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Manga Izakaya #02: l’oden da XXXHolic

Dopo aver cucinato gli okonomiyaki il mese scorso, per la seconda puntata di Manga Izakaya prepariamo un piatto tipico invernale, qualcosa che i giapponesi cucinano per riscaldarsi durante i lunghi mesi freddi: l’oden.

In questo caso prendiamo spunto da una delle opere delle Clamp: XXXHolic.

XXXHolic

XXXHolic nonostante le tre X nel titolo non ha nulla di erotico. Si tratta di un seinen delle Clamp pubblicato in Italia da Star Comics a cadenza irregolare dal 2007 al 2011.
Le storie di Holic sono connesse a Tsubasa RESERVoir CHRoNiCLE, un altro manga del gruppo di autrici – abitudine non molto piacevole delle Clamp, che usano spesso collegare le loro opere, lasciando i lettori digiuni di informazioni, talvolta anche piuttosto importanti, se non seguono tutte le serie.

“Nessuno è tanto speciale da non rientrare nell’ordine delle cose.”
Yuko Ichihara

Il manga parla di Kimihiro Watanuki, un ragazzo perseguitato da mostri e spiriti, che misteriosamente sono attratti da lui. A peggiorare le cose, c’è il fatto che queste creature sono visibili solo dal ragazzo, che non solo è tormentato da loro, ma sta male fisicamente ogni volta che un mostro gli si accosta.
Le cose cambiano radicalmente quando per caso capta in un negozio in grado di realizzare i desideri. Lo strano negozio è gestito dalla bella Yuko Ichihara, un’affascinante strega dai molti nomi e con una certa fama nel mondo del sovrannaturale.

La donna va subito al sodo: per esaudire il desiderio di Watanuki, che vorrebbe liberarsi della sua dote di vedere gli spiriti, deve essere pagato un prezzo equo. Yuko scopre che il ragazzo, da sempre solo al mondo, è molto abile nei lavori manuali, e così Watanuki si ritroverà a pulire la casa, il negozio e a svolgere strani compiti per conto della strega finché non avrà lavorato abbastanza perché il suo desiderio venga esaudito.

Nel giro di poco, verranno presentati nuovi personaggi che saranno coinvolti sempre più spesso nella vita di Watanuki, inclusi Himawari Kunogi, la ragazza per cui ha una cotta, e il suo “rivale” in amore Shizuka Domeki. Il trio diventerà sempre più unito, nonostante le frequenti sfuriate di Watanuki contro Domeki.

“A questo mondo non esistono coincidenze, esiste solo l’inevitabile.”
Yuko Ichihara

La prima parte del manga riesce ad essere divertente e brillante, nonostante le atmosfere spesso cupe e le situazioni limite fatte anche di personaggi che muoiono di morte violenta. Watanuki ha spesso reazioni buffe, Yuko beve molto e riesce a sdrammatizzare ciclicamente, Maru e Moro – le bambine che vivono con Yuko – sono personaggi di contorno esilaranti e tutte le espressioni ridicole sono estremizzate dalle autrici con la tecnica del deformed. Anche le famose e continue sfuriate che Watanuki fa a Domeki risultano comiche sia per il deformed che per il modo di reagire naturale ed elegante di Domeki che sembra non sentire niente di ciò che dice Watanuki.

Nella seconda parte del manga, Watanuki diventa il nuovo proprietario del negozio di Yuko e tocca a lui esaudire i desideri dei clienti. In questa seconda parte cambia l’atmosfera della storia, da alcuni critici la sparizione di Yuko è stata definita come “un evento molto deprimente” che ha significato modificare l’approccio narrativo con un’assenza di comicità che ha fatto perdere molto al racconto. Inoltre, la scomparsa di Yuko non è mai stata spiegata nel corso della storia, ma è stata ripresa in Tsubasa, cosa davvero detestabile. Chi sperava in un lieto fine per Watanuki è rimasto con un sapore agrodolce in bocca, e chi si era abituato ai siparietti comici è rimasto piuttosto deluso, nonostante l’indiscutibile qualità dell’opera.

Dal punto di vista visivo XXXHolic è meraviglioso: le atmosfere oniriche sono rese abilmente, i fili di fumo del kiseru che fuma Yuko sono onnipresenti e raffinate decorazioni, i vestiti della donna sono un mondo a parte. Finale discutibile a parte, (che in un certo senso è stato mitigato dal seguito dell’opera, anche se non è una scusante) XXXHolic è un manga che vale la pena avere nella propria libreria.

Veniamo all’oden

L’oden è un tipico piatto invernale molto popolare in Giappone. Nonostante sia un piatto principalmente casalingo non è difficile trovarlo anche nei ristoranti o negli izakaya. Addirittura nel periodo invernale i konbini offrono delle vaschette colme di brodo in cui galleggiano i vari ingredienti e si può comporre il piatto a proprio piacimento. Oppure il massimo della fortuna sarebbe quello di incontrare un yatai: le bancarelle fisse o i carretti mobili che spuntano durante i matsuri.

In pratica l’oden è uno di quei piatti “familiari” che assomigliano alle nostre minestre, è composto da molti ingredienti che si cuociono in un brodo fatto col katsuobushi ovvero tonnetto secco e con le alghe konbu, e che viene poi insaporito con la salsa di soia.

Come tutti i piatti casalinghi, ci sono diverse versioni regionali che presentano differenze anche sostanziali. A Nagoya ad esempio si usano molto tofu e konjac e si usa molta salsa di soia; nel Kansai (zona di Kyoto) ha un sapore molto più forte della versione del Kantō (la regione dove si trova Tokyo). L’oden di Shizuoka si prepara con il brodo di manzo e salsa di soia, e tutti gli ingredienti sono infilzati anziché lasciati galleggiare o cuocere liberi a immersione.

Prepariamo l’oden!

Noi proveremo a preparare l’oden senza soffermarci sullo stile di una città o dell’altra: quando si preparano piatti stranieri con così tanti ingredienti, l’importante è che siano freschi (almeno buona parte di essi) e che si possano trovare facilmente anche in Italia (ad esempio qui). Se non trovate qualcosa, pazienza. Per i puristi potrebbe non essere abbastanza, ma a volte semplificare è il modo migliore per non scoraggiarsi.

Ingredienti:
– dashi
– 1/3 ravanello daikon
– 2 patate
– 2 carote
– 4 uova sode
– 1 blocco di konnyaku
– 2 blocchi di tofu fritto (ganmodoki o atsuage)
– 2 hanpen (triangoli o quadrati ottenuti dalla polpa di pesce bollita)
– 4-5 cucchiai di salsa di soia
– 1 cucchiaino di zucchero
– 2 cucchiai di sake

Preparazione:
Tagliate il daikon in tondini spessi. Tagliate le patate a metà. Sbucciate le uova sode. Tagliate gli altri ingredienti in pezzi grandi.

Aggiungete il dashi in una pentola capiente o in una donabe. Aggiungete gli ingredienti nella pentola a cui seguiranno il sake, la salsa di soia e lo zucchero.

Abbassate il fuoco e fate sobbollire per 40-60 minuti. Più a lungo si cucina, migliore è il gusto… un po’ come per il nostro brodo, no?

Aggiungete altro brodo dashi e salsa di soia, se necessario. L’Oden viene solitamente servito in una pentola con coperchio in ceramica chiamata donabe e viene accompagnato dal  karashi, che è una senape piccante giapponese. Un tocco di senape viene aggiunto ad ogni boccone.

Come avete visto non c’è niente di difficile, se non avere la voglia di rintracciare tutti gli ingredienti. Ovviamente se avrete la fortuna di assaggiare l’oden giapponese sarà più ricco, con molti più componenti, e preparato abilmente da mani giapponesi esperte.

Tutto sommato però… il nostro è sempre meglio di niente, vero? Buon appetito!

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