Secondo un'analisi pubblicata da VDURA e ripresa da Blocks and Files, il divario di prezzo tra SSD e dischi rigidi tradizionali ha raggiunto proporzioni mai viste prima, con gli SSD che ora costano ben 16 volte di più rispetto agli HDD per capacità equivalente. Una situazione che sta spingendo gli operatori a riconsiderare radicalmente le architetture di storage, favorendo soluzioni ibride che mixano tecnologie flash e magnetiche per contenere i costi esplosivi delle memorie a stato solido.
Il cuore del problema risiede nella persistente carenza di memoria NAND flash che continua a devastare il settore dei semiconduttori. Gli aumenti di prezzo registrati negli ultimi trimestri sono tanto rapidi quanto drammatici: un SSD enterprise da 30TB con celle TLC che costava 3.062 dollari nel secondo trimestre del 2025 viene ora venduto a quasi 11.000 dollari, segnando un incremento spaventoso del 257% in meno di un anno. Si tratta di un'impennata che rende economicamente insostenibili le infrastrutture basate esclusivamente su storage flash per molte realtà.
Al contrario, i dischi rigidi meccanici hanno mostrato una stabilità relativa in questo contesto turbolento. L'analisi di VDURA indica che i prezzi degli HDD sono aumentati "soltanto" del 35% nello stesso periodo compreso tra il secondo trimestre 2025 e il primo trimestre 2026. Una differenza abissale che sta trasformando gli HDD da tecnologia considerata obsoleta a soluzione economicamente strategica per lo storage di massa nei data center.
Questa evoluzione dei prezzi sta incentivando le implementazioni ibride, dove gli SSD vengono riservati ai tier più veloci per applicazioni critiche che richiedono latenza minima e throughput elevato, mentre gli HDD gestiscono lo storage di massa per dati ad accesso meno frequente. Un approccio che consente di bilanciare prestazioni e costi, mantenendo la sostenibilità economica delle infrastrutture pur garantendo le performance necessarie per i carichi di lavoro più esigenti.
La carenza di NAND flash affonda le radici in una combinazione di fattori: la transizione verso nodi produttivi più avanzati che richiede investimenti massicci, le tensioni nella catena di fornitura globale e la crescente domanda trainata dall'intelligenza artificiale e dal cloud computing. I principali produttori come Samsung, SK Hynix, Micron e Kioxia stanno faticando a espandere la capacità produttiva abbastanza rapidamente da soddisfare un mercato in espansione accelerata.
Per i responsabili IT e i progettisti di infrastrutture, questa situazione impone una revisione attenta delle strategie di storage. Le soluzioni puramente flash, un tempo considerate il futuro inevitabile dei data center, devono ora fare i conti con vincoli di budget che ne limitano drasticamente l'implementazione su larga scala. Gli HDD, nonostante limiti intrinseci in termini di velocità e consumi energetici, stanno vivendo una sorta di rinascita commerciale grazie al loro rapporto costo-capacità che rimane imbattibile.
Gli analisti del settore prevedono che questa situazione potrebbe persistere almeno fino alla seconda metà del 2026, quando si attendono nuovi impianti di produzione NAND operativi e una normalizzazione graduale della catena di fornitura.