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Ampere, processori ARM a 64 bit per sfidare Intel sui server

Si chiama Ampere Computing ed è guidata da Renée James, ex presidente di Intel, la nuova realtà che si affaccia nel settore della progettazione dei system on chip (SoC) ARM dedicati ai server.

Ampere Computing è un'azienda fabless, senza impianti produttivi, finanziata dal fondo d'investimenti Carlyle Group.

Non nasce dal nulla: Ampere conta centinaia di dipendenti, inclusi 300 che ha incorporato da AppliedMicro Circuits. Di fatti il SoC di Ampere non è altro che un progetto di Applied Micro Circuits Corp. (AMCC) del 2015, noto come X-Gene 3.

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Quel progetto non entrò mai davvero in produzione  e dopo alcuni problemi finanziari, AMCC finì per essere acquista da Macom. Quest'ultima concentrò i suoi interessi su altri business di AMCC, mettendo da parte gli sforzi in ambito server. È a quel punto che è arrivato il fondo Carlyle Group, che ha acquisito team e progetti, rinominato l'azienda in Ampere Computing e messo nel ruolo di amministratore delegato Renée James.

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Oltre al CEO, al suo interno troviamo un team composto da ex dirigenti e ingegneri di Intel e AMD. Il Chief Architect è Atiq Bajwa, veterano con 30 anni di esperienza in Intel. Greg Favor, senior fellow, ha lavorato in passato con il team di AMD che è occupato delle architetture K6 e K7 e ha ricoperto il ruolo di Lead Architect presso AppliedMicro Circuits Corporation.

Anche Rohit Vadwans, vicepresidente esecutivo per l'ingegnerizzazione hardware, ha passato 26 anni in Intel a capo dello sviluppo di tutte le piattaforme. C'è anche Chi Miller, che agirà nel ruolo di direttore finanziario e operativo, in precedenza tra le fila di Intel e Apple.

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Ampere si rivolge ai datacenter e al cloud per la gestione di carichi di intelligenza artificiale i big data. L'obiettivo è offrire un prodotto più competitivo delle architetture x86, grazie a un miglior rapporto tra consumi e prestazioni che riduca il costo totale di possesso (TCO).

Al centro del progetto c'è un core ARMv8 64 bit personalizzato (il SoC nella sua interezza ne conterà 32) capace di lavorare fino a 3,3 GHz. Il processo di produzione usato è quello a 16 nm FinFET di TSMC. Il chip potrà supportare fino a 1 TB di memoria per socket, metterà a disposizione 42 linee PCIe 3.0 e avrà un TDP  125 watt.

La produzione dovrebbe partire nella seconda metà dell'anno, ma in sviluppo ci sono già la seconda e terza generazione del progetto. La seconda generazione, secondo la James, sarà prodotta con processo a 7 nanometri FinFET.

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Per quanto riguarda il progetto attuale e la presenza delle vulnerabilità Spectre e Meltdown, la James ha affermato che "nessun chip che usa l'esecuzione speculativa può sfuggire a questi bug, ma l'esposizione dell'architettura ARM è minima e i chip avranno patch integrate quando arriveranno sul mercato".

Kumar Sankaran, vicepresidente software and platform engineering di Ampere, ritiene che rispetto ad alcuni anni fa il mercato sia pronto ad accettare ISA (instruction-set architecture) alternative a x86.

L'ecosistema ARM nel settore datacenter è più maturo di un tempo e per non farsi mancare nulla Ampere ha già stretto alleanze di prestigio che hanno il nome di Microsoft, Oracle, Lenovo, Red Hat. Lenovo ha intenzione di portare sul mercato una nuova generazione di server con chip Ampere nel prossimo futuro.

"Siamo entusiasti di accogliere Ampere Computing nell'ecosistema server Arm64", ha dichiarato Leendert van Doorn, ingegnere di Microsoft Azure. "Trattandosi di nuova azienda con una leadership con anni di esperienza, Ampere Computing aiuta ad aumentare l'innovazione nell'ecosistema server Arm64 e la loro tabella di marcia è ben allineata con le esigenze dei nostri carichi di lavoro cloud hyperscale".

Oltre a Intel e AMD, Ampere ha dovrà vedersela con gli altri rivali del settore dei server ARM, tra cui realtà decisamente più strutturate e potenti come Qualcomm e Cavium.


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