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Intel chiude un altro anno record ma le stime non convincono il mercato

Intel chiude un 2018 record, con oltre 70 miliardi di dollari di fatturato. Il mercato però si aspettava di più e le previsioni non convincono: il titolo perde oltre il 7% nelle contrattazioni after hours.

Il colosso dei microprocessori Intel ha chiuso il quarto trimestre fiscale con un fatturato di 18,7 miliardi, in crescita del 9% sullo stesso periodo dell’anno passato. L’azienda chiude così un anno record, con un fatturato che tocca i 70,8 miliardi facendo segnare un +13% sull’anno precedente.

Il margine lordo si è attestato al 60,2%, in calo di tre punti sullo stesso trimestre del 2017 a causa dei maggiori investimenti produttivi, mentre l’utile operativo è cresciuto del 15% a 6,2 miliardi di dollari. L’utile netto ha raggiunto 5,2 miliardi di dollari, con un utile per azione di 1,12 dollari. Nel 2018 l’azienda statunitense ha generato un flusso di cassa operativo record di 29,4 miliardi e ha restituito 16,3 miliardi agli investitori.

Per il 2019 Intel si aspetta un fatturato annuo di circa 71,5 miliardi di dollari, con vendite per il primo trimestre fiscale pari a circa 16 miliardi. “Il 2018 è stato un anno davvero notevole per Intel con un fatturato record in ogni segmento di business e utili record mentre trasformiamo l’azienda per perseguire le nostre opportunità di mercato più grandi di sempre”, ha commentato Bob Swan, direttore finanziario e CEO a interim di Intel. “Nel quarto trimestre abbiamo aumentato il fatturato, i guadagni e anticipato i prodotti a 10 nanometri che posizioneranno Intel per competere e vincere in futuro. Guardando a ciò che verrà, prevediamo un altro anno record e un aumento del dividendo sulla base del nostro parere che l’esplosiva crescita dei dati continuerà a guidare la domanda di prodotti Intel”.

Tutto rose e fiori quindi? No secondo il mercato. Il titolo Intel nelle contrattazioni after hours ha subito una battuta d’arresto, con un calo di oltre il 7%. A indispettire gli analisti il fatturato sotto le attese (che erano pari a 19 miliardi) e le stime per il primo trimestre. A pesare la minore domanda di modem (le vendite di iPhone hanno frenato), il rallentamento della Cina, l’assorbimento della capacità produttiva da parte del settore cloud e il calo dei prezzi della memoria NAND. Vediamo però come si sono comportate le varie divisioni.

Partiamo dal Client Computing Group (CCG), l’unità legata ai PC, che ha visto crescere il fatturato nel quarto trimestre del 10% a 9,8 miliardi, per un totale nel 2018 di 37 miliardi (+9%). Intel parla di una forte domanda di prodotti ad alte prestazioni e un buon andamento nel segmento commerciale e nel gaming.

Il risultato della divisione si deve però anche alla vendita dei modem, seppur inferiore a quanto preventivato. Il volume delle piattaforme PC venduto è sceso del 2% sull’intero anno, il che non sorprende data la carenza di processori (shortage). Il volume di piattaforme notebook vendute è calato del 10% rispetto al trimestre precedente, mentre quello di piattaforme desktop è arretrato del 7%. Sull’intero anno il volume di piattaforme notebook ha fatto segnare un +4%, mentre i desktop sono scesi del 6%. A mantenere alto il fatturato però ci ha pensato l’incremento del prezzo medio di vendita sul 2017, +11% per i desktop e +3% per i notebook.

L’altra unità fondamentale per Intel è il Data Center Group (DCG), che ha visto salire il fatturato del 9% sullo stesso periodo dell’anno passato e del 20% nel 2018 sul 2017. Intel segnala una crescita del 24% del segmento cloud e un aumento del 12% per quanto concerne l’ambito “communications service provider”, mentre il fatturato enterprise è sceso del 5%. Andando a vedere i volumi, si riscontra un +13% nelle unità e un +7% nel prezzo medio di vendita sull’intero anno, mentre c’è stato un calo dei volumi sul terzo trimestre (-3%), malgrado un aumento dell’ASP (Average Selling Prices) del 2%.

L’Internet of Things Group (IOTG) ha fatto segnare un calo del fatturato del 7% a 816 milioni rispetto allo stesso periodo dello scorso anno a causa dei problemi produttivi, mentre il 2018 si è concluso con 3,5 miliardi e un +9%. La divisione delle memorie 3D NAND e Optane (NSG, Non-Volatile Memory Solutions Group) è cresciuta del 25% nel quarto trimestre, con un fatturato record di 1,1 miliardi di dollari, mentre il Programmable Solutions Group (PSG), quello degli FPGA (ex Altera), ha fatto segnare un record, con un +8% sullo stesso periodo 2017 guidato dal mercato dei datacenter e da quello della comunicazione.

Per concludere Mobileye, l’azienda israeliana impegnata nelle tecnologie per la guida assistita e autonoma acquisita da Intel nel 2017, che ha visto crescere il fatturato del 43% a 183 milioni grazie a nuovi accordi. Nel 2018 Mobileye ha siglato intese per 28 nuovi design e portato la sua tecnologia su 78 veicoli.

Intel, tra un CEO che manca e la concorrenza arrembante

Interrogato sulla ricerca di un nuovo CEO dopo l’allontanamento di Brian Krzanich, Bob Swan si è detto “convinto che il consiglio troverà un nuovo CEO nel prossimo futuro. Io, i dirigenti e i 107mila dipendenti ci uniremo a lui o lei per portare questa azienda a un livello totalmente nuovo. Nel frattempo non ci faremo distrarre da questo vuoto“.

“Il consiglio continua a valutare i candidati per quello che ritengo sia il più prestigioso e migliore posto di lavoro disponibile sul pianeta”, ha aggiunto Swan. “Stanno procedendo con un senso di urgenza, pur garantendosi di fare la scelta giusta per questa grande azienda”.

Di fronte alla domanda di un analista sulla capacità di Intel di competere con una concorrenza più intensa che in passato, Swan ha affermato che si aspetta “una competizione più forte” quest’anno ma ha aggiunto che l’azienda ha le sue contromisure. “Stiamo investendo per proteggere la nostra posizione nei datacenter e sui PC”. Sebbene non nominata, tanto dall’analista quanto dal CEO a interim, quella concorrenza si chiama AMD. Forte del passaggio al processo produttivo a 7 nanometri e alla nuova architettura Zen 2, AMD sembra avere tutte le carte in regola per guadagnare ulteriori quote di mercato in tutti i segmenti di mercato, con i Ryzen sui desktop e notebook ma soprattutto con EPYC in ambito server.

Parte di questa difesa riguarderà il passaggio al processo produttivo a 10 nanometri, ma a tal proposito non sembrano esserci accelerazioni, con i chip per notebook – e forse desktop – attesi entro la fine dell’anno, e le soluzioni Xeon nella prima parte del 2020.

Nonostante i prezzi delle CPU Intel siano ancora più alti del dovuto, il Core i5-8400 a circa 200 euro rimane una buona soluzione per chi vuole giocare e non solo con il proprio PC.