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Tower of God 1, recensione del fenomenale webtoon

Dopo Solo Leveling, Star Comics porta in Italia un altro fenomenale webtoon che sta riscuotendo un incredibile successo in tutto il mondo: Tower of God 1. Scritto e disegnato da Siu, il webtoon, serializzato dal 2010 su Never Webtoon, viene presentato dall’editore perugino in un massiccio volume brossurato con sovraccoperta ovviamente tutto completamente a colori.

Tower of God 1

Bam e la scalata alla Torre

Bam ha visto svanire davanti ai suoi occhi l’amica Rachel intenzionata a scalare la misteriosa Torre in cui si trova per vedere finalmente il cielo azzurro. Dove sia effettivamente andata a finire è un mistero, rimane il fatto che ora come ora Bama non può far altro che orientarsi nel luogo in cui si è misteriosamente risvegliato. Ad attenderlo infatti c’è il misterioso Headon (una sorta di coniglio antropomorfo) che lo indica, qualora ce ne fosse bisogno, che le risposte si trovano sempre ai piani alti della Torre.

Bam è intenzionato a proseguire ma Headon gli sbarra la strada: per passare dovrà superare una prova e un insidioso nemico. Bam ha intanto attirato l’attenzione di altri due scalatori, detti ranker, ovvero Yuri e Evan Edroch, proprio la ragazza cercherà di aiutare lo spaesato Bam donandogli la formidabile spada Marzo Nero grazie alla quale supera indette il nemico ma non senza dubbi e difficoltà.

Bam accede così ad un nuovo e ben diverso livello dove incontra altre persone come lui intenzionate a scalare la Torre ma dotate di fantastici poteri e pronte a tutto pur di arrivare in cima. Ma esattamente cos’è la Torre e perché tutti vogliono scalarla?

Tower of God 1

Le prime risposte arrivano da un altro ranker, Lero Ro, che mette Bam di fronte ad un’altra insidiosa prova legata alla Shinsu, la misteriosa sostanza che permette di respirare e fornisce l’acqua all’interno della Torre.

Tower of God 1, un inizio alienante

Sin dalla primissima pagina di Tower of God 1 risulta evidente che l’ispirazione di Siu sia il genere isekai (genere ormai dominante per il fumetto orientale e declinato nelle più disparate forme dallo sci-fi distopico alla commedia passando per il classico battle shonen). Se infatti il “risveglio” del protagonista e i suoi primi passi all’interno della misteriosa Torre ricalcano in tutto e per tutto gli stilemi del suddetto genere, il tono generale e la decompressione (soprattutto nei capitoli centrali di questo primo volume) tuttavia donano al racconto un andazzo e un’atmosfera a tratti onirica e sicuramente alienante riportando alla mente, con le dovute proporzioni e distinguo, Hideaki Anno e Tsutomu Nihei.

Con questi due autori infatti Siu condivide il gusto per il mistero e quella diffusa aria di misticismo che pervade sia le motivazioni del protagonista Bam e dei suoi compagni nella scalata sia degli antagonisti, i ranker, che si trova ad affrontare seppur non direttamente contravvenendo allo schema tipico dello shonen invece. Non che riferimenti al genere “maschio” per antonomasia non ci siano anzi, proprio la parte centrale (un po’ prolissa in spiegazioni troppo vaghe e dubbi esistenziali troppo esili del protagonista) viene ravvivata da un discreto combattimento che ricorda il Bleach di Tite Kubo mentre proprio le varie abilità, eterogenee, così come le armi a disposizione dei vari “scalatori” fra regolari e irregolari (distinzione che viene precisata negli ultimi capitoli del volume) attigono a pieni mani dall’immaginario del battle shonen.

Tower of God 1

Proseguendo nella lettura poi risulta evidente come Siu cerchi di compenetrare quell’aurea di misticismo e mistero con toni survivalistici che culminano proprio con qualche dettaglio in più sulla Torre degli ultimi capitoli, dettagli che mostrano anche in maniera lapalissiana come l’autore non voglia esimersi anche da un certo sotto testo di critica sociale che ha caratterizzato alcune opere di grande successo negli ultimi anni, vedasi L’Attacco dei Giganti, descrivendo di fatto una società chiusa in cui la scalata è estremamente perigliosa e immancabilmente accompagna da una ricerca interiore ed emotiva.

È una formula, sulla carta, intrigante e sincretica il cui appeal è facilmente rintracciabile. Il protagonista Bam che si imbarca in quello che, prendendo in prestito la terminologia dei giochi da tavolo, è un lungo dungeon crawl alla ricerca di Rachel. Siu tuttavia non centra subito il bersaglio e complice qualche passaggio che non riesce né a cesellare i personaggi in maniera convincente ed immediata né a dare concretezza ad un world building ancora acerbo fra la dimensione fantastica e quella distopico sociale.

Minimalismo digitale

Anche dal punto di vista grafico Siu mostra qualche indecisione in cui risulta evidente come la maturazione di uno stile personale sia ancora in atto. Funziona meglio sicuramente la prima parte del volume le cui atmosfere più rarefatte (interessante l’idea di rendere nero il gutter fra le vignette) si adattano allo stile minimale contrassegnato da moltissimi primi piani e piani medi in cui l’espressività e la mimica dominano su anatomie poco voluminose e caratterizzate dal linee semplici. Anche il design nella prima parte del volume funziona meglio, con il primo antagonista affrontato da Bam decisamente convincente nella sua ispirazione subacquea.

Con il cambio di ambientazione della seconda parte del volume, Siu sembra essere un po’ in difficoltà. L’ambiente aperto infatti lo costringe ad un dinamismo in cui le sue anatomie soffrono e trovano valvola di sfogo in un gioco di inquadrature fra campi lunghi e voli d’uccello. Non brilla neanche il character design molto estroso ma poco incisivo e un po’ derivativo fra “regolari” in divisa scolastica e coccodrilli antropomorfi.

Tower of God 1

Buona la colorazione piatta anche perché l’autore gioca moltissimo con gli effetti digitali più che sulle classiche linee cinetiche o sul tratteggio per compensare una diffusa staticità della tavola. A questo proposito, ancora una volta, funziona meglio la prima parte del volume che, grazie ai gutter neri, dà la sensazione di tavole sbordate. La sensazione viene poi riassorbita con la seconda parte del volume in cui i gutter tornano bianchi e l’impostazione della tavola, a parte qualche figura sbordata, è abbastanza regolare prediligendo chiaramente la più “cinematografica” orizzontalità cercando, in maniera neanche troppo convinta, un po’ di dinamismo con qualche taglio irregolare delle tavole.

Il volume

Dal punto di vista carto-tecnico, la prima cosa che colpisce del volume confezionato da Star Comics è la sua pesantezza. Si è optato infatti per una carta patinata opaca dalla buona grammatura per esaltare soprattutto il colore e gli effetti delle matite digitali di Siu, buona in questo senso la resa grafica peccato che in qualche frangente la suddetta carta mostri qualche trasparenza di troppo (nulla che infici la lettura sia ben chiaro). Il formato è un ampio brossurato 15×21 cm impreziosito da una sovraccoperta che riprende il design della copertina, ricordiamo che Tower of God 1 è uscito anche con una variant cover firmata da Giacomo Keison Bevilacqua. Il volume non presenta nessun tipo di extra né nessun apparato redazionale a corredo. Buona la traduzione e l’adattamento, ricordandovi che i webtoon coreani hanno una lettura alla occidentale, l’editore perugino opta per “sottotitolare” le onomatopee senza intervenire sul lettering.

Tower of God 1


Tower of God 1 è un inizio intrigante che fa immediatamente presa sull'immaginario del lettore mischiando elementi del genere isekai con quelli del battle shonen forte di suggestioni mistico-fantastiche e in parte fantascientifiche. Peccato che alcuni passaggi di questo primo volume siano leggermente prolissi e l'autore non riesca propriamente né a a cesellare i personaggi in maniera convincente ed immediata né a dare concretezza ad un world building ancora acerbo fra la dimensione fantastica e quella distopico sociale. Anche dal punto di vista grafico, c'è qualche buonissima intuizione ma le linee semplici e gli effetti digitali non trovano un amalgama anche a causa di un character design derivativo e di una costruzione della tavola abbastanza pedestre.

Pro

  • spunto narrativo iniziale interessante in cui si innesta una componente di critica sociale
  • commistione di generi e suggestioni eterogenee

Contro

  • poco personalità nel cesellare i personaggi anche graficamente
  • una parte grafica eccessivamente minimalista soprattutto nella seconda parte del volume