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Spuntano i Ryzen “AF”: AMD sta vendendo Ryzen 1000 a 12 nanometri?

Anche se il focus degli appassionati è tutto sui processori Ryzen di terza generazione, in commercio si trovano – e molti ancora acquistano – i Ryzen di prima e seconda generazione.

Si tratta di processori ancora molto validi, venduti a prezzi decisamente contenuti in questo periodo e soprattutto compatibili con le schede madre B350, B450, X370 e X470 con socket AM4. Per quanto riguarda le X570, dipende dalle scelte dei singoli produttori (ma non sarebbe un abbinamento logico, per diverse ragioni, secondo noi).

A quanto pare, AMD starebbe portando sul mercato da qualche settimana a questa parte alcuni Ryzen 1000 – come il Ryzen 5 1600 – con una piccola sorpresa: non più realizzati con il processo produttivo a 14 nanometri bensì quello a 12 nanometri, più efficiente, usato per i Ryzen di seconda generazione (e per le APU di terza generazione). A cambiare sarebbe anche l’architettura, non più Zen ma Zen+, migliorata grazie ad alcune ottimizzazioni, in particolare sul fronte della memoria.

Stando a quanto riportato su Reddit, i nuovi Ryzen 1000 a 12 nanometri sarebbero caratterizzati dalle lettere AF nell’identificativo di prodotto sulla scatola o il chip stesso. I Ryzen 5 1600 originali che debuttarono nel 2017 avevano l’identificativo YD1600BBAEBOX, mentre i nuovi modelli (novembre 2019) sono accompagnati dal part number YD1600BBAFBOX.

Sulle prime, la sigla AF sembrava identificare due stepping diversi del die Zeppelin a 14 nanometri (B1 e B2), ma a instillare il dubbio ci hanno pensato software come CPU-Z e HWInfo, che identificano i chip AF come soluzioni a 12 nanometri “Pinnacle Ridge”. Un mero errore di rilevazione? Può essere, perciò non possiamo affermare al momento che effettivamente ci sia stato un cambiamento da parte di AMD.

I software rilevano frequenze per il Ryzen 5 1600 identiche a quelle note, quindi su quel fronte non ci sono sorprese. Secondo il test di un utente di Reddit entrato in possesso di un modello AF, “l’aspetto interessante è che questa CPU sale in boost a 3,7 GHz, 100 MHz in più dei 3,6 GHz normali. Pensavo fosse strano, quindi ho installato il vecchio chip AE e riscontrato che il moltiplicatore sale fino a 37x, ma solo per pochissimo. Sotto qualsiasi carico, persino con 1-2 core, il vecchio chip scendeva a 3,4 GHz. Questo nuovo chip AF è stato in grado di sostenere 3,7 GHz per periodi più lunghi, ed è solo 200 MHz dietro il vero 2600. L’algoritmo di boost su tutti i core sembra inoltre molto migliorato, sale fino a 3,6 GHz con Cinebench, ossia un po’ più in alto dei 3,4 GHz del 1600 AE”.

“Mi aspettavo di vedere un miglioramento dell’IPC solamente del 3% da Zen+, ma le prestazioni effettive sono superiori e i punteggi di 400 punti più alti in R20. In CPU-Z possiamo vedere 12 nanometri e Pinnacle Ridge, come il 2600. La latenza della memoria è stata anch’essa ridotta grazie all’IMC di Zen+”.

L’utente si è inoltre ritrovato costretto ad aggiornare Ryzen Master, il software ufficiale di AMD, affinché riconoscesse la CPU. “Era vecchio di alcune versioni, ma non così vecchio… hanno dovuto aggiungere un supporto speciale per questo chip?”, si è chiesto l’appassionato.

Quanto a overclock, il modello AF non sembra essere stato in grado di raggiungere le stesse frequenze del 1600 AE, ma è bene ricordare che l’OC non è una scienza esatta e ogni chip risponde in modo differente. I nuovi modelli AF sono accompagnati dal dissipatore Wraith Stealth, inferiore rispetto al Wraith Spire in bundle con il Ryzen 5 1600 al debutto.

In attesa di dichiarazioni ufficiali da AMD, la domanda sorge spontanea: perché l’azienda dovrebbe mai realizzare dei Ryzen 1000 a 12 nanometri? La prima ipotesi rimane quella di un rilevamento sbagliato da parte dei software. La seconda è che AMD starebbe applicando il detto “del maiale non si butta via niente”, traslandolo alle CPU: l’azienda potrebbe aver deciso di usare i die di Ryzen 5 2600 che non mantengono le frequenze pubblicizzate di quel modello per mere – e comprensibili – ragioni economiche. D’altronde meglio riciclare i die “sfortunati” e venderli che buttarli via e creare una perdita, no?

Rimaniamo in attesa di sviluppi, vi terremo non aggiornati nel caso uscissero maggiori informazioni.