Cinema e Serie TV

Giornata della Memoria: cinque film da non perdere

Il 27 gennaio ricorre l’annuale celebrazione della Giornata della Memoria. Si commemorano le vittime della Shoah con eventi culturali, incontri (quest’anno ovviamente veicolati a distanza) e piccoli presidi simbolici per non smettere di ricordare gli orrori della Seconda guerra mondiale perpetrati dai nazisti nei confronti della comunità ebraica. Anche il cinema, limitatamente alla sua sfera di interesse, ha sempre trattato la questione con moltissimo rispetto, provando a raccontare storie nascoste, tragiche ma al contempo emozionanti e commoventi, per cercare di “fare la sua parte”.

In effetti, probabilmente anche grazie al ruolo educativo delle scuole che da sempre provano ad approfondire questo dramma cercando di dialogare con gli alunni attraverso un linguaggio meno ingessato e più vicino alla loro attenzione, l’industria cinematografica si è sempre fatta trovare interessata a investire su storie che raccontassero l’Olocausto. Il pubblico sembra avere costantemente fame di simili progetti ed è interessante notare come, lungo gli anni, questa sorta di sottogenere abbia cambiato forma cercando di veicolare al contempo anche una lettura efficace della società contemporanea alla produzione. Ad esempio, non è un caso che negli ultimi anni i fatti raccontati riguardassero grandi fughe di gruppi di ragazzi che, onde evitare la prigionia, sono stati costretti a scappare di casa in casa, di confine in confine, con documenti e identità fittizie. Film come Un sacchetto di biglie o Il viaggio di Fanny provano a restituire il clima di incertezza e i grandi movimenti migratori a cui, purtroppo, siamo ormai da tempo abituati.

Jojo rabbit

Questo perché il cinema ha la capacità di proporre infinite versione su un medesimo tema. Lo si può raccontare con gli occhi di oggi, di allora, con uno stile teso e uno spensierato, con uno sguardo profondamente autoriale o con uno il più commerciale possibile. A tal proposito, abbiamo pensato a un breve percorso per cercare di suggerirvi cinque film molto diversi tra loro per stile e struttura, di modo da poter scegliere quello più incline ai vostri gusti.

5 film da non perdere

Schindler's list

Schindler’s List (1993)

Considerato dal suo regista, un certo Steven Spielberg che non ha bisogno di presentazioni, il lavoro più sofferto e quello a cui è maggiormente legato, Schindler’s List è uno di quei film che non si dimenticano, una di quelle pellicole che rimangono scolpite negli e nel cuore del pubblico. Vincitore di sette premi Oscar, tra cui miglior film e miglior regia, il lungometraggio è un concentrato di dolore, atrocità e sofferenza. Il tutto però veicolato attraverso una forma cinematografica di rara potenza che denota un talento registico degno del nome di chi lo ha realizzato. Non si contano infatti le sequenze magistrali anche se la più famosa di tutte resta sicuramente quella con protagonista la celebre bimba dal cappottino rosso. Una scelta stilistica che ha profondamente diviso la critica cinematografica tra chi la trovò una forzatura gratuita e molto retorica, e chi invece lodò l’intuizione leggendovici una forte denuncia nei confronti delle tremende e scellerate azioni compiute dagli ufficiali tedeschi dell’epoca che rimasero impassibili persino di fronte al grado più evidente di innocenza infantile.

Jojo Rabbit (2019)

Decisamente di tutt’altra fattura è invece Jojo Rabbit, film del 2019 diretto da quel geniaccio di Taika Waititi. Dopo essersi cimentato nel MCU con la regia di Thor: Ragnarok, l’autore ha infatti scritto e diretto un film bizzarro, istrionico e capace di parlare a tutti i bambini del mondo grazie al suo sguardo semplice ma efficace. La storia narra dell’incontro tra un ragazzo tedesco fortemente convinto della dottrina nazista (tanto da avere Hitler come amico immaginario) e una ragazza ebrea poco più grande di lui che si nasconde all’interno della sua abitazione. Waititi, recentemente al lavoro anche sulla serie The Mandalorian tratta dall’universo di Star Wars, conferma il suo stile ironico e sprezzante del pericolo, accarezza quel tanto che basta la retorica, e chiude il film (per il quale vinse un premio Oscar alla miglior sceneggiatura non originale) con un finale ricco di ottimismo e speranza.

La vita è bella (1997)

Considerato il padre della commistione tra dramma e commedia, La vita è bella è il film italiano più famoso nel mondo dopo le opere di Federico Fellini. Folgorato in fase di scrittura, il talento di Roberto Benigni si mette al servizio di una favola tragica in cui sarà impossibile trattenere le lacrime. Tutti ricordano la seconda parte del film, quella ambientata nel campo di prigionia, come una delle parentesi più toccanti e sincere del cinema italiano più recente. In realtà però, forse la vena creativa di Benigni è da lodare più per il primo tempo, quando la sua ironia goffa e invadente non risparmia niente e nessuno lanciando delle invettive secche e profonde nei confronti della società italiana dell’epoca. Vincitore di tre premi Oscar, giustamente tutti ricordano quello per la migliore colonna sonora (stupenda la musica composta da Nicola Piovani) e per il miglior film straniero. Eppure il vero miracolo accadde quando fu Benigni stesso a svettarla nella categoria miglior attore: un premio del tutto inaspettato.

Il pianista

Il pianista (2002)

Vincitore della Palma d’oro al Festival di Cannes e di tre premi Oscar (miglior regia, miglior attore e migliore sceneggiatura non originale), Il pianista segna il ritorno a livelli di rilievo di un autore amato e celebrato come Roman Polanski. La vicenda è molto cara al regista poiché da ragazzo visse e scappò dal ghetto ebraico di Cracovia durante gli anni della persecuzione. I suoi genitori vennero deportati nei campi e la madre purtroppo non sopravvisse. La ferita quindi è chiaramente aperta negli occhi e nel cuore del regista, che tuttavia riesce a raccontare la tragedia con grande sensibilità e con uno sguardo lucido e appassionato. Lontano da quelle che sono le tematiche più care del suo cinema, Il pianista resta comunque un film da vedere almeno una volta per fare i conti con la Storia mediata dallo sguardo di un grande autore.

Jakob il bugiardo

Jakob il bugiardo (1999)

Remake di Jakob, der Lügner, film del 1975 diretto da Frank Beyer, Jacob il bugiardo è stato da molti annoverato come la risposta statunitense al successo de La vita è bella. In effetti l’idea è quella di provare a raccontare il dramma della Shoah con toni più ironici ma non per questo superficiali. Inoltre, anche in questo caso al centro dell’operazione c’è il talento istrionico di un grande attore, ovvero il compianto e tanto amato Robin Williams che interpreta un abitante del ghetto polacco che inizia a far veicolare un po’ di ottimismo circa la fine della guerra e la sconfitta dei nazisti. Poco alla volta la voce arriva a tutti e Jakob si troverà di fronte al bivio morale di continuare nella sua farsa alimentando la speranza dei suoi cari oppure cedere il passo alla verità. Un tema sempre caldo e attuale con cui il film dialoga costantemente, senza dimenticarsi di mettere in scena la Storia.

Riscopriamo il film La vita è bella con l’edizione Blu-ray in occasione dei 20 anni dall’uscita.