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Un chip IBM nel cervello per combattere l'epilessia

IBM e alcuni ricercatori australiano vogliono usare un chip con architettura simile al cervello e il deep learning per comprendere meglio l'epilessia.

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Avatar di Manolo De Agostini

a cura di Manolo De Agostini

@Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 08/04/2016 alle 11:15
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IBM e i ricercatori dell'Università di Melbourne vogliono monitorare le onde cerebrali delle persone epilettiche per prevedere l'arrivo di una crisi e la sua durata. Secondo quanto raccontato a Wired, al centro di questa soluzione c'è il chip IBM TrueNorth, creato per mimare la struttura del cervello.

TrueNorth ha 5,4 miliardi di transistor, un milione di singoli neuroni programmabili, 256 milioni di sinapsi programmabili, 4096 core paralleli e interconnessi e oltre 400 milioni di bit di memoria locale (circa 100 Kb per core) per archiviare i parametri di sinapsi e neuroni.

cervello chip

Grazie a TrueNorth i ricercatori vogliono comprendere meglio un problema neurologico che è legato alla trasmissione dei segnali elettrici all'interno del cervello, ma le cui cause sono ancora parzialmente oscure. Un primo test ha dato esiti promettenti. Al partecipante è stato chiesto di completare una serie di operazioni, come premere la mano sinistra o destra, il tutto mentre un elettroencefalogramma rilevava le sue onde cerebrali.

I ricercatori hanno poi usato i dati raccolti per allenare un sistema di deep learning. Questo è stato poi messo alla prova: doveva predire quale mano stava per premere il partecipante. L'algoritmo si è dimostrato accurato al 76%. Un risultato non eccezionale, ma i ricercatori sono certi che con più dati i modelli potrebbero migliorare.

In qualche modo lo studio ha dimostrato che TrueNorth può predire le onde cerebrali. Monitorare le onde cerebrali da parte di persone epilettiche però è più complicato, dal momento che non si è ancora in grado di prevedere l'arrivo di un attacco.

Così IBM e i ricercatori australiani vogliono impiantare un sensore nel cervello dei pazienti per raccogliere dati sulla loro attività cerebrale. Se riuscissero a ottenere dati per un periodo di tempo sufficiente (e da un buon numero di persone), avrebbero un sacco di informazioni con cui allenare il il sistema di deep learning e TrueNorth.

Il fine ultimo è prevedere un attacco, affinché le persone possano mettersi in un luogo sicuro prima del suo arrivo e affrontarlo adeguatamente. Idealmente, oltre all'impianto cerebrale servirebbe un dispositivo indossabile per il monitoraggio. Un sistema di questo tipo però è ancora solo nelle testa dei ricercatori, ma comprendere come si comportano i segnali elettrici prima e durante una crisi potrebbe servire per impedire del tutto il verificarsi degli attacchi.

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