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The Circle, se la realtà supera la finzione

Prendi un'attrice carina ma non bellissima, perfetta come "ragazza della porta accanto" (Emma Watson), un attore maturo che mescola Jobs e Zuckerberg (Tom Hanks) e un manipolo di gregari di buon livello tra cui John Boyega. Fai scrivere il soggetto allo stesso autore del romanzo da cui è tratto il film (Dave Eggers) e metti tutto in mano a un regista giovane e preparato come James Ponsoldt. Quello che ti aspetti, se non un capolavoro, è almeno un film stimolante e interessante. E invece no, perché il Cinema non si basa sulla matematica e non sempre sul grande schermo 2+2 fa 4.

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The Circle è così una grande occasione mancata, un film che parte con grandi obiettivi ma non riesce a concretizzare una vera critica ai social network e soprattutto al modo in cui riplasmano il mondo, con la nostra implicita benedizione. Indeciso tra ambizioni e mainstream, la pellicola scivola via, tra una sceneggiatura banale in cui abbondano luoghi comuni e tutto sa di già visto, prove d'attore scolastiche e una regia incapace del colpo d'ala.

La sensazione è che il film, che vorrebbe proporre una riflessione su un possibile futuro a breve termine, non riesca in realtà a tenere il passo con la tecnologia del presente e manchi quindi di cogliere le profonde implicazioni che sono già qui, sotto gli occhi di tutti, ma che nessuno ha davvero il coraggio di affrontare di petto.

E forse questa è la più grave mancanza di The Circle, l'incapacità di affondare il coltello nella piaga e di costringerci a guardarci allo specchio. Nell'omonimo libro da cui è tratta la sceneggiatura infatti la protagonista Mae Holland è la donna-massa, il personaggio che rappresenta il punto di vista dell'utente medio attuale. Estrazione sociale modesta, buona istruzione, posizione economica instabile, lavoro frustrante, che dinanzi all'occasione di migliorare la propria vita e quella dei propri cari, non riesce a prendere coscienza del contesto in cui si viene a trovare.

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The Circle – il libro –  era soprattutto questo, una riflessione non solo e non tanto su quale possa essere il punto di equilibrio tra innovazione e privacy, tra il privilegio che questo tempo ci dà di risolvere meglio e più velocemente i problemi. Piuttosto l'accento cadeva su quello che ci chiede in cambio, trasformandoci in animali da macello 2.0, in cui non è la nostra carne ad essere sfruttata, ma i nostri dati, la nostra intimità digitalizzata. Un sistema che diviene tanto più opaco nei fini e nei mezzi quanto più ci costringe a vivere nudi in una casa di vetro.

Tutto questo nel libro è molto chiaro, mentre nel film viene banalizzato in un ribaltamento di prospettiva scontato e riduttivo, in cui alla fine il cattivo è il direttore dell'azienda. Insomma per Ponsoldt i cattivi sarebbero al di fuori di noi, mentre per Eggers, in modo molto più interessante, siamo noi stessi i nostri aguzzini, Capò pronti a scambiare tutta la nostra vita, quella degli altri e la costruzione stessa della realtà in cui viviamo per il nostro piacere effimero, per il nostro tornaconto, per la nostra indolenza, che non ci consente di reagire a ciò che pure è sbagliato in quanto ci circonda. 

Ogni riferimento al nostro rapporto con Facebook&C. non è puramente casuale.


Se le tematiche trattate da The Circle vi interessano il consiglio è di risparmiare sul biglietto del cinema e investire sull'acquisto del libro.