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Facebook ha un ufficio interno per copiare idee altrui?

Se una startup ha un buon prodotto la cosa migliore è comprarla, ma se ciò non è possibile Facebook, Apple, Google e altri possono sempre copiare l'idea. Sembra che sia proprio ciò che accade e che rende quasi impossibile emergere per i più piccoli.

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Avatar di Valerio Porcu

a cura di Valerio Porcu

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 14/08/2017 alle 15:49
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Facebook ha una divisione interna che controlla potenziali concorrenti e li "colpisce" quando ancora non si reggono in piedi, comprandoli oppure sviluppando internamente la stessa idea. Il social network manterrebbe anche così la propria supremazia - molti parlano di monopolio - e gli altri big del settore a quanto pare hanno strategie del tutto simili.

Questo è quanto emerge da un racconto apparso sul Wall Street Journal, che racconta in particolare le esperienze dei creatori di Houseparty, un'app per Android e iPhone che permette di fare videochiamate di gruppo. L'hanno creata le stesse persone che avevano fatto Meerkat, un'app che in effetti ebbe un buon successo fino a che Twitter e Facebook non introdussero più o meno le stesse funzioni.

Dentro a Facebook, dunque, ci sarebbe un gruppo di persone che tiene sotto controllo il mondo delle startup. Non appena compare qualcosa che potrebbe anche remotamente minacciare il business di Zuckerberg e soci si attivano le contromisure. La prima è l'acquisizione: Facebook comprò Whatsapp per 22 miliardi di dollari e Instagram per un miliardo, seguendo questa filosofia.

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Ok, ma vale anche per le app?

Per i creatori della startup comprata magari significa fare il colpaccio, ma per altri questo fenomeno si traduce in una minore concorrenza e in un accentramento del potere nelle mani di poche multinazionali. A onor di cronaca, le autorità antitrust non si sono mai occupate specificamente di questo aspetto, ma ciò naturalmente non significa che non esista.

Secondo analisi citate nello stesso articolo del WSJ, infatti, quando si tratta di applicazioni mobile il 60% del tempo speso dai consumatori è a favore di prodotti marchiati Google, Facebook o Apple. Percentuale che sale all'80% se si prende in considerazione il denaro speso via smartphone o tablet - e qui probabilmente anche Amazon ha un ruolo importante.

L'altra opzione è la copia vera e propria, vale a dire riprodurre internamente ciò che propone la piccola startup - che magari ha rifiutato l'acquisizione sperando in guadagni maggiori. A tal proposito pare che l'anno scorso lo stesso Zuckerberg abbia esortato i propri dipendenti a non permettere che l'orgoglio ostacoli l'obiettivo di fornire servizio agli utenti. Un concetto che alcuni hanno tradotto in "non siate troppo orgogliosi per copiare". Né Facebook né le altre aziende citate hanno risposto alle richieste di commenti.

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