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Vita di Pi, Recensione: STAR rispolvera un grande classico

In arrivo su Disney+ il 23 febbraio 2021, la nuova sezione del servizio di streaming on demand STAR si presenta con un catalogo mastodontico, con oltre 400 titoli a disposizione. Nonostante il proverbiale “imbarazzo della scelta”, abbiamo colto l’occasione per recuperare Vita di Pi, diretto da Ang Lee e vincitore di 4 premi Oscar. Il film, realizzato con un budget imponente di oltre 120 milioni di dollari, coniuga magistralmente computer grafica e narrazione, mettendo la prima al servizio della seconda, e non cadendo mai nella forte tentazione di autocompiacersi. L’estetica non è fine a sé stessa, ma funzionale alla riflessione sul tema cardine del film: la forza dell’immaginazione e del racconto, ultima arma davanti alla più drammatica delle realtà. Ci sono due storie, in entrambe la nave affonda, il bambino perde la sua famiglia e rimane solo. Nella prima cannibalismo o omicidi, nella seconda un’isola carnivora e una magnifica tigre del Bengala. Voi quale preferite?

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La storia fantastica della Vita di Pi 

Tratto dall’omonimo romanzo di Yann Martel, il film si apre con un giovane scrittore a corto di speranza che visita un uomo di origine indiana di nome Pi, dalla vita apparentemente fantastica. Desideroso di ritrovare ispirazione e fiducia con questa biografia, lo scrittore si mette pazientemente in ascolto, e con lui lo spettatore. Così comincia un lungo flashback, che ci riporta indietro fino al giorno della nascita del protagonista, passando poi alle origini del suo buffo nome e ai primi anni della sua vita.

In una parola, il mio nome andò da un’elegante piscina francese a quello di una puzzolente latrina indiana.

Pi nasce in India, paese simbolo di resilienza, di una speranza che non può essere incrinata da una vita sofferta, distrutta. La madre è una donna di fede, il padre ha come unica fede la ragione. Pi si trova nel mezzo, e mentre aiuta nella gestione dello zoo di famiglia cresce cercando risposte a dubbi esistenziali più grandi di lui, avvicinandosi teneramente a diverse religioni. Dall’induismo al cattolicesimo, fino ad arrivare all’Islam: la visione panteistica del giovane protagonista suscita inizialmente compassione, ma ben presto si rivela essere di una saggezza spiazzante. Non c’è nulla da giudicare, c’è solo molto da imparare e chiunque può insegnare, specie nel campo della fede.

Grazie Vishnu, per avermi introdotto a Cristo.

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Quando il padre per esigenze di denaro decide di trasferire la famiglia in Canada per vendere lo zoo, inizia una magica e drammatica avventura. Nei pressi della fossa delle Marianne, la nave incontra una tempesta impetuosa, che affonda inesorabilmente l’imbarcazione. Pi si ritroverà a bordo di una piccola scialuppa per 227 giorni, in mezzo alle vastità oceaniche, con la sola compagnia di quattro degli animali con cui la famiglia stava viaggiando: una zebra, una iena, un orango e la temibile tigre Richard Parker. È questa la fantastica storia della Vita di Pi, dove si alterneranno momenti magici e di forte sofferenza, trainati da una fede incrollabile e da un’immaginazione salvifica.

Il resto della storia sarà più difficile da credere.

Quando è meglio non sapere

Una volta tratto in salvo e allo stremo delle forze, Pi si ritrova su un letto di ospedale pressato dalle domande di due assicuratori. Questi devono conoscere i motivi del naufragio, e storcono cinicamente il naso davanti ai racconti del protagonista. Non è possibile che un orango arrivi sulla scialuppa galleggiando su un casco di banane, anche perché le banane non galleggiano. Poi chi crederebbe mai a una storia di amicizia tra un naufrago e una tigre del Bengala? E a un’isola carnivora brulicante di suricati che non esiste su nessuna mappa?

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Così, con il viso ricoperto da lacrime strazianti, Pi racconta la versione che i suoi interlocutori, e forse anche noi, vogliono ascoltare. Una storia atroce, insopportabile, di disperazione e di morte. Una volta appagato questo tracotante desiderio di sapere, gli assicuratori non riescono a dire nulla, arrivando a pentirsi di avere insistito. La prima versione non toglie nulla di quanto accaduto, semplicemente lo rende sopportabile. E infatti la stesura definitiva del rapporto assicurativo non parlerà di omicidi e cannibalismo, ma di megattere luminescenti e di collaborazione tra uomo e tigre.

Forza del racconto e bellezza delle immagini

Come già accaduto in altri titoli, ad esempio La vita è bella o Big Fishquesto romanzo di formazione riesce a esaltare delicatamente l’importanza delle parole e l’arte del racconto. Ancora una volta, anche davanti alla più terrificante delle sfide, non rimaniamo disarmati: l’immaginazione resiste come un castello inespugnabile, un’ancora di salvataggio che riesce dove un transatlantico è affondato, riportandoci lentamente, ma inesorabilmente, a riva.

Da un punto di vista tecnico il film è di pregevole fattura, come testimoniano le 4 statuette di miglior regia, miglior colonna sonora, migliori effetti speciali e miglior fotografia. Ogni inquadratura è studiata nel dettaglio, la telecamera obliqua e le riprese geometriche amplificano l’immersività della narrazione. La fotografia ricorda quella di Wes Anderson, con una saturazione dei colori molto accentuata che regala atmosfere indimenticabili, dal sapore onirico ma concreto.

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Infine ci sembra doveroso segnalare la magnifica interpretazione di Irrfan Khan nel ruolo di Pi adulto, che purtroppo ci ha lasciato lo scorso anno. Le sue sequenze, seppur con un ruolo secondario, sono indubbiamente quelle più convincenti e cariche di pathos,  accompagnate dell’ineccepibile doppiaggio di Angelo Maggi.

In conclusione

STAR ci offre la possibilità di recuperare un capolavoro di Ang Lee, in grado di appagare pienamente occhi, orecchie e anima. Il film è una dolce metafora, fulgido esempio di come le parole siano in grado di spiegare verità impossibili da accettare, specie nell’era del razionalismo fideistico. Lasciate lo scetticismo a terra e salite subito a bordo: anche se la nave dovesse affondare, il viaggio sarà indimenticabile.

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