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Trump ha chiesto fondi a Microsoft per la sala da ballo

Documenti diffusi dall’ufficio di Elizabeth Warren mostrano richieste dirette dell’amministrazione Trump per finanziare il progetto.

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Avatar di Antonello Buzzi

a cura di Antonello Buzzi

Senior Editor @Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 12/01/2026 alle 12:55

La notizia in un minuto

  • L'amministrazione Trump ha contattato direttamente Microsoft per sollecitare una donazione al fondo da 300 milioni di dollari destinato alla nuova sala da ballo della Casa Bianca, includendo inviti a cene riservate ai sostenitori
  • Anche Amazon e Comcast confermano contatti con i raccoglitori fondi, dichiarando però di aver effettuato donazioni senza restrizioni né aspettative di ritorno
  • La senatrice Elizabeth Warren guida un'iniziativa per fare luce sui legami finanziari tra Big Tech e amministrazione, sollevando dubbi su trasparenza e possibili conflitti di interesse

Riassunto generato con l’IA. Potrebbe non essere accurato.

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Il dibattito sulle donazioni dei colossi tecnologici al progetto della nuova sala da ballo della Casa Bianca si arricchisce di nuovi dettagli: documenti resi pubblici dall'ufficio della senatrice Elizabeth Warren rivelano che l'amministrazione Trump ha contattato direttamente Microsoft per sollecitare un contributo al fondo da 300 milioni di dollari destinato alla costruzione della struttura.

Secondo quanto dichiarato da Karen Christian, consulente legale di Microsoft, l'azienda di Redmond è stata contattata da un raccoglitore fondi circa due mesi dopo l'annuncio del presidente Trump sul piano di sostituire l'ala est della Casa Bianca con una sala da ballo finanziata privatamente. La comunicazione includeva informazioni sul Trust for the National Mall, l'ente che gestisce i contributi in qualità di partner del National Park Service, oltre a istruzioni sulle modalità di donazione e un invito a una cena riservata ai sostenitori del progetto, alla quale Microsoft ha partecipato.

Anche Amazon ha confermato contatti con il gruppo di raccolta fondi. Brian Huseman, vicepresidente delle politiche pubbliche del gigante dell'e-commerce, ha ammesso che le comunicazioni sono iniziate nell'agosto 2025, precisando tuttavia che l'azienda "non ha esaminato alcun piano di costruzione né sottoscritto accordi specifici relativi alla donazione". Una dichiarazione che appare volta a sottolineare l'assenza di condizionamenti diretti nel contributo versato.

Microsoft è stata fornita di informazioni sul Trust for the National Mall e ha ricevuto un invito a una cena riservata ai sostenitori del progetto della sala da ballo

Comcast ha adottato una linea difensiva simile, affermando di aver effettuato una donazione senza restrizioni al Trust for the National Mall, senza specifiche limitazioni sull'utilizzo dei fondi e senza aspettative di ricevere nulla in cambio. Una posizione che riflette la strategia comunicativa delle aziende coinvolte: presentare le donazioni come atti filantropici privi di secondi fini, in risposta alle pressioni dei democratici che chiedono trasparenza sui legami finanziari tra tech industry e amministrazione.

Le lettere inviate da altre corporation tecnologiche come Meta, NVIDIA e Apple sono risultate significativamente meno dettagliate riguardo al processo di donazione. Tim Powderly, responsabile degli affari governativi di Apple, si è limitato a dichiarare che il contributo è stato "gestito in modo etico, onesto e nel pieno rispetto della legge", senza fornire informazioni sui contatti avuti con i fundraiser o sulle tempistiche.

La questione si inserisce in un contesto più ampio di crescente scrutinio sulle relazioni tra Silicon Valley e potere politico. Le aziende tecnologiche hanno incrementato negli ultimi anni gli investimenti in lobbying e donazioni a progetti governativi, una tendenza che alimenta preoccupazioni sulla potenziale influenza del settore privato sulle decisioni pubbliche. Il progetto della sala da ballo, nonostante sia formalmente finanziato da fondi privati, rappresenta un'opera destinata a una sede istituzionale federale, sollevando dubbi sulla trasparenza e sui possibili conflitti di interesse.

L'iniziativa guidata dalla senatrice Warren e da altri democratici mira a fare luce sui dettagli delle contribuzioni, inclusi eventuali accordi informali o aspettative non dichiarate. Le risposte fornite dalle aziende, pur negando condizionamenti espliciti, confermano l'esistenza di contatti diretti tra l'amministrazione e i vertici delle corporation tecnologiche, un elemento che potrebbe alimentare ulteriori richieste di indagine da parte del Congresso. Resta da vedere se le commissioni parlamentari chiederanno testimonianze pubbliche o documenti aggiuntivi per chiarire la natura e l'estensione di questi rapporti.

Fonte dell'articolo: www.theverge.com

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