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Venom: le origini del simbionte Marvel

Eroe o nemico? Difficile definire il ruolo di Venom all’interno della vita di Spider-Man, visto come il simbionte si sia mosso costantemente lungo il sottile confine che divide queste due anime dei personaggi a fumetti. Innegabile che le sue prime apparizioni siano state tutt’altro che piacevoli per l’Arrampicamuri, ma da quando Eddie Brock ha indossato per la prima volta il simbionte sono passati anni di storie, rivoluzioni del personaggio e nuove prospettive che hanno arricchito non poco la figura di questo anti-eroe marveliano. Una presenza che si è palesata in diversi ambiti della vita del Tessiragnatele, che ha consentito al simbionte per eccellenza di comparire in Spider-Man: The Animated Series e al cinema, inizialmente all’interno della trilogia di Sam Raimi e infine in un film solista, interpretato da Tom Hardy.

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Definire il ruolo di Venom all’interno del Marvel Universe non è semplice. La sua evoluzione, che recentemente si è concretizzata nel maxi evento King in Black, lo ha emancipato dal ruolo di semplice villain, liberandolo dal ruolo di lato oscuro del Ragno e rendendolo un personaggio autonomo e affascinante. E pensare che questo personaggio nacque dall’idea di un lettore, Randy Schueller, che sono negli ultimi anni ha finalmente ricevuto il giusto riconoscimento pubblico della sua intuizione.

Cambiare il costume di Spidey

Dalla sua concezione nei primi anni ’60, Spider-Man non era cambiato più di tanto. I suoi tratti essenziali erano rimasti invariati, così come i suoi poteri e il suo costume. Altri personaggi della Casa delle Idee, al contrario, erano passati attraverso modifiche dei loro poteri e dei loro costumi, dall’evoluzione delle armature di Iron Man alle divise degli X-Men. Spider-Man, invece, era rimasto invariato, con un costume che aveva subito pochissime modifiche dai tempi del suo concepimento da parte di Steve Ditko.

Una condizione che non sfuggì a un giovane lettore delle avventure del Ragno, Randy Schueller. Secondo il fan dell’Uomo Ragno, Spidey aveva bisogno in upgrade dei suoi poteri e di un nuovo costume, che nella sua idea veniva realizzato da Reed Richards usando il tessuto a molecole instabili di cui erano composte le divise dei Fantastici Quattro, che avrebbe dovuto aderire meglio alla pelle di Peter Parker conferendogli maggior presa sulle superfici. Al costume, si sarebbero applicati anche degli spararagnatele che, basandosi sulla tecnologia del controllo mentale delle armature di Iron Man, avrebbero reagito a stimoli mentali di Peter, sostituendo il meccanismo a pressione installato nei braccialetti usati da Spider-Man.

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Come ha raccontato a CBR lo stesso Schueller, fu  però il colore del costume a essere particolarmente innovativo, almeno nella sua concezione:

“Immaginavo il nuovo costume di Spider-Man come una versione stealth di quello originale, nero scuro affinché potesse confondersi con le ombre. Al massimo, di lui si poteva scorgere il simbolo del ragno color rosso sangue, posizionato sul petto. Nel mio design, gli avevo inserito anche le ragnatele ascellari come nel design originale di Ditko”

Quando Schueller spedì questo suo concept in Marvel, l’editor in chief della Casa delle Idee, Jim Shooter, vide del gran potenziale in questa idea, al punto che scrisse subito al giovane lettore, con la proposta di acquistare la sua idea, pagandola 220 dollari, con la possibilità di scrivere la storia in cui sarebbe apparso il costume.

Parallelamente a questa incredibile esperienza di Schuller, un’altra figura leggendaria del Marvel Universe, John Byrne, aveva maturato un’idea che sarebbe tornata utile nella definizione di Venom. Durante la sua gestione di Iron Fist, Byrne aveva immaginato di realizzare un costume composto da un materiale organico auto-rigenerante, in modo da spiegare come mai il look di Rand fosse sempre perfetto. Un’intuizione che non arrivò mai sulle pagine di Iron Fist, ma che venne chiesta in prestito da Roger Stern quando dovette lavorare su Spider-Man, dovendo realizzare il suo costume alieno. Stern, ottenuto l’avvallo da Byrne, fu costretto ad abbandonare la testata del Ragno, e questa idea venne utilizzata da Tom DeFalco e Ron Frenz. Furono loro a definire l’aspetto emotivo del nuovo costume di Spider-Man, presentandolo come un alieno simbionte e ideando la sua debolezza agli ultrasuoni.

Ma prima di tutto questo, deve essere fatta una precisazione: Venom esiste grazie al marketing.

Giocattoli e Guerre Segrete

Come detto in precedenza, Jim Shooter acquistò l’idea del costume nero di Spider-Man da un fan, ma come mai questa scelta? Probabilmente perché a inizio anni ’80, la Marvel aveva sottoscritto un accordo con la Mattel, popolare brand di giocattoli, per la produzione di action figure ispirati agli eroi e villain del Marvel Universe. Considerato come il diretto competitor di Mattel, la Kenner Toys, aveva ampliato la propria offerta passando da Star Wars ai personaggi DC, questo spinse la produttrice di giocattoli a rivolgersi alla Marvel, con la richiesta di un cambio nei costumi degli eroi, e la creazione di un evento speciale all’interno della continuity dei personaggi, che motivasse queste modifiche e che, soprattutto, fosse un primo punto di partenza per il lancio pubblicitario della linea di giocattoli. Dettagli che portarono alla nascita del primo maxi evento di casa Marvel, Secret Wars.

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Fu proprio durante Guerre Segrete, una missione spaziale per gli eroi della Casa delle Idee, che Peter Parker, durante uno scontro, entrò in contatto con una sostanza aliena che sembrava adattarsi perfettamente al suo corpo, diventando un costume, su cui compariva anche un ragno stilizzato. Nella storia scritta da Shooter, questo incontro divenne però parte integrante della vita di Parker, tanto che al suo ritorno sulla Terra mantenne la nuova divisa, costringendo gli sceneggiatori della serie dell’Arrampicamuri, The Amazing Spider-Man, ad adottare questo costume.

Nel numero 252 della primavera 1984, Spidey torna in azione a New York con questo nuovo costume, ma solo in seguito, grazie all’intervento di Reed Richards, scopre la natura simbionte del costume, e solo grazie all’utilizzo di una pistola sonica riesce a liberarsi dall’alieno prima che questi lo assoggetti al suo volere. Il simbionte, però, riesce a scappare dal suo confinamento, cercando nuovamente di fondersi con Parker, che riesce però a liberarsi dalla sua influenza sfruttando le campane di una chiesa, apparentemente eliminando per sempre la sua minaccia. Ma il povero Parker non aveva fatto i conti con due insospettabili villain: David Michelinie e Todd McFarlane.

Arriva Venom

Quando DeFalco benne promosso a Editor in Chief, lasciò la direzione di The Amazing Spider-Man a Davide Michelinie, autore che sembrava prediligere storie che mettessero sotto pressione gli eroi Marvel, come accaduto con la celebre Il demone nella bottiglia, in cui Tony Stark veniva sprofondato nell’alcolismo. Michelinie arrivò a gestire il Ragno nel suo momento di massimo splendore, l’apice del successo che lo aveva reso il personaggio di punta della Marvel, tanto che accanto alla storica The Amazing Spider-Man era stata lanciata un’altra serie, The Web of Spider-Man.

Fedele alla radice storica dei personaggi marveliani (supereroi con superproblemi), in questo periodo il nostro Parker era alle prese con una propria situazione lavorativa decisamente precaria, cui si contrapponeva l’incredibile successo come modella e attrice dell’amata Mary Jane. Orgoglio ferito e senso di fallimento come uomo erano due aspetti che vennero particolarmente valorizzati in questa fase della sua vita, cui si aggiunse una misteriosa presenza capace di sorprendere Spidey senza far scattare il suo senso di ragno. Una minaccia incombente, che veniva sviluppata in un periodo in cui in Marvel si voleva tornare al costume originale di Spider-Man, eliminando il look dark ereditato da Secret Wars. Conscio di questo desiderio della casa editrice, Todd McFarlane ipotizzò un mostro alieno che spingesse in qualche modo Parker a indossare nuovamente il suo costume tradizionale.

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Un’idea che Michelinie sostenne utilizzando il caro, vecchio simbionte, perfetto per motivare anche l’impossibilità di Spidey di percepirne la minaccia. Era il momento di fare comparire nella vita di Parker il suo lato oscuro: Venom. Che inzialmente avrebbe dovuto essere il risultato della fusione tra il simbionte e una giovane donna, i cui familiari erano morti in un incidente stradale involontariamente causato da Spider-Man. Idea scartata, perchè si voleva un antagonista che fosse anche fisicamente più imponente di Parker.

Per completare questo passaggio, fu necessaria una piccola operazione di retcon. Quando Parker e il simbionte si erano separati l’ultima volta, si era lasciato intendere che l’alieno, dopo avere protetto un’ultima volta Spidey, fosse morto. In realtà scopriamo che nella chiesa in cui era avvenuta la separazione tra i due era presente anche Eddie Brock, giornalista caduto in disgrazia a causa di Spider-Man, costretto a sopravvivere per la stampa scandalistica, quella che lui stesso definiva tossica (venom, in originale). Il Simbionate, percepito l’astio di Brock verso il suo precedente ospite, decide di fondersi con lui, empatizzando con l’avversione per il Tessiragnatele, da cui si sente tradito. Al termine dello scontro con Venom, su richiesta di Mary Jane, rimasta traumatizzata dall’incontro con il simbionte, Peter tornò a indossare la sua tradizionale livrea rossa e blu. Come dare torto alla bella rossa, che era stata profondamente sconvolta per la seconda volta nel vedere il proprio amato tragicamente parodiato da una sua nemesi, come precedentemente accaduto con L’ultima caccia di Kraven?

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In questo primo passaggio, Venom e Brock sono due lati di una personalità complessa nata per essere un’odiosa spina nel fianco di Spider-Man. Come avvenuto anni prima per un altro popolare anti-eroe marveliano, il Punitore, anche Venom non avrebbe dovuto diventare un personaggio di spicco, ma il suo carisma lo impose subito come uno degli antagonisti più amati dell’Arrampicamuri.

Da villain a anti-eroe

Una condizione che lo portò, specialmente, nel decennio successivo a diventare uno degli antieroi più amati della Casa delle Idee. D’altronde, sul finire degli anni ’80 e gli inizi degli anni ’90 il mondo dei comics si aprì alla comparsa di personaggi che si muovessero con particolare dinamicità nelle zone grigie della moralità. La comparsa di eroi come Hellboy, fuori di classici canoni bicromatici del mondo dei supereroi, costituì un punto di svolta nella caratterizzazione dell’immaginario eroico anche all’interno dei due colossi del settore. In casa Marvel si cercarono varie strade, dalla comparsa degli Ultimates all’universo di Marvel 2099, ma all’interno della continuity tradizionale vennero avviate diverse rivoluzioni narrative, un rinnovamento a cui partecipò anche Venom.

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Da antitesi di Spiderman, Venom divenne una figura indipendente, capace di guadagnarsi una propria testata e di emanciparsi dal ruolo di semplice villain. Un percorso che lo ha portato anche ad allearsi con Spider-Man, arrivando a unire le forze con l’Arrampicamuri per fermare una sua progenie nota come Carnage. Uno sforzo che ha richiesto anche la riscrittura di alcuni dettagli del passato del simbionte, che viene dipinto come un pariah della sua razza, che lo esiliò perché preferiva una simbiosi con il corpo ospite anziché il dominio della sua mente, un’eresia per i suoi simili che lo condannarono alla solitudine su Battleword, il mondo in cui venne trovato da Spider-Man durante le Secret Wars.

Anche Eddie Brock venne parzialmente adeguato al nuovo tenore di Venom, aggiungendo ai suoi trascorsi umorali di depressione e rabbia anche la disperazione, dovuta a un cancro che lo stava uccidendo e che è stato contenuto solamente grazia alla sua simbiosi con Venom. Nel corso degli anni, Brock ha anche perso la sua relazione con il simbionte, che si è legato ad altri personaggi noti (come Flahs Thompson), salvo poi ritrovarlo e fondersi nuovamente con l’alieno. Una relazione che è stata esplorata anche in una saga, King in Black, dove Donny Cates ha portato a conclusione la sua gestione della testa di Venom, in cui ha finalmente raccontato le origini della specie di Venom.

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Una lunga vita editoriale, quella di Venom, che ha seguito un percorso evolutivo affascinante, capace di liberare il personaggio dalla gabbia del villain per consegnarlo a un ruolo più completo e dinamico. L’umanità di Brock, contrapposta alla natura del simbionte, è uno dei punti centrali di questa figura magnetica, che in mano ad autori come McFarlane o Cates ha saputo dare il meglio di sé, dando a Venom un carisma unico all’interno del panorama della Casa delle Idee.