché risulti credibile e quotidiana.

L’Uomo Immaginario: come percepire la realtà?

Los Angeles, capitale del mondo del cinema, è stata rivoluzionata dall’apparizione degli Immaginari, esseri sintetici generati per incarnare personaggi del mondo del cinema, che si tratti di figure storiche del mondo dell’entertainment, come Sherlock Holmes, o altre meno celebri, nate dalle fantasie di sceneggiatori e scrittori poco noti. Gli Immaginari sono divenuti rapidamente una presenza familiare del contesto sociale di Los Angeles, oggetto di morbose curiosità e di un razzismo latente che li vuole relegati al ruolo di freak da rotocalco. Apparentemente vincolati ai limiti imposti dai loro personaggi, gli Immaginari non possono crearsi un’esistenza normale fuori dagli schemi imposti dai loro creatori.

In mezzo a questa nuova visione della Mecca del cinema vaga Niles Golan, creatore della deludente saga di romanzi di Kurt Powers, in cerca di un successo che sembra solamente sfiorare, senza mai affermarsi pienamente. Los Angeles per Golan avrebbe dovuto essere una miniera di opportunità, ma la sua narrativa, apparentemente, non è stata compresa dall’ambiente cinematografico, facendo montare nello scrittore una certa acredine e portandolo a sentirsi incompreso dal mondo dell’entertainment.

al ewing

Se dal punto di vista lavorativo la sua vita sembra complicata, nel privato Niles non ha avuto maggior successo. Un matrimonio fallito alle spalle, a causa della sua reiterata infedeltà, Niles ora può contare solamente sull’amicizia di Bob, un Immaginario basato sulla figura di un personaggio di film d’azione ispirato a un fumetto, e di Maurice, il suo alquanto strambo agente. A completare il quadro delle sue relazioni personali abbiamo il suo analista, Ralph, anch’egli un Immaginario, in passato protagonista di una serie televisiva con protagonista uno psichiatra.

La vita di Niles sembra destinata a seguire una spirale di depressione sino a quando lo scrittore non viene assunto per scrivere la sceneggiatura del remake di Lo stupefacente Mr Doll, B-movie anni ’70 nato come parodia di James Bond, di cui Golan era una fan durante l’adolescenza. Occasione apparentemente imperdibile, in cui Golan si getta anima e corpo, ma che lo porterà a indagare più a fondo sulla sua natura e sulla sua identità, cambiando radicalmente la sua esistenza.

L’Uomo Immaginario nasconde già nel titolo la sua identità narrativa. Ewing crea un tessuto sociale credibile e autentico, fortemente influenzato dalla presenza degli Immaginari, che ritrae con occhio attento, scavando nel profondo delle loro anime, dando vita a una dualismo con la psiche di Niles meraviglioso. Di Niles abbiamo una doppia visione, quella in terza persona offerta dalla voce narrante, e la condivisione dei suoi pensieri, un flusso di coscienza divergente dalla realtà in cui Niles costruisce esiti diversi in cui emerge come il vincente, quasi una rivalsa immaginaria in cui sublima la sua disperata ricerca di successo.

Ewing indaga con sensibilità nell’animo dei personaggi

Ewing sfrutta magnificamente questo meccanismo per sviluppare l’evolversi del protagonista, mutando il tono dei suoi pensieri al presentarsi di situazioni sconvolgenti nella sua esistenza, improvvisamente stravolta dalla ricerca spasmodica delle origini della storia da cui era nata Lo stupefacente Mr Doll. Da ammirare il perfetto equilibrio con cui Ewing crea una sinergia tra la caccia alla verità dietro la nascita di questo personaggio fittizio e la presa di coscienza di Niles su come definire sé stesso e gli altri, compreso il suo amico immaginario. L’uomo immaginario non è un romanzo di fantascienza dinamico e moderno, pur avendo un ritmo godibile e appassionante, ma si affida una costruzione emotiva che ricorda la narrativa di Dick. Ewing gioca con la mente del protagonista, la muove in direzioni imprevedibili costringendola a crescere, a rivoluzionare anche la personalità stessa del protagonista, che verso la fine del romanzo dovrà rispondere all’interrogativo centrale del romanzo: chi è l’Uomo Immaginario?

Con classe e misura, Ewing inserisce anche il tema razziale, declinato in questo caso nel modo in cui sono percepiti gli Immaginari. Tramite Bob, abbiamo modo di sentire una voce di contrapposizione a Niles, convinto di essere di mentalità aperta perché ha amici Immaginari, eco di una mentalità tremendamente contemporanea. L’amicizia tra Niles e Bob, specialmente nella seconda parte de L’Uomo Immaginario, consente a Ewing di allacciare la definizione di sé dello scrittore anche all’accettazione della propria mentalità verso questi esseri artificiali, con un radicale cambiamento di prospettiva che diventa parte della catarsi del protagonista.

l'uomo immaginario 1

L’Uomo Immaginario avvince il lettore grazie a questa realtà distopica, popolata dagli immaginari, in cui non mancano i richiami alla nostra quotidianità. Ewing inserisce con intelligenza richiami alla cultura cinematografica, da Star Trek a Mission Impossibile, creando un legame empatico con il lettore, che si sente parte di un mondo potenzialmente reale, con cui ha familiarità. Sotto questo aspetto, è lodevole la cura con cui Edizioni BD inserisce note a piè di pagina per dare al lettore italiano quelle piccole nozioni mancanti per comprendere meglio alcuni passaggi, una chiave di lettura facilmente accessibile che rende ancora più avvincente la lettura de L’Uomo Immaginario.

Con L’Uomo Immaginario, Edizioni BD arricchisce la sua collana 451 di un’altra intrigante lettura di fantascienza, riconfermando le buone sensazioni offerte con Relazioni. In un periodo in cui le librerie offrono un’ampia scelta di letteratura sci-fi, 451 si sta facendo apprezzare come una selezione di narrativa di genere coraggiosa e particolare, selezionando con cura proposte che amplino quelli che sono i tradizionali canoni della letturatura fantascientifica.

L’uomo immaginario


L'Uomo Immaginario è un'avvincente romanzo in cui Al Ewing ci guida in un viaggio alla ricerca dell'identità autentica di sé, utilizzando l'elemento sci-fi come strumento analitico perfetto. Una scrittura scorrevole e avvolgente, che mette in chiaro le problematiche esistenziali contemporanee.

Pro

  • Storia avvincente
  • Narrazione impeccabile e ben ritmata
  • Trovate narrative perfette per esaltare la personalità dei protagonisti
  • Cura editoriale ottima
  • Valerio Stiveè adatta magnificamente il testo originale

Contro

  • Alcuni riferimenti sono troppo referenziali alla cultura americana