Il mercato delle memorie DRAM e NAND sta attraversando una crisi senza precedenti che rischia di paralizzare l'intera infrastruttura delle telecomunicazioni globali. Secondo un'analisi di Counterpoint Research, i prezzi dei chip di memoria destinati ai dispositivi consumer sono letteralmente esplosi con un incremento del 600% nell'ultimo anno, generando una carenza critica per la produzione di router, gateway e decoder utilizzati dalle compagnie telefoniche. La causa principale di questo terremoto economico risiede nella fame insaziabile dei server AI, che hanno completamente stravolto le priorità produttive dei principali produttori di memorie, dirottando le forniture verso segmenti ad alto margine e lasciando a secco il mercato consumer e delle telecomunicazioni.
L'impatto più devastante si registra proprio sui router per la banda ultralarga, dispositivi fondamentali per le implementazioni di fibra ottica e FWA (Fixed Wireless Access) che le compagnie telefoniche stanno pianificando per il 2026. Il costo dei chip di memoria nella composizione materiale di questi apparecchi è schizzato dal 3% a oltre il 20% in appena dodici mesi, un balzo che sta mettendo in ginocchio soprattutto i produttori più piccoli privi di contratti di fornitura garantiti e con scarso potere negoziale verso Samsung, SK Hynix e Micron.
La dinamica di mercato è spietata nella sua semplicità: i server AI richiedono memorie ad alta capacità e ad alte prestazioni, componenti che garantiscono margini di profitto enormemente superiori rispetto alle DRAM e NAND convenzionali destinate ai dispositivi consumer. I produttori hanno quindi riallocato massicciamente le loro linee produttive, creando quello che Counterpoint definisce un "inverno dei chip di memoria" per tutti gli altri settori. Gateway, decoder e router utilizzano memorie convenzionali di fascia più bassa, segmento che sta sperimentando la peggiore carenza dell'offerta.
Le telco si trovano ora davanti a un bivio critico. Le implementazioni delle reti in fibra e FWA previste per il 2026 rischiano rallentamenti significativi non solo per l'aumento dei costi di approvvigionamento, ma soprattutto per la scarsità fisica di componenti disponibili. Counterpoint Research lancia un vero e proprio campanello d'allarme: le compagnie telefoniche devono immediatamente identificare quali OEM si sono assicurati forniture sufficienti e monitorare costantemente l'evoluzione dei prezzi dei materiali per evitare blocchi nelle loro roadmap di espansione.
La situazione si complica ulteriormente per i progetti di CPE AI (Customer Premises Equipment con capacità di intelligenza artificiale), dispositivi di nuova generazione che le telco stanno promuovendo per la banda larga fissa e wireless. Questi apparecchi richiedono una capacità di elaborazione maggiore e, di conseguenza, un contenuto superiore di semiconduttori di memoria, proprio nel momento peggiore possibile del mercato. I piani di diffusione di questi dispositivi potrebbero subire ritardi considerevoli o richiedere una completa revisione economica.
Il settore degli smartphone di fascia bassa sta subendo contraccolpi altrettanto severi. Come evidenziato da IDC il mese scorso, l'impennata dei prezzi delle memorie si traduce automaticamente in un aumento del prezzo finale dei telefoni cellulari, deprimendo le vendite proprio nel segmento più sensibile al prezzo. Questo crea un effetto domino per le compagnie telefoniche, che vedono ridursi i ricavi dall'hardware sul quale molte fanno affidamento, con un potenziale rallentamento anche nella diffusione delle reti 5G che dipende dalla disponibilità di dispositivi accessibili.
Secondo le previsioni di Counterpoint Research, la pressione sui prezzi continuerà ad aumentare fino a giugno 2026, con un picco atteso nella prima metà dell'anno. Anche dopo il raggiungimento del massimo, le restrizioni sulla fornitura potrebbero persistere, mantenendo elevata la tensione sul mercato. La situazione attuale è definita senza precedenti proprio perché, a differenza dei cicli storici di alti e bassi del mercato delle memorie, questa volta la causa non è una carenza produttiva generale ma una deliberata riallocazione delle capacità verso segmenti ad altissimo margine.