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Spider-Man: le origini di un eroe incredibilmente umano

Tessiragnatele, Arrampicamuri, due soprannomi noti ai fan Marvel, che identificano immediatamente uno dei simboli stessi della Casa delle Idee: Spider-Man. L’alter ego del timido Peter Parker è uno dei personaggi della prima ora della casa editrice, un pilastro su cui è stato costruito il futuro del Marvel Universe. Spider-man rappresenta uno dei migliori esempi di quella rivoluzione nella visione dei supereroi che contraddistinse la Silver Age del fumetto supereroistico americano, che vive proprio nella neonata Marvel Comics uno dei maggiori protagonisti.

Ai tempi della Golden Age dei fumetti, quella che un giorno sarebbe divenuta la Marvel Comics era nota come Timely Comics, ed era destinata a seguire le orme di altre case editrici di successo, come la National Periodical Publication, che aveva avviato il periodo d’oro dei comics superereroistici con Superman. Terminata l’età aurea dei supereroi, il declino di queste figure spinse la Timely a concentrarsi maggiormente sulla produzione di pubblicazioni antologiche che raccontassero avventure più canoniche, con personaggi più classici.

Creare un nuovo eroe

Quando i supereroi tornarono alla ribalta, fu nuovamente merito della National Periodical Publication, che riportò in auge vecchie glorie della Golden Age, dando loro nuova linfa e una nuova immagine. Il successo spinse la Timely, divenuta nel frattempo Atlas Comics, a riavvicinarsi ai supereroi, cambiando nuovamente nome e trasformandosi in Marvel Comics.

A guidare questa rivoluzione fu Stan Lee, che ricevette al proprietario di Marvel Comics, Martin Goodman, l’incarico di creare una nuova gamma di supereroi. Contrariamente alla concorrente Nation Periodical Publication, in Marvel non si aveva a disposizione un nutrito parco di eroi da riesumare, quindi Lee ebbe l’occasione di poter avviare un percorso di creazione dei nuovi personaggi, scelta che consentì alla casa editrice di poter interpretare al meglio le tendenze dei lettori.

Dopo avere dato vita alla prima famiglia supereroistica, i Fantastici Quattro, Lee era intenzionato a creare un personaggio che fosse in grado di rompere ulteriormente gli schemi. L’obiettivo era di dare vita ad un protagonista in cui i giovani lettori potessero riconoscersi, ma si trattava di andare contro quello che sembrava una tradizione del mondo dei comics supereroistici: i protagonisti devono essere uomini adulti.

fantastici quattro

Gli adolescenti nei fumetti, infatti, erano relegati al ruolo di semplici spalle, le cosidette sidekick. Il teen ager in costume più celebre all’epoca era Robin, il compagno di avventure di Batman. Già nelle storie del Cavaliere Oscuro si iniziava ad intravedere una lieve emancipazione del ruolo del sidekick, e Lee decise che era il momento di consentire anche agli adolescenti di essere eroi, complice una richiesta crescente da parte dei lettori più giovani per nuovi fumetti sui supereroi, a cui Lee voleva rispondere fornendo loro un eroe in cui potessero riconoscersi.

L’idea per Spider-man venne a Lee nello stesso modo in cui negli anni seguenti avrebbe dato vita ad altri personaggi Marvel, come Daredevil: rielaborare vecchie glorie dei fumetti. L’ispirazione per il nuovo eroe Marvel venne da Spider, eroe dei fumetti pulp dedito alla lotta al crimine, privo di qualsiasi superpotere, anche se nel corso degli anni Lee disse spesso che l’idea finale per il personaggio venne quando vide un ragno arrampicarsi su un muro.

A prescindere da quali siano state le reali ispirazioni per Spider-man, Lee fece diversi ragionamenti sul nome del personaggio. Nel periodo in cui l’Arrampicamuri stava prendendo forma, i personaggi adolescenti avevano dei nomi che contenevano la parola ‘boy’, in modo da indicare la loro giovane età e denotare un ruolo solitamente subordinato ad una figura più matura che fungesse da mentore. Con quel suffisso, però, il personaggio sembrava destinato a rimanere in un limbo in cui non cresceva, creando una situazione di stallo. Per Lee, il suo personaggio doveva poter crescere, anche anagraficamente, quindi era necessario eliminare quell’apparente limitazione ‘adolescenziale’, trasformando l’iniziale Spider-Boy in Spider-Man.

Rimaneva ancora da risolvere un ultimo problema: una fastidiosa similarità a Superman, il popolare eroe della National Periodical Publication. Entrambi i personaggi avevano un costume rosso e blu e il nome stesso aveva una certa assonanza, motivo per cui Lee decise di inserire un segno distintivo separando il nome del suo nuovo eroe con un trattino.

Se a questo punto Lee pensava di avere risolto ogni possibile problema, rimase deluso quando incontrò un ultimo ostacolo: Martin Goodman. Il proprietario di Marvel Comics, infatti, non era particolarmente attratto dall’idea di Lee, che dovette faticare parecchio per ottenere una possibilità per il Tessiragnatele. Alla fine, dopo l’insistenza di Lee, Goodman decise di dare una possibilità a Spider-Man, facendolo comparire in una breve storia all’interno di una delle pubblicazioni Marvel, Amazing Adult Fantasy. La testata era un’antologia di racconti di fantascienza e sul sovrannaturale, già destinata alla chiusura, ma che divenne il banco di prova per il nuovo personaggio. Per l’occasione, il numero 15 uscito nel giugno del 1962 venne ribattezzato Amazing Fantasy, ed in copertina compariva proprio il nuovo eroe di Lee.

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Per Amazing Fantasy #15, la copertina fu realizzata da Jack Kirby, mentre la storia venne disegnata da Steve Ditko. Tutti dubbi di Goodman svanirono quando, rivendendo qualche mese dopo l’uscita dei Amazing Fantasy #15 i dati di vendita si rivelarono i più alti della storia di Marvel Comics.

Spider-Man si era appena conquistato la sua serie!

Quali sono le vere origini di Spider-Man?

Quando Lee ricevette da Goodman l’autorizzazione a realizzare il nuovo personaggio, si rivolse per la caratterizzazione di Spider-Man alla leggenda del fumetto Jack Kirby. A Kirby venne in mente una sua vecchia proposta, creata negli anni ’50 con il collega Joe Simon, riguardo ad un giovane orfano che vive con una coppia di vecchi zii, sino a che non trova un anello magico che gli conferisce grandi poteri. L’idea convinse subito Lee, che si mise al lavoro con Kirby, assumendo Steve Ditko come inchiostratore.

Quando Kirby presentò la prima bozza, Lee ne rimase deluso, sostenendo che il personaggio apparisse troppo eroico, definendolo un ‘Capitan America con le ragnatele’. Decise quindi di affidare lo studio sull’aspetto del personaggio a Ditko, che prese molto seriamente l’incarico

‘La prima cose che feci fu lavorare sul costume, una parte essenziale, visiva del personaggio. Dove capire come sembrasse, prima di abbattermi. Ad esempio, un potere di arrampicata che non contemplasse scarpe rigide o stivali, un lancia ragnatale da polso nascosto anziché una pistola spara-ragnatele con fondina. Non era neanche sicuro che a Stan potesse andare a genio l’idea di coprire il volto del personaggio, ma lo feci perché la maschera nascondeva un volto adolescenziale, e contribuiva a dare un tono di mistero al personaggio.’

Ditko è sempre stato anche piuttosto chiaro nei ruoli in merito alla creazione di Spider-Man

‘Stan Lee pensò al nome, io mi occupi del costume, dei lanciaragnatele da polso e del simbolo del ragno’

 Chi non è mai stato d’accordo con questa ricostruzione della nascita di Spider-Man è Jack Kirby. Il Re, infatti, ha sempre sostenuto che i tratti essenziali dell’Arrampicamuri fossero stati presi dal suo Silver Spider, il personaggio creato con Joe Simon per il fumetto Black Magic della Crestwood Publication e mai realizzato. Secondo Simon, Kirby delineò i poteri e le caratteristiche del personaggio, ma il primo nome di Silver Spider era stato ideato dallo stesso Simon ed era Spider-Man. Le idee mai utilizzate per Silver Spider divennero la base su cui Simon in seguito realizzò The Fly, fumetto pubblicato da Archie Comics.

Caratteristiche, quelle di The Fly, che portarono Steve Ditko ravvisare delle preoccupanti somiglianze con Spider-Man, al punto che avvisò di Lee della situazione. Ditko ricordò questo passaggio

‘Stan chiamò Jack Kirby in merito a The Fly e giorni dopo Stan mi disse che avrei disegnato le prime tavole dell’esordio dalla sua stessa sinossi. Vennero rimossi l’anello magico, lo Spider-Man adulto e qualunque aspetto di leggendario fosse contenuto inizialmente nella storia di Super-Man’

È in questa fase che Lee inizia a immaginare un giovane morso da un ragno, che inizia a sviluppare poteri incredibili. Da queste indicazioni, Ditko avrebbe dovuto sviluppare un primo arco narrativo del personaggio, sviluppandolo. Un compito non indifferente, ma che Ditko svolse alla perfezione, rendendo Spider-Man un personaggio immediatamente amato e apprezzato, al punto che anni dopo Kirby non esitò a definire centrale l’ottimo lavoro di Ditko nel rendere Spider-Man un’icona del fumetto supereroistico. Riconoscimento che venne confermato anche da Lee, che non nascose che il vero successo di Spider-Man era legato al costume, che grazie all’idea di Ditko di nascondere il volto di Parker consentiva a lettori di ogni etnia di immaginarsi come Spider-Man.

Il lato umano dell’eroe

Alcuni mesi dopo la pubblicazione di Amazing Fantasy #15, il successo di Spider-Man divenne una certezza, al punto che Goodman perse ogni dubbio sulla sua validità e decise di dare al giovane Peter Parker una possibilità, dando il via ad una sua serie.

The Amazing Spider-Man #1 uscì nel 1963, diventando in breve il titolo più venduto di Marvel Comics. Il successo venne svelato nel 1965 dalla rivista Esquire, che in un sondaggio svolto all’interno dei college americani scoprì il successo dell’Arrampicamuri: i giovani si riconoscevano in lui. Divenuto un’icona degli adolescenti americani al pari di Bob Dylan, Spider-Man era adorato dai teen ager per via della sua identità segreta, Peter Parker. Contrariamente ad altri supereroi, Parker era costretto ad affrontare problemi reali, come il bullismo, l’appartenenza ad una famiglia del basso proletariato americano e incapace di creare amicizie stabili, complice il suo carattere schivo. Questa caratterizzazione del personaggio divenne la sua forza, assieme ad uno dei principi che avrebbe guidato il concetto di supereroe in casa Marvel: supereroi con superproblemi.

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Se da un lato Spider-Man poteva gestire in modo eccelso la propria missione, meno agevole era la vita di Peter Parker. Il lato umano di questo supereroe non aveva nulla di super, ma anzi diventa il paradigma dell’eroe tormentato e realistico della Golden Age, vicino alla quotidianità dei lettori. Non è un caso che proprio sulle pagine di Spider-Man nasca uno degli assiomi Marvel più noti: Da grandi poteri derivano grandi responsabilità.

Questa regola è uno dei punti fermi della vita di Spider-Man, che spinge gli autori a concepire la vita di Parker come subordinata alla sua attività di eroe, dando ai normali problemi di un adolescente ancora maggior peso. È questa sua vena di realismo ad avere reso Spider-Man il fumetto più venduto di Marvel, al punto che fu il primo personaggio a fumetti a mettere in discussione la tanto temuta Comics Code Authority.

Sfidare la Comics Code Authority

Nata al calare della Golden Age, la Comics Code Authority era l’organismo di controllo sui fumetti creato per vigilare che gli albi non contenessero temi non adatti o parlasse di tematiche poco adatte alla concezione della narrativa adolescenziale del periodo, dal sesso alle droghe. Proprio queste ultime furono al centro di una rivoluzione che riguardò direttamente l’amichevole Spider-Man di quartiere.

Nel 1970, il Dipartimento della Salute ed Educazione dell’amministrazione Nixon decise di intraprendere una campagna di sensibilizzazione per allertare i più giovani sui pericoli delle droghe, optando per  il coinvolgimento anche del mondo del fumetto, considerato uno strumento di comunicazione perfetto. Venne quindi richiesto a Stan Lee, in qualità di rappresentante della Marvel Comics, di inserire un messaggio contro l’uso delle droghe all’interno di una delle sue testate di maggior successo. Lee decise di usare Spider-Man, scelta comprensibile considerato anche il legame anagrafico che legava il protagonista agli adolescenti a cui era diretto il monito.

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Venne quindi ideato l’arco narrativo di Green Goblin Rinato, uscito su The Amazing Spider-Man #96-98, pubblicato tra maggio e luglio del 1971. Nella storia, Harry Osborn, storico amico di Peter Parker e figlio di Norman ‘Green Goblin’ Osborn, cede alla tentazione delle pasticche come via di fuga alle pressioni di un’ingombrante figura paterna. La dipendenza delle droghe venne trattata con una certa delicatezza, enfatizzandone comunque la pericolosità, suscitando il rimprovero della Comics Code Authority, che impose il veto alla storia.

Lee però non accettò la decisione dell’Authority, e portò ugualmente in edicola la storia. Fu un momento epocale per il fumetto americano, considerato che l’enorme successo di Green Goblin Rinato! fu un catalizzatore delle spinte revisioniste sul ruolo della Comics Code Authority, ruolo che si concretizzò in una rielaborazione dei limiti che la Authority imponeva ai comics.

Il ragazzo dietro la maschera: l’eroe si è fatto uomo

La particolarità di Spider-Man è l’aver accolto pienamente il fondamento della rinascita eroistica in casa Marvel. Nelle idee di Lee e dei suoi colleghi, i supereroi erano sostanzialmente umani, e come tali erano costretti ad affrontare problemi reali, resi ancora più ardui dal sentire sulle proprie spalle responsabilità incredibili.

Peter Parker, in questo, diventa il simbolo di questa concezione profondamente umana del metaumano. Contrariamente ad altre figure della Casa delle Idee, è il personaggio che più di ogni altro (con l’esclusione forse di Daredevil) si trova a dover gestire un fardello emotivo intenso scaturito dalla sua identità segreta.

Il senso di colpa originale, non aver fermato il criminale che in seguito ucciderà suo zion Ben, è una ferita che non si rimarginerà mai, acuito da quel ‘Da grandi poteri derivano grandi responsabilità’ che diventa un mantra per l’Arrampicamuri. Una pressione emotiva costante e logorante, in cui si intrecciano le difficoltà a gestire i rapporti, la salute cagionevole di Zia May e il suo rendimento universitario tutt’altro che incoraggiante. Situazione complessa che trova il suo climax in una delle storie più emozionati del Ragno: Spider-Man no more!, pubblicata in Amazing Spider-Man #50.

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Comprensibile questo abbandono del costume, reso immortale da una tavola straziante di Romita. Eppure, Parker a breve torna ad essere il Tessiragnatele proprio per quegli argomenti che gravavano sul suo animo, quando ricorda che è una sua responsabilità aiutare gli altri. E qui si manifesta prepotentemente l’anima di Spider-Man: per quanto fragile, per quanto abbattuto, Parker sarà sempre Spider-Man, non solo perché ne indossa il costume, ma perché lo è nello spirito.

Questa natura complessa di Spider-Man è da sempre uno dei suoi punti più affascinati, che ha spinto diversi esperti di fumetto ad interrogarsi sulla sua anima. La forte caratterizzazione emotiva di Parker, virata verso una visione realistica delle difficoltà relazioni dell’adolescenza, consentì a Marvel di introdurre una narrazione emotivamente più completa, quasi da soap opera, come sostenne lo storico dei fumetti Peter Sanderson

‘Viene detto spesso con leggerezza che la Marvel ebbe successo mescolando le avventure dei supereroi con la soap opera. Quello che Lee e Ditko fecero con The Amazing Spider-Man fu di rendere la serie un continuo racconto della vita del protagonista. La maggior parte dei supereroi affrontavano problemi che non erano mai i complessi problemi affrontati dai lettori nella vita reale, quanto l’affrontare il cattivo del mese. Parker, invece, era impegnato su problemi più immediati: gestire l’elaborazione del lutto per la morte di una persona cara, lottare per sbarcare il lunario e affrontare crisi di coscienza’

 Una visione netta che identifica l’essenza del personaggio, che però ha un’altra grande problematica: l’opinione pubblica. I supereroi solitamente sono visti positivamente dal pubblico, mentre Spider-Man, sin dalle sue prime avventure, deve confrontarsi con una società fortemente ostile nei suoi confronti. La figura di J. Jonah Jameson, direttore del Daily Bugle, è essenziale nella vita sia di Spider-Man che di Parker, da un lato per la sua campagna denigratori ai danni dell’Arrampicamuri, dall’altro per il modo in cui tratta Parker, che vive vendendo foto di Spider-Man. Una situazione complessa che culmina con l’opinione pubblica profondamente divisa sul suo ruolo e le forza di polizia che sembrano vedere nel Ragno un pericoloso vigilante anziché un eroe.

Questo complesso rapporto tra Spidey e l’opinione pubblica si rafforza grazie alla caratteristica delineata da Sanderson: la crescita di Parker come uomo. Spider-Man passa dall’adolescenza all’età adulta in un periodo complesso della società americana, gli anni ’60, in cui si concentrano Guerra Fredda, paura del Comunismo e moti studenteschi. Peter Parker diventa quindi uno strumento con cui analizzare queste spinte sociali con gli occhi di un adolescente, che non solo osserva ma è direttamente coinvolto da queste tensioni culturali. Un ruolo che viene spiegato con precisione da Braford W. Wright nel suo Comic Book Nation: The Transformation of Youth Culture in America

‘Dai suoi primi anni al liceo sino all’ingresso all’università, Spider-Man rimane il supereroe più attinente al mondo dei giovani. Di conseguenza, i suoi fumetti contengono anche alcuni dei primi riferimenti alle percezioni politiche del mondo giovanile. Nel 1968, sull’onda del risveglio militante delle dimostrazioni studentesche della Columbia University, Peter Parker si trova coinvolto in una situazione simile in quanto studente della Empire State University. Parker deve trovare il modo di conciliare la sua comprensione per gli studenti con il suo ruolo di combattente del crimine come Spider-Man. Si trova in bilico tra la militanza di sinistra e il conservatorismo più feroce’

Tutte queste definizioni concorrono nel definire Spider-Man come l’incarnazione umana del supereroe per eccellenza nella Silver Age del fumetto. Non è un caso che la conclusione di questa era del fumetto supereroistico termini con una storia di Spidey in cui Parker deve affrontare nuovamente un dramma incredibilmente umano: il lutto.

La notte in cui morì Gwen Stacy è ancora oggi, a quasi cinquant’anni dalla sua pubblicazione, uno dei momenti più intensi non solo della vita del Ragno ma dell’intero Marvel Universe. Nell’estate del 1973, Gerry Conway, Gil Kane e John Romita realizzarono una tragedia a fumetti, in cui al culmine di uno scontro con Green Goblin, Spidey deve salvare l’amata Gwen Stacy da una rovinosa caduta dal ponte di Brooklyn. Nel tentativo di salvarla, la cattura con una ragnatela prima che tocchi le fredde acque dell’Hudson, ma il contraccolpo del brusco arresto spezza il collo della giovane.

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All’interno del mondo del fumetto è un momento epocale: l’eroe non riesce a salvare l’amata dell’uomo dietro la maschera. Spesso ci si concentra su questo momento tragico, dimenticandosi come nelle pagine seguenti si veda uno dei momenti di maggior umanità nella storia di Parker, in cui il povero ragazzo deve elaborare la perdita della donna che ama, vivendola con una verosimile disperazione.

Questo passaggio dell’esistenza di Spidey viene riconosciuto come la ‘perdita dell’innocenza’, l’attimo in cui il supereroe per eccellenza della Silver Age conosce in pieno la sua dolorosa umanità, segnagno la fine dell’età argentea dei supereroei. La morte di zio Ben era stata, per Parker, un elemento delle sue origini come supereroe, la morte di Gwen è invece il momento in cui Spider-Man deve accettare la sua innegabile umanità.

Per scoprire l’essenza di Spider-Man vi consigliamo la lettura del volume Io sono Spider-Man