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Star Trek: chi è Q?

Come si affronta un essere onnipotente? Interrogativo decisamente inquietante, ma a cui hanno dovuto rispondere diversi ufficiali della Flotta Stellare. Nei decenni di avventure raccontate da Star Trek, infatti, più di un capitano ha dovuto confrontarsi con questa sfida impari, che si trattasse di un vecchio amico divenuto onnipotente o di creature la cui tecnologia surclassasse di molto quella della Federazione. All’interno di questo ristretta cerchia di villain dai poteri sconfinati, un nome in particolare ha saputo ritagliarsi una celebrità particolare: Q.

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Difficile, infatti, non associare al personaggio interpretato da John de Lancie il primato di creatura onnipotente più subdola e irritante, titolo abbondantemente meritato grazie all’accanimento con cui questo essere interdimensionale ha saputo abbattersi sul capitano Picard e l’equipaggio dell’Enterpirise durante Star Trek: The Next Generation. La performance dell’attore e la perfetta dinamica instaurata con l’ufficiale interpretato da Patrick Stewart furono le chiavi del successo di una figura ricorrente della serie, che riuscì anche a ritagliarsi delle comparsate in altre produzioni del franchise.

Creare un nemico onnipotente

La prima apparizione di Q avviene in Incontro a Farpoint, episodio inaugurale di The Next Generation. Nella stesura della sceneggiatura, Gene Roddenberry, il creatore di Star Trek, era alla ricerca di un modo per creare una storia di ampio respiro che potesse svilupparsi in modo coerente nelle due ore prevista per il doppio episodio pilota di The Next Generation. Da questa esigenza, prese vita l’idea del processo all’umanità, che sarebbe stato tenuto da un giudice particolare, una creatura pressoché onnipotente. Da questo spunto, nacque il personaggio Q.

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Roddenberry battezzò Q il personaggio in onore di Janet Quarton, trekkie britannica che fu la prima presidente dello Star Trek Fan Club inglese, e che ospitò in diverse occasioni Roddenberry e altri nomi noti della saga. L’entusiasmo con cui Roddenberry presentò il suo nuovo personaggio agli sceneggiatori venne però smorzato da parecchie critiche, come svelò uno degli storici narratori di Star Trek e creatore degli infernali triboli, Dave Gerrold:

“Ci guardammo tutti in faccia, dicendoci ‘Non Trelane di nuovo!’. Lo odiavamo tutti, e spiegammo a Gene che non era un personaggio particolarmente riusciti, ma ovviamente lui non ci diede ascolto. Ci disse ‘Fidatevi, per come lo farò, i fan lo adoreranno’”

Il Trelane a cui si riferisce è l’antagonista affrontata da Kirk in Il Cavaliere di Gothos, episodio della serie classica in cui l’equipaggio della prima Enterprise si ritrova a essere la pedina del gioco di un essere misterioso, apparentemente onnipotente. Il timore degli sceneggiatori era che questa similitudine tra i due personaggi potesse venire accolta tutt’altro che positivamente dagli spettatori più affezionati di Star Trek, ma Roddenberry fu inamovibile. Ironicamente, nel romanzo di Peter David Q-Squared, venne lasciato intendere che Trelane fosse un giovane membro di Q, apparentemente figlio del diabolico esser interpretato da de Lancie.

Una volta concordato di portare in scena il personaggio, si decise di affidarlo all’attore John de Lancie, una scelta che fece la fortuna del personaggio. Non c’è un solo addetto ai lavori di Star Trek che non consideri Q una figura perfettamente riuscita, grazie alle spiccate doti recitative di de Lancie, che interpretò al meglio l’alieno, sin dalla sua prima apparizione. I suoi colleghi attori rimasero sbalorditi dal modo in cui fece suo lo spirito del personaggio, creando una dinamica relazione palpabile e indimenticabile con Picard.

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Per il produttore Rick Berman, Q fu il vero elemento chiave del successo del primo episodio di Star Trek: The Next Generation, mentre il regista di Incontro a Farpoint, Crey Allen, non ebbe problemi a identificare quale fosse il segreto del personaggio:

“Q è chiaramente un parto della genialità di Gene Roddenberry, su quali siano le domande che ci poniamo, era l’inquisitore che ognuno di noi si porta sulle spalle”

L’aspetto di Q non venne pensato per essere forzatamente alieno, ma anzi lo si volle rendere simile agli umani, per creare una sorte di empatia. Il supervisore dei truccatori Michael Westmore , infatti, decise di caratterizzare il personaggio tramite un utilizzo razionale di make up e colorando lievemente le labbra di de Lancie, in modo che il personaggio risaltasse rispetto al resto degli attori mantenendo comunque una certa affinità con loro.

Q, giudice e giuria dell’umanità

Più complesso fu pianificare la sua entrata in scena come Giudice, il ruolo più iconico di Q, che venne nuovamente presentato nell’ultimo episodio di The Next Generation, Ieri, oggi, domani. Nella sceneggiatura originale di Incontro a Farpoint, Q avrebbe dovuto fluttuare per aria, ma la produzione non riusciva a comprendere come realizzare questo particolare effetto. L’intuizione venne a Herman Zimmerman, che suggerì di posizionare lo scranno del Q giudice su un braccio meccanico di una telecamera, facendolo entrare in scena come se uscisse da un buco nero. Questa idea divenne il meccanismo con cui Picard e i suoi uomini videro muoversi il Giudice Q. Se la genesi di Q sembrò, tutto sommato, abbastanza facile, un altro aspetto si rivelò particolarmente complesso: la sua onnipotenza.

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In Incontro a Farpoint, Q viene immediatamente presentato come un essere onnipotente, secondo quelle che erano le necessità di Roddenberry per quella particolare situazione. Ma un essere dotato di un simile potere rendeva difficile creare nuove situazioni in cui la sua presenza non fosse un elemento di instabilità all’interno delle trame, come notava uno dei grandi nomi di The Next Generation, Ronald D. Moore:

“Q era un personaggio affascinante, ma pensavo che dovessimo utilizzarlo con particolare attenzione nella serie. Ero convinto che se lo avessimo impiegato una volta a stagione, sarebbe stata la giusta presenza”

La presenza di Q comportava anche una netta definizione del personaggio, che non poteva essere un semplice antagonista, dato che con i suoi poteri avrebbe potuto avere facilmente ragione di Picard e del suo equipaggio. Motivo per cui si decise, non a fatica, di creare storie in cui la sua figura un particolare interesse per gli umani, sottoponendoli a prove anziché accanirsi su di loro. Per Moore e Jeri Taylor questa fu una vera sfida, perché se da un lato l’onnipotenza di Q poteva essere un divertente modo di esplorare nuove possibilità, dall’altro richiedeva un bilanciamento di equilibri narrativi che non lo trasformasse in un semplice deus ex machina.

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Motivo venne per cui venne creata una complessa e appassionante dinamica che legasse il personaggio interpretato da John de Lancie a Picard, rendendolo anche parte di momenti centrali nella saga, come il primo incontro con i Borg. Questa stretta relazione tra i due, però, fece sì che Q venisse percepito come un personaggio che difficilmente si potesse gestire lontano dal capitano dell’Enterprise, una relazione che Moore aveva ben presente:

“Il segreto di Q era la sua relazione con Picard. Q, per qualche ragione, era infatuato di Picard. Era questo il fondamento del loro rapporto, motivo per cui, quando apparve in Deep Space Nine, non era un personaggio efficace. Quella strana relazione affettiva che aveva con Jean-Luc era il motore del suo personaggio, aveva fatto faville con Una seconda possibilità e infine aveva funzionato in Ieri, oggi, domani”

Per quanto affascinante, in effetti, Q senza Picard perdeva gran parte del suo fascino, della sua personalità. Quando apparve in Deep Space Nine, sembrava fuori contesto, i suoi exploit da entità onnipotente non riuscivano a coprire un’assenza palpabile, mancava la sua controparte.

Q oltre a The Next Generation

Anche le sue apparizioni in Voyager, seppure maggiormente contestualizzate, erano comunque meno incisive di quelle in The Next Generation, nonostante la sua interazione con il capitano Janeway lasciasse emergere una sua umanità quasi infantile, aspetto che lo impreziosì come personaggio. Tolte le su apparizioni in The Next Generation, per vedere un Q nuovamente all’altezza delle aspettative si è dovuta attendere Lower Decks, dove questa entità onnipotente ha fatto delle fugaci comparsate, spesso citando i ruoli interpretati nella serie ambientata sulla Enterprise-D.

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Ma ancora una volta, l’assenza di Picard era percepibile, riconferma di come Q fosse oramai indissolubilmente legato all’ufficiale francese. Una sinergia che aveva sorpreso quando nella prima stagione di Picard, la serie di Amazon Prime Video dedicata al capitano interpretato da Patrick Stewart, non si era visto Q. Un’assenza che, in queste ore, è stata scongiurata per la seconda stagione, visto che John de Lancie tornerà a interpretare il vulcanico alieno onnipotente, portando chissà quali nuove mirabolanti follie nella vita di Picard.