Il governo taiwanese sta valutando l'introduzione di una nuova regola di esportazione tecnologica che potrebbe rivoluzionare i piani di espansione globale di TSMC, il colosso mondiale delle fonderie di semiconduttori. Secondo quanto riportato dall'agenzia CNA, le autorità di Taipei starebbero considerando una restrizione molto più severa rispetto all'attuale: permettere a TSMC di esportare verso gli Stati Uniti solo tecnologie produttive con un ritardo di due generazioni rispetto al nodo di produzione più avanzato disponibile sull'isola. Una mossa di protezione industriale che tradisce la crescente preoccupazione di Taiwan per il possibile indebolimento della propria supremazia nel settore dei chip, mentre TSMC costruisce aggressivamente fab all'avanguardia sul suolo americano.
Attualmente, Taiwan applica la cosiddetta regola N-1, che consente al produttore di chip di esportare e implementare all'estero qualsiasi tecnologia con almeno una generazione di ritardo rispetto al processo produttivo più avanzato in patria. Con la nuova regola N-2 in discussione, il divario tecnologico si allargherebbe notevolmente: a seconda di come vengono contate le generazioni di nodi litografici, TSMC potrebbe essere limitata a esportare processi produttivi vecchi di due o addirittura quattro anni rispetto alle tecnologie di punta disponibili a Taiwan.
L'impatto pratico di questa restrizione sarebbe significativo per la strategia americana di TSMC. Attualmente, l'azienda sta costruendo diverse fab negli Stati Uniti, con l'obiettivo dichiarato di portare capacità produttive avanzate sul territorio statunitense per soddisfare le esigenze di sicurezza nazionale e ridurre la dipendenza dalla concentrazione produttiva asiatica. La regola N-2 rallenterebbe drasticamente questo processo, confinando gli impianti americani a tecnologie meno competitive nel panorama globale.
Chou Yu-hsin, vice direttore generale dell'Industrial Development Administration sotto il Ministero degli Affari Economici taiwanese (MOEA), ha confermato che qualsiasi investimento futuro di TSMC negli Stati Uniti sarà sottoposto a esame secondo le leggi esistenti. I progetti che superano determinate soglie dimensionali o di valore dovranno inoltre essere esaminati dalla Investment Commission del MOEA, aggiungendo un ulteriore livello di controllo governativo sulle decisioni strategiche del produttore di chip.
Questa mossa riflette le tensioni geopolitiche crescenti attorno alla produzione di semiconduttori. Taiwan produce oltre il 60% dei chip globali e oltre il 90% dei processori più avanzati, principalmente attraverso TSMC. La leadership taiwanese teme che l'espansione internazionale possa erodere questo vantaggio strategico, che rappresenta al contempo una garanzia di sicurezza per l'isola e un asset economico fondamentale. Gli Stati Uniti, dal canto loro, hanno investito miliardi di dollari attraverso il CHIPS Act per riportare capacità produttive avanzate sul territorio nazionale.
Per l'industria tecnologica globale, le conseguenze potrebbero essere rilevanti. I clienti di TSMC come Apple, NVIDIA e AMD fanno affidamento sui nodi più avanzati per i loro processori di punta, e potrebbero trovarsi di fronte a scelte complesse se le fab americane non potranno accedere alle stesse tecnologie disponibili a Taiwan. La questione solleva anche interrogativi sulla sostenibilità della diversificazione geografica della catena di fornitura dei semiconduttori, obiettivo dichiarato di molti governi occidentali dopo le carenze di chip degli ultimi anni.
Resta da vedere se questa regola N-2 verrà effettivamente implementata o se rimarrà uno strumento di negoziazione nelle complesse relazioni tra Taiwan, TSMC e gli Stati Uniti.