Il recente aggiornamento della linea Mac con i nuovi chip M5 ha introdotto una tendenza che merita un'analisi: Apple sta ridefinendo il rapporto tra spazio di archiviazione base e prezzo di listino su tutta la gamma. Una strategia che, a seconda del modello e del profilo dell'utente, può rappresentare un vantaggio concreto o semplicemente un aumento del costo d'ingresso. Comprendere le implicazioni di questa scelta è fondamentale per chiunque stia valutando un acquisto nella famiglia Mac nel corso del 2025 e del 2026.
Partiamo dai dati concreti già ufficializzati. Il nuovo MacBook Air con chip M5 passa da 256 GB a 512 GB di archiviazione base, con un incremento di prezzo di circa 100 euro rispetto alla generazione precedente. In termini pratici, chi avrebbe comunque acquistato il taglio da 512 GB, opzione che con l'M4 richiedeva un sovrapprezzo di 200 euro, si ritrova oggi a pagare effettivamente meno per la stessa configurazione. Un cambiamento che premia chi non si accontentava del minimo sindacale in fatto di storage.
Sul fronte del MacBook Pro da 14 pollici con M5, la logica è simile: l'archiviazione base sale a 1 TB con un rincaro di 100 euro sul prezzo di partenza. Per chi puntava già al taglio da 1 TB, il conto torna. Più controversa è invece la situazione per le varianti M5 Pro e M5 Max, dove l'archiviazione da 1 TB di default è accompagnata da un aumento di 200 euro: in questo caso il consumatore paga semplicemente lo storage aggiuntivo senza ottenere alcun beneficio economico netto rispetto alla configurazione precedente.
La questione ha anche una valenza tecnica non trascurabile. macOS utilizza la memoria di archiviazione come memoria virtuale (swap) quando la RAM unificata non è sufficiente: su un Mac con appena 256 GB di SSD quasi pieno, le prestazioni complessive possono degradarsi in modo significativo. Partire con 512 GB di base non è solo una questione di capienza, ma di longevità delle prestazioni nel tempo, specialmente considerando che i Mac non permettono aggiornamenti dello storage dopo l'acquisto.
Resta da capire cosa accadrà alla linea desktop, ancora ferma alle specifiche e ai prezzi dell'era M4. Sulla base di quanto Apple ha già applicato ai MacBook, è ragionevole attendersi adeguamenti analoghi quando arriveranno le versioni M5 di Mac mini, iMac e Mac Studio. Le proiezioni più probabili parlano di un Mac mini che potrebbe passare da 729 alla forbice 799/849 euro con 512 GB base, e di un iMac che salirebbe da 1.529 a circa 1.629 euro con la stessa dotazione di partenza.
Il capitolo Mac Studio è quello più complesso. Considerando che il MacBook Pro con M5 Max include già 2 TB di archiviazione base e che questo ha comportato un incremento di prezzo rispetto all'M4 Max la versione desktop potrebbe toccare pericolosamente la soglia dei 2.500 euro nella configurazione d'accesso. Una cifra che potrebbe pesare non poco nel decidere se acquistare o meno il compatto di Apple.
Vale la pena sottolineare che Apple, almeno per ora, non ha toccato i prezzi legati alla memoria unificata RAM, nonostante le note difficoltà del mercato globale della DRAM. Questo aspetto, se dovesse cambiare nelle prossime generazioni, rappresenterebbe un ulteriore elemento di pressione sul prezzo finale dei Mac.
C'è anche da dire che, fra cambio di processori e una sostanziale modifica nel sistema di acquisto dei Mac sul sito Apple, gli aumenti sono arrivati comunque negli scorsi mesi solo per alcune configurazioni, motivo per il quale potrebbero essere stati introdotti proprio in virtù di ammortizzare armoniosamente eventuali costi di produzione più elevati.
Per il momento, l'attenzione rimane concentrata sulla transizione verso tagli di archiviazione più generosi come nuovo standard di mercato, una direzione che l'intero settore dei computer portatili premium sembra stia imboccando.