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Iron Man: le origini del corazzato eroe Marvel

Parlando del Marvel Cinematic Universe si ha sempre un dubbio: avrebbe avuto lo stesso successo senza Iron Man? Quasi sicuramente no, visto che la figura di Tony Stark è diventata il fulcro narrativo dell’universo cinematografico Marvel, complice l’ottima interpretazione di Robert Downey Jr, che ha dato vita ad un Tony Stark indimenticabile. Non male, per un personaggio che per anni è rimasto quasi nelle retrovie dell’universo fumettistico della Casa delle Idee.

Iron Man era un personaggio che nelle idee di Stan Lee avrebbe dovuto essere una figura di primo piano, ma che affrontò parecchie difficoltà. Ma come è iniziata l’avventura di Tony Stark nel Marvel Universe?

La nascita di Tony Stark

Nel 1963 la Marvel aveva già avviato i primi passi di quello che sarebbe divenuto in seguito il suo Marvel Universe. Nelle edicole americane erano già presenti I Fantastici Quattro (1961), L’incredibile Hulk (1962), Spider-man (1962) e si era già pronti a lancia un nuovo supergruppo, gli X-Men.

Stan Lee era in cerca di un nuovo eroe da proporre ai lettori, che riuscisse a replicare l’ottimo risultato di Spider-Man. Per creare questo nuovo eroe, Lee voleva però stravolgere le regole del gioco, dando vita ad un personaggio che facesse leva su una delle paure più sentite in quel periodo: la guerra.

Lo spettro della Seconda Guerra Mondiale era ancora fortemente radicato nel tessuto sociale americano, un incubo tenuto vivo dalla Guerra Fredda e che aveva avuto un rigurgito nel decennio precedente, con la Guerra di Corea. In realtà già in alcuni dei personaggi della Casa delle Idee si erano presentate delle narrazioni che analizzassero la contemporaneità americana, che in Fantastici Quattro e L’Incredibile Hulk erano principalmente focalizzate sulla gestione interna di minacce percepite (come il comunismo, il grande nemico durante l’era del maccartismo)

 Una delle intuizioni creative di Lee che contribuirono alla nascita di Iron Man divenne quindi il rapporto con la guerra, ma serviva un legame tra questo e il personaggio.

Lee decise quindi di rendere il suo nuovo personaggio il simbolo del capitalismo americano, trasformandolo in un ricco magnate dell’industria bellica. Scelta coraggiosa, considerato come la casa editrice e i lettori fossero moralmente vicini ad una narrativa meno bellica, come reazione al clima della Guerra Fredda. Stan Lee, invece, decise di sfidare questa idea:

‘Penso che all’epoca stessi cercando una sfida. Eravamo nel pieno della Guerra Fredda. I lettori, i giovani lettori, odiavano profondamente la guerra, non sopportavano i militari. Quindi decisi di realizzare un eroe che fosse l’incarnazione di tutto questo. Era un fabbricante di armi, produceva armamenti per l’Esercito, era ricco ed era un capitalista. All’epoca, pensai che sarebbe stato divertente sviluppare un personaggio che nessun, potenzialmente, avrebbe apprezzato, che nessuno dei nostri lettori avrebbe compreso, con la precisa missione di farglielo piacere e farli appassionare. E divenne popolare’

Secondo questi suoi spunti, Lee creò quindi un personaggio che fosse lo specchio di una figura pubblica nota al pubblico, per quanto detestata. Contrariamente agli altri eroi finora pubblicati, Stark era un miliardario, erede di una fortuna spropositata, un donnaiolo che aveva trascorso la sua vita negli agi. Il modello dell’aspetto ‘sociale’ del personaggio erano gli idoli dei giornali di gossip dell’epoca, attori e donnaioli che animavano la Hollywood del periodo. Lee voleva trasmettere l’idea di un uomo indistruttibile, talmente di successo da sentirsi oltre ogni limite, basando il suo personaggio sulla figura di Howard Hughes

‘Howard Hughes era uno degli uomini più interessanti di quel tempo. Era un inventore, un avventuriero, un miliardario, un donnaiolo e infine un folle. Tony Stark avrebbe dovuto essere un Howard Hughes, senza la sua follia’

L’idea di dare vita ad un personaggio simile, apparentemente invulnerabile, doveva esser bilanciata da una debolezza. Come disse Gerry Conway a proposito di Iron Man

‘Avevamo questo personaggio, che all’esterno era invulnerabile, non poteva nemmeno esser toccato, ma all’interno dell’armatura c’era un uomo ferito. Stan aveva introdotto una ferita particolare, il suo cuore era spezzato, in senso letterale. Ma si trattava anche di una metafora, ed era quello che rendeva interessante il personaggio’

Conway si riferisce ovviamente alle schegge di granata che minacciavano la vita di Tony Stark. Per arrivare a questa condizione del personaggio, si decise di usare un espediente già utilizzato in casa Marvel, declinandolo in un modo nuovo: la tecnologia.

Creare l’armatura di Iron Man

La Marvel, in quel periodo, vedeva nella scienza, o meglio, nel modo in cui l’americano medio concepiva la scienza una genesi perfetta per i propri eroi. I raggi cosmici avevano creato i Fantastici Quattro, Hulk era la consequenze dei raggi gamma, senza contare ragni radioattivi e i Figli dell’Atomo mutanti. Al momento di creare Iron Man, si decise nuovamente di ricorrere alla scienza, ma rendendola uno strumento esterno.

L’armatura di Iron Man diventa il punto di svolta del personaggio, un monito costante del cambio di vita che Tony Star vive. Anzi, l’armatura diventa la vita di Tony Stark, il meccanismo che gli impedisce di morire. I primi anni del personaggio, vedono un’importanza centrale dell’armatura per tenere in vita Tony, mostrando anche dei limiti della stessa. L’intento è quello di mantenere Iron Man/Tony Stark su un piano umano, che lo costringa ad affrontare, nonostante il suo incredibile potere, dei limiti, eredità del suo passato di produttore di armi.

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Divenuto un tratto distintivo di Iron Man, l’armatura ha subito diverse evoluzione, ma la sua prima versione portava la firma di un grande del fumetto: Jack ‘Il Re’ Kirby.

La prima apparizione di Iron Man avvenne in Tales of Suspence #39, numero della serie antologica di casa Marvel. Il primo passo per la realizzazione dell’entrata in scena di Iron Man fu la realizzazione della copertina, che venne affidata a Kirby, mentre i disegni interni furono affidati a Don Heck, che in seguito raccontò la genesi dell’armatura di Iron Man

Kirby disegnò l’armatura, visto che gli era stata affidata la copertina, e le copertine venivano sempre realizzate per prime. Io ho creato il look dei personaggi all’interno dell’albo, come Tony e la sua segretaria Pepper Potts. Andando avanti col lavoro trovai l’ispirazione per gli altri personaggi, affidandomi ad un ideale che si avvicinava molto alla visione dei personaggi sullo stile di Alex Toth, che aveva come modello Errol Flynn’

L’armatura creata da Kirby era basata sull’immaginario fantascientifico dei robot dell’epoca, che portò alla creazione di una grossa, lenta e impacciata armatura grigia. Nella seconda apparizione di Iron Man (Tales of suspence #40), l’armatura divenne dorata e rimase tale sino alla comparsa di una seconda armatura, quella che divenne il classico look di Iron Man.

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In Tales of Suspence #48, nonostante la copertina fosse realizzata da Jack Kirby, venne adottata la nuova armatura ideata da una delle matite storiche della casa editrice: Steve Ditko. Già apprezzato per la creazione del costume di Spider-Man, Ditko realizzò la seconda armatura di Iron Man, quella rosso e oro che consacrò il personaggio all’interno del Marvel Universe, come ricordò Heck nel 1985

‘Il secondo costume, quello rosso e dorato, fu disegnato da Steve Ditko. Lo trovai più semplice da disegnare rispetto alla precedente, ingombrante versione. Il design precedente, che assomigliava più a un robot, era decisamente in stile Kirby’

La serie solista di Iron Man

L’apparizione di Iron Man avvenne, come detto, su Tales of Suspense. Con il numero 100, Tales of Suspense venne ribattezzato Captain America, vedendo come protagonista della serie Steve Rogers. Dopo un’apparizione in un albo one shot, Iron Man and the Submariner (aprile 1968), Testa di Latta divenne protagonista della sua serie nel maggio del 1968. Pur essendo registrata con il copyright di Iron Man, la copertina dell’albo riportava il titolo The Invincible Iron Man

L’America secondo Tony Stark

Dopo aver affrontato le tensioni sociali legate al maccartismo e alla gestione interna delle paure popolari con Fantastici Quattro e Hulk, Iron Man divenne il personaggio ideale per affrontare le questioni sociale da un altro punto di vista molto ancora all’american way of life: il capitalismo. Tony Stark è l’erede fumettistico di una serie di industriali che avevano fatto una fortuna tramite le commesse militari, non ultimo l’Howard Hughes che era stato preso come suo modello morale.

Tony Stark diventa quindi il modello Marvel dell’industriale, separato dalla condizione del cittadino medio americano, come vivessero su due mondi diversi. L’idea di Lee era proprio questa, creare un eroe che fosse inizialmente inviso al lettore, che rivedeva in questo spocchioso personaggio alcune delle caratteristiche tipiche del potere politico del periodo.

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All’interno del suo saggio The Journal of Popular Culture, lo storico Robert Genter si concentrò molto sulla figura di Tony Stark. Non di Iron Man il supereroe, ma Tony Stark, l’uomo dentro l’armatura. Per Genter, Stark era l’erede dei grandi inventori indipendenti (Tesla, Edison, Graham Bell), in un periodo in cui le invenzioni erano divenute frutto di lavoro di squadra, spesso vincolate a commesse statali a cui erano indissolubilmente legate.

Stark invece spezza questo rapporto, non accetta di esser asservito a qualcuno, vuole il pieno riconoscimento e controllo del proprio genio. Caratteristica affascinante, che diventerà negli anni successivi uno dei punti di svolta del personaggio, quando Stark dovrà affrontare la caduta del proprio mondo.

Queste caratteristiche sono pienamente rappresentate nella prima apparizione di Iron Man, quando Tony Stark viene mostrato sia come playboy miliardario che come capitano d’industria intento a ottenere una commessa da parte dell’esercito per la sua ultima invenzione.

Grazie alla richiesta di dimostrare la validità dei suoi nuovi marchingegni, Stark viene portato in uno scenario di guerra in Oriente, dove rimane vittima dell’esplosione di una mina antiuomo, le cui schegge rimangono pericolosamente vicine al suo cuore.

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Fatto prigioniero dai guerriglieri, Stark viene obbligato a costruire una nuova arma per i signori della guerra locale, occasione che il geniale inventore usa per crearsi un’armatura che gli consenta di scappare a questi guerriglieri. L’armatura serve non solo a fuggire, ma tramite la nuova tecnologia di Stark inserita nei suoi meccanismi mantiene le letali schegge lontane dal cuore dell’inventore.

La creazione di questo dualismo tra l’uomo e l’armatura fa parte di una metafora sulla vita del personaggio. Intoccabile all’esterno, grazie all’armatura, ma con il cuore spezzato, letteralmente, quando deve affrontare le conseguenze delle proprie azioni, della sua vita sulla propria pelle. Del suo retaggio, come viene detto giustamente nel primo film al cinema di Iron Man, uno dei più fedeli all’interno del Marvel Cinematic Universe.

Supereroi con problemi comuni

Nonostante l’iniziale successo del personaggio, Tony Stark faticò a trovare un ruolo di primo piano all’interno del Marvel Universe. Lo stesso Lee, conscio di questo apparente fallimento, ne parlò con Claremont ai tempi dello sviluppo di Wolverine, indicando quale fosse stata la debolezza di Iron Man come personaggio: non aveva una caratteristica che lo identificava come unico. La sua armatura, infatti, non era specifica per lui, ma poteva adattarsi ad un altro personaggio, come avvenne con Rodhey nei panni di War Machine.

Era necessario dare a Iron Man e Tony Stark un tratto personale, che lo elevasse sopra il resto degli eroi della Casa delle Idee. Fedele al concetto di supereroi con superproblemi, si cercò un qualcosa che potesse caratterizzare Tony Stark. Se per anni le storie dei supereroi venivano scosse dell’arrivo di un nuovo nemico o da eventi macroscopici, per Stark si inaugurò una nuova tendenza, mostrando come i pericoli più grandi potessero nascere da debolezze estremamente umane.

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Nel 1979, sulla testata di Iron Man erano all’opera Bob Layton e David Micheline, che ebbero un’intuizione: mostrare una fragilità incredibilmente umana di Tony. Come disse lo stesso Micheline

‘Lo spessore di un eroe può essere definito in base ai suoi nemici, e quale può essere più subdolo, pericoloso e distruttivo di una debolezza personale?’

Da questi presupposti nacque un ciclo di storie, pubblicato tra The Invincible Iron Man #120 e #128, divenuto poi famoso come la storia Il demone nella bottiglia. In questo arco narrativo, Tony Stark è costretto ad affrontare il peso della sua doppia vita e dei problemi per le sue aziende, trovando conforto in un diavolo liquido: l’alcol.

Questa saga non solo è un momento di svolta per il modo di concepire le problematiche esistenziali dei personaggi Marvel, ma può esser visto come l’ultimo passo delle origini di Iron Man. La dipendenza dall’alcol e le sue conseguenze sono un’ombra che perseguiterà Tony Stark anche in futuro, dalla saga di Vendicatori Divisi sino alla più recente gestione del personaggio.

Per conoscere i tratti essenziali di Iron Man, si consiglia la lettura del volume Io sono Iron Man