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Memorie

Intel, un ex ingegnere accusato di aver rubato i segreti della memoria 3D XPoint

Con una causa depositata a Sacramento, Intel ha accusato l’ex ingegnere Doyle Rivers di aver accettato, in segreto, un lavoro da Micron e di aver cercato di sottrarre informazioni confidenziali per passarle ai suoi nuovi datori di lavoro. Secondo Intel, queste informazioni sono legate alla tecnologia 3D XPoint e al suo sviluppo e “non sono scritte in nessun manuale né insegnate a scuola”.

Come noto, Intel e Micron hanno sviluppato diverse generazioni di memoria 3D NAND e 3D XPoint insieme tramite la joint venture IMFT (IM Flash Technologies). Questo rapporto è però destinato a finire nel corso del prossimo anno. Nel processo, a metà 2019 per l’esattezza, Intel e Micron termineranno la partnership nello sviluppo della 3D XPoint, dopo aver messo a punto la seconda generazione. Stupisce quindi un po’, ma non del tutto, questo caso di “spionaggio industriale”.

Nella causa si legge: “nel settembre 2018, Rivers ha accettato in segreto una posizione da ingegnere da Micron e da quel momento, mentre si preparava a lasciare il lavoro da Intel, ha pianificato come trafugare informazioni confidenziali, sia tecniche che personali. Pochi giorni prima di lasciare Intel, Rivers ha cercato di accedere ad un file ‘top secret’ e di copiarlo, ma è stato bloccato dal sistema di sicurezza elettronico dell’azienda“.

“Il file in questione è relativo al lavoro indipendente e altamente confidenziale di Intel per inserire la tecnologia 3D XPoint nei prodotti Optane e non era qualcosa condivisibile con persone al di fuori di Intel, nemmeno con dipendenti di Micron”. Sembra però che Rivers sia comunque riuscito a rubare dei file personali e che abbia anche cercato, in modo aggressivo, di convincere altri ingegneri di Intel a seguirlo in Micron.

Intel aggiunge che ha contattato Rivers per farsi restituire il drive USB rubato, tuttavia “Rivers non ha mai risposto ad Intel, né ha restituito il dispositivo. Lo ha anzi dato ai suoi nuovi datori di lavoro”. Quando poi finalmente l’azienda è riuscita a rimettere le mani sulla chiavetta incriminata, un’analisi forense ha constatato che il disco era stato completamente cancellato senza possibilità di recuperare i file.

Intel afferma di aver fatto la “ragionevole richiesta” di condurre un’indagine indipendente e di poter analizzare il computer e l’abitazione di Rivers, per assicurarsi che non ci siano ulteriori tracce di dati sensibili. Rivers avrebbe dovuto dare una risposta riguardo questa questione entro il 16 novembre scorso, ma non lo ha fatto; Intel è stata quindi costretta a rivolgersi ad un tribunale.

In una nota, l’azienda fa sapere che “Intel ha investito miliardi di dollari nello sviluppo di proprietà intellettuali fondamentali per il suo successo in alcuni dei settori più importanti del mondo. Poniamo grande fiducia nei nostri impiegati, attuali e non, ma abbiamo l’obbligo di proteggere queste e altre informazioni di nostra proprietà. Non esisteremo ad agire per evitare ogni appropriazione indebita”.