L'architettura dei nuovi chip Apple per MacBook Pro sta suscitando grande interesse nella comunità tech, e non senza motivo: con i modelli M5 Pro e M5 Max, Cupertino ha operato una scelta progettuale radicale che rompe con la filosofia adottata nelle generazioni precedenti. La transizione dalla tradizionale combinazione di core ad efficienza e core ad alte prestazioni verso un nuovo tipo di core ibrido rappresenta un cambio di paradigma nel design dei SoC per laptop ad alte prestazioni, con implicazioni dirette sia sulla potenza elaborativa che sull'autonomia.
Per comprendere l'entità del cambiamento, è utile fare un passo indietro e analizzare cosa offriva la generazione precedente. Il chip M4 Pro era disponibile in due configurazioni: una versione a 12 core con otto core ad alte prestazioni e quattro core a bassa efficienza energetica, e una versione a 14 core che manteneva i quattro core efficienti aggiungendo altri due core ad alte prestazioni. L'M4 Max, a sua volta, proponeva una CPU a 16 core, con 12 core ad alte prestazioni affiancati sempre dai quattro core efficienti. Questa struttura eterogenea, tipica dei SoC moderni tanto nel mondo mobile quanto in quello desktop, serviva a calibrare il consumo energetico in base al carico di lavoro.
Con M5 Pro e M5 Max, Apple ha eliminato completamente i core efficienti, introducendo al loro posto una nuova tipologia di core che funge da elemento intermedio tra le due categorie precedenti. La scelta di Apple di riutilizzare una delle vecchie denominazioni per questa nuova categoria ibrida ha generato una certa confusione, ma la sostanza tecnica è chiara: si tratta di un'unità di elaborazione progettata per offrire un equilibrio tra potenza e consumo, senza la rigida separazione funzionale che caratterizzava i design precedenti.
Il dato più sorprendente riguarda l'autonomia della batteria: nonostante la rimozione dei core efficienti — tradizionalmente fondamentali per ridurre i consumi nelle operazioni leggere — i nuovi MacBook Pro con M5 Pro e M5 Max mantengono le stesse ore di autonomia massima dei predecessori M4. Per la variante M5 Pro, il modello da 14 pollici raggiunge le 14 ore di autonomia, mentre quello da 16 pollici arriva a 17 ore. Con M5 Max, il 14 pollici si ferma a 13 ore e il 16 pollici a 14 ore. Tutti i valori si riferiscono alla navigazione web wireless, un carico di lavoro non intensivo ma rappresentativo dell'uso quotidiano.
La chiave di questa efficienza nonostante l'architettura radicalmente diversa risiede probabilmente nella nuova architettura Fusion adottata da Apple, che integra due die distinti all'interno di un unico SoC. Questa soluzione ingegneristica, che ricorda per certi versi le soluzioni multi-chiplet viste nel mondo x86 con AMD EPYC o Intel Meteor Lake, consente presumibilmente di ottimizzare la gestione energetica in modo più granulare, compensando l'assenza dei core dedicati all'efficienza.
L'approccio Apple con M5 Pro e M5 Max dimostra come l'ottimizzazione architetturale a livello di silicio possa sovvertire assunzioni consolidate nel design dei processori per laptop. Resta da vedere come questi chip si comportino nei benchmark sotto carichi prolungati e se la promessa di autonomia invariata regga anche in scenari di utilizzo misto o intensivo, al di là della semplice navigazione web. I test indipendenti nelle prossime settimane forniranno le risposte definitive sull'effettiva efficienza di questa nuova generazione di SoC Apple.