La scommessa miliardaria di Microsoft su OpenAI continua a far discutere investitori e analisti del settore tecnologico, soprattutto dopo le recenti dichiarazioni del CEO Sam Altman che ha riconosciuto apertamente come senza l'appoggio iniziale del colosso di Redmond la sua azienda probabilmente non sarebbe mai decollata. Le parole di Altman arrivano in un momento delicato, mentre le voci critiche si moltiplicano e i dubbi sulla redditività dell'intelligenza artificiale generativa si fanno sempre più pressanti. Il progetto Stargate da 500 miliardi di dollari ha recentemente modificato gli equilibri della partnership, privando Microsoft dello status di fornitore cloud esclusivo e alimentando speculazioni sul futuro della collaborazione.
Secondo quanto emerso dai documenti finanziari di Microsoft relativi all'anno fiscale concluso il 30 giugno scorso, OpenAI avrebbe accumulato perdite per circa 11,5 miliardi di dollari. Non è ancora chiaro se le entrate generate dagli abbonamenti a ChatGPT e dall'accesso ai modelli linguistici siano sufficienti per raggiungere il pareggio di bilancio. L'investimento complessivo di Microsoft nella società guidata da Altman è passato dall'iniziale miliardo di dollari agli attuali 13 miliardi, una cifra che ha sollevato le sopracciglia persino di Bill Gates, cofondatore di Microsoft e storico scettico riguardo a questa alleanza strategica.
La fiducia incrollabile di Satya Nadella, attuale CEO di Microsoft, è stata determinante secondo Altman, che ha ammesso candidamente come all'epoca del primo investimento esistessero pochissime certezze sulla direzione che avrebbe preso la tecnologia. Il team di OpenAI aveva essenzialmente una sola convinzione: spingere al massimo sulle potenzialità del deep learning, confidando di riuscire poi a sviluppare prodotti straordinari e generare valore economico. All'epoca, ha rivelato Altman, ben pochi altri attori del settore avrebbero avuto il coraggio di investire somme così ingenti in un'idea ancora tutta da dimostrare.
Le critiche alla partnership non provengono solo da esperti finanziari preoccupati per l'assenza di un chiaro percorso verso la redditività. Anche figure di spicco del mondo tecnologico hanno espresso dubbi e perplessità. Elon Musk, CEO di Tesla e fondatore originario di OpenAI prima della rottura con Altman, ha dichiarato provocatoriamente che "OpenAI finirà per divorare Microsoft", alimentando ulteriormente la sua lunga faida personale con l'ex collega. Si tratta di un attacco che si inserisce in un contesto già complesso, dove molti osservatori si chiedono se l'intelligenza artificiale generativa rappresenti davvero una rivoluzione tecnologica o piuttosto una bolla speculativa destinata a scoppiare.
Marc Benioff, CEO di Salesforce, ha persino bollato Microsoft come un semplice "rivenditore di OpenAI", accusando l'azienda di limitarsi a reimpacchettare la tecnologia altrui e inserirla in prodotti come Excel. Secondo Benioff, Copilot non sarebbe altro che una versione aggiornata del vecchio assistente Clippy, senza alcun valore aggiunto reale per gli utenti. Le sue previsioni sono diventate ancora più taglienti dopo l'annuncio del progetto Stargate, che prevede la costruzione di data center su scala nazionale negli Stati Uniti: Benioff ha suggerito che Microsoft potrebbe abbandonare la tecnologia OpenAI in futuro, rendendo l'intera partnership obsoleta.
Nonostante le turbolenze e le critiche, le due società hanno recentemente firmato un nuovo accordo definitivo che chiarisce i termini della collaborazione. Tra le clausole più significative figura quella che impedisce a OpenAI di dichiarare unilateralmente il raggiungimento dell'Intelligenza Artificiale Generale (AGI): una tale affermazione dovrà essere verificata e validata da un panel indipendente di esperti. Questo meccanismo di controllo rappresenta una salvaguardia importante per Microsoft, considerando che il raggiungimento dell'AGI potrebbe modificare radicalmente i termini economici della partnership.
Microsoft continua pubblicamente a difendere il proprio investimento, attribuendo parte della crescita dei ricavi recenti proprio all'integrazione dell'intelligenza artificiale nella propria offerta di prodotti e servizi. L'azienda di Redmond ha distribuito funzionalità basate su OpenAI attraverso l'intero ecosistema tecnologico, da Office 365 a Azure, cercando di giustificare agli investitori la logica industriale dietro questo massiccio impegno finanziario. Resta da capire se questa strategia si rivelerà vincente o se, come sostengono i critici più severi, si tratterà di un costoso errore di valutazione destinato a pesare sui bilanci futuri del gigante tecnologico.