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I Fantastici Quattro: le origini del Marvel Universe

Se oggi parliamo di Marvel, il primo pensiero dei più giovani va immediatamente a Avengers e Iron Man, complice l’incredibile successo del Marvel Cinematic Universe, che ha in questi due nomi il fulcro narrativo. Eppure, se andassimo a cercare quale sia stato il primo passo della trionfale storia della Marvel a fumetti, dovremo tornare ad una vignetta in cui un uomo, con fare deciso, spara da una finestra un razzo, un segnale di pericolo che allerta altri tre incredibili individui. Quel misterioso individuo è Reed Richards, e il luminoso richiamo che fiammeggia nel cielo newyorkese è il suo modo per ricompattare la squadra di supereroi nota come I Fantastici Quattro.

E quel segnale è il punto di partenza del Marvel Universe!

La rinascita degli Eroi

Prima di arrivare a questa suggestiva convocazione, bisogna fare un passo indietro e tornare ad una ben più realistica partita a golf (o così vuole la leggenda).

Siamo nel 1961, e il mondo dei fumetti sta cercando di ripartire dopo la debacle della fine della Golden Age. L’arrivo della Comics Code Auhority, conseguenza del saggio La seduzione dell’Innocente di Fredric Wertham, che spinse il governo americano a regolamentare le storie e i contenuti delle avventure dei supereroi. Aggiunta ad una lesiva sovraesposizione della figura dei supereroi, questa decisione condusse ad un drastico calo delle vendite, che portò alla quasi totale scomparsa del genere supereroistico.

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Ad invertire questa tendenza ci pensò la National Periodical Publication, che pur avendo mantenuto in vita alcune delle sue pubblicazioni supereroistiche, accusava il crollo delle vendite di questo filone narrativo. Per volontà dell’editor Julius Scwatrz si decise di riportare in auge anche i vecchi eroi della National, ma con una novità: sarebbero stati adattati ad un nuovo pubblico.

Il primo a subire questo trattamento fu Flash, che nel 1956 venne affidato a Gardner Fox (storia) e Carmine Infatino (disegni). Il nuovo Flash, Barry Allen, comparve per la prima volta su Showcase #4 e fu un successo immediato. Forte di questo rinnovato interesse per i supereroi, Schwartz decise di proseguire la sua rinascita degli eroi chiedendo di creare una squadra di supereroi, in cui trovassero spazio tutti gli eroi di punta della National Periodical, compresi i pezzi grossi come Batman, Superman e Wonder Woman. Una richiesta che vide la nascita della Justice League of America, un supergruppo che ebbe un incredibile successo.

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Come detto, una leggenda della storia dei comics vuole che durante una partita a golf, Jack Liebowitz e Irwin Donenfeld si fossero vantati del loro successo con Martin Goodman, proprietario della Atlas Comics, erede di quella che nella Golden Age era stata la Timely Comics.  Sentendo di questo successo delle nuove pubblicazioni a fumetti della concorrenza, Goodman decise di rimettersi a pubblicare comics supereroistici.

La nascita dei Fantastici Quattro

Ora, che la celebre partita di golf sia avvenuta realmente è uno dei grandi misteri del mondo del fumetto, anche se diversi esperti e storici del fumetto smontarono negli anni successivi questo mito. In realtà, a dare una ricostruzione di cosa accadde realmente fu nientemeno che Stan Lee

“Martin ci fece presente che aveva notato alcuni dei titoli della National Comics che stavano vendendo incredibilmente bene. Si trattava di una pubblicazione chiamata Justice League of America, ed era basata su un gruppo di supereroi. ‘Se la Justice League vende’ disse Martin ‘perché non pubblichiamo una serie basata su un gruppo di supereroi?’”

L’arrivo di questa richiesta da parte di Goodman si manifestò in un momento particolare. Dopo una lunga presenza come editor in chief di Timely Comics prima e di Atlas Comics dopo, Stan Lee era intenzionato ad abbandonare questa carriera, stanco di dare vita a personaggi piatti e stereotipati. Con la proposta di Goodman, invece, Lee poteva finalmente creare una serie con protagonisti veri e che mostrassero una nuova, più evidente umanità

“Per una volta, avrei potuto scrivere una storia che mi sarebbe anche piaciuto leggere…E i personaggi sarebbero stati dei personaggi con cui mi sarei potuto relazionare personalmente: sarebbero stati corpo e sangue, avrebbero avuto colpe e difetti, sarebbero stati fallibili, e, soprattutto, dentro gli stivali dei loro colorati costumi avrebbero ancora avuto piedi di argilla”

Questo principio dell’umanità dei personaggi nato durante la gestazione dei Fantastici Quattro diventerà in seguito uno degli elementi caratterizzanti anche dei successivi eroi della Casa delle Idee. Nel momento di dare vita a questa nuova formazione fumettistica, Lee creò una storia a grandi linee che venne affidata a Jack Kirby, che dopo aver disegnato la trama rimandò le tavole a Lee affinché inserisse dialoghi e didascalie. Questo processo di creazione è quello che nel corso venne conosciuto come ‘Metodo Marvel’.

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Ma come da tradizione per questo periodo seminale della Marvel, quello che ricordava il compianto Stan Lee non sempre era confermato da coloro che avevano contribuito alla creazione del pantheon marvelliano. È accaduto per Daredevil, si è verificato per Ghost Rider, poteva andare diversamente per I Fantastici Quattro? Ovviamente no!

E infatti, Kirby raccontò in modo diverso la nascita dei Fantastici Quattro!

Durante un’intervista nei primi anni 90, Kirby non esitò a definire menzogne le storie che Stan Lee raccontava sulle origini dei personaggi Marvel, in particolare per quanto riguarda gli inquilini del Baxter Building. All’intervistatore Gary Groth, infatti, svelò apertamente il suo pensiero

“Sono delle spudorate bugie”

La versione del Re era che l’idea per i Fantastici Quattro fosse una sua creazione, che aveva presentato in seguito a Lee, il quale decise di appropriarsene e spacciarla per sua. A stare particolarmente a cuore a Kirby era il rivendicare la paternità di un aspetto particolare della famiglia Richards: le uniformi. Pur non indossandole nei primissimi numeri, le divise dei Fantastici Quattro sono uno dei tratti più familiari della formazione, e Kirby ne ha sempre rivendicato l’ideazione, facendo riferimento al suo lavoro su un altro supergruppo creato negli anni ’50 per la National Comics, i Challengers of the Unknown

“Se ci fate caso, le uniformi sono le stesse. Ho sempre dato ai miei eroi delle uniformi aderenti con una cintura. I Challengers of the Unknown e i Fantastici Quattro hanno anche un minimo di elementi decorativi. E ovviamente, la pelle della Cosa è una sorta di decorazione, che rompe la monotonia dei costumi blu”

La pretesa di paternità di Kirby riguardo ai Fantastici Quattro potrebbe essere anche confermata da uno dei membri della supersquadra Marvel: Benjamin ‘La Cosa’ Grimm.

Kirby ha sempre sostenuto che per dare vita a Grimm si sia ispirato ad un persona esistente che conosceva molto bene: se stesso. Andando oltre la comune passione per i sigari, sono molte, in effetti, le analogie che legano il Re e la Cosa.

Entrambi vengono da famiglie ebree immigrate e appartenente alla working class newyorkese, che crebbero i figli nelle zone popolari della metropoli. Ispirandosi alla sua turbolenta adolescenza, Kirby avrebbe utilizzato il giovane Ben Grimm per raccontare uno spaccato di vita violenta e selvaggia tipica delle gang di strada, inserendolo all’interno della banda di Yancy Street. A creare un ulteriore legame tra creatore e creazione ci sarebbe l’esser riusciti a emanciparsi da questo ambiente degradato trovando una strada per diventare qualcuno.

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A mantenere vivo il dibattito sulla paternità dei Fantastici Quattro ci hanno comunque pensato grandi nomi della critica fumettistica, che si sono divisi su questa origine.

Nel suo The Comics Journal, Ear Wells era dell’idea che l’avere scritto una sinossi per il fumetto non rendesse automaticamente Stan Lee l’ideatore dei personaggi, visto che poteva averla scritta anche durante un colloquio con Kirby, dando appoggio alla teoria dello storico dei comics R.C. Harvey, ferreo sostenitore della tesi di Kirby.

In realtà, uno dei difetti del Metodo Marvel era il consentire a chiunque prendesse parte al processo creativo di vantarne la creazione. Se Kirby ha creato le uniformi, ad esempio, per sua stessa ammissione fu di Lee l’idea di inserire l’iconico 4 sulle divise dei Fantastici Quattro. Di certo, non sapremo la verità, ma poeticamente possiamo gioire per un vignette di anni recenti in cui i Fantastici Quattro, portati al cospetto nientemeno che di Dio, lo vedono con le fattezze del Re

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Quale che sia stata la verità sulle origini dei Fantastici Quattro, un cosa è certe: furono vincenti. Perché i Fantastici Quattro furono un vero successo commerciale!

La creazione del Marvel Universe

L’uscita di Fantastic Four #1 nel novembre 1961 si rivelò una vera sorpresa persino per la casa editrice, che aveva però deciso di abbandonare il nome di Atlas Comics, vedendo nella comparsa di questi eroi il segno di un nuovo inizio, che decisero di celebrare scegliendo un nome che promettesse avventure e divertimento: Marvel Comics.

Fu un successo essenziale, visto che convinse Lee a rimanere nel settore, durante un periodo in cui il Sorridente Stan era in cerca di nuovi stimoli per la propria carriera. Lee vide in questo incredibile esordio un futuro, soprattutto quando iniziarono ad arrivarono quantità assurde di mail, che Lee decise di iniziare a pubblicare in una colonna apposita a partire dal terzo numero della serie.

I Fantastici Quattro divennero un fenomeno editoriale, tanto che la Marvel decise di pubblicare sulla copertina della serie la scritta “The Greatest Comic Magazine in the World”, il più grande fumetto del mondo. Definizione altisonante, ma che col senno di poi fu meritata, considerato come fu proprio la comparsa dei Fantastici Quattro a dare vita al Marvel Universe.

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I Fantastici Quattro sono un punto fondamentale della storia dei fumetti. Nati agli albori della Silver Age, i quattro eroi mantengono quello che era uno dei punti fermi della nascita dei futuri personaggi della Casa delle Idee (le origini ‘scientifiche’), ma introducono una caratteristica mai valorizzata prima: superpoteri portano superproblemi.

La tempesta di raggi cosmici che dona loro i poteri, infatti, li costringe ad affrontare problematiche. Basta pensare a come nei primi numeri, dove la Cosa si accaniva contro i propri amici accusandoli di non volerlo aiutare a tornare normale. Ben Grimm anticipa, in un certo senso, la tematica del ‘diverso’ che diventerà poi fondamentale nella costruzione del mito degli X-Men.

Questo avviene perché, contrariamente agli altri supereroi, i Fantastici Quattro non nascondono la propria identità. Questa rivoluzione cambia non solo il modo in cui i lettori percepiscono l’eroe, ma consente ai protagonisti di muoversi in un mondo dove il loro volto è conosciuto da tutti. La popolazione newyorkese, quindi, si divide tra chi li ritiene eroi e chi pericolosi, avviando quel principio che torna spesso in casa Marvel sulla percezione dell’eroe e che troverà una perfetta incarnazione in Spider-Man e X-Men.

Pur essendo il primo fumetto della neonata Marvel, I Fantastici Quattro contiene i caratteri essenziali di quello che diventerà il modus operandi della Casa delle Idee. Sin dai primi numeri appaiono infatti le basi di una narrazione che si svilupperà nel corso degli anni, grazie alla caratterizzazione non solo dei personaggi, ma anche dei nemici. Figure come Namor e Victor Von Doom sono essenziali per dare respiro alla saga della famiglia Richards, ma la serie diventa anche il trampolino di lancio per ulteriori elementi che diventeranno essenziali nel Marvel Universe, dalla Zona Negativa ai Kree, sino all’entità cosmica nota come Galactus.

I Fantastici Quattro sono stati molto più del fumetto che ha dato i natali alla Marvel Comics, sono il fondamento stesso su cui è stato costruito il Marvel Universe.

Potete conoscere i primi passi dei Fantastici Quattro leggendo I Fantastici Quattro: Volume 1