Windows 11 potrebbe presto dire addio a un collo di bottiglia che frena le prestazioni degli SSD NVMe da anni. Alcuni utenti hanno scoperto che è possibile abilitare il supporto nativo NVMe tramite modifiche al registro di sistema, una funzionalità già presente in Windows Server 2025 ma non ancora attiva per impostazione predefinita sui sistemi consumer. I primi test mostrano miglioramenti significativi nelle prestazioni random 4K, il parametro più critico per gaming e reattività del sistema operativo, con incrementi fino al 49% in scrittura e 45% in lettura. Si tratta di un cambiamento architetturale che potrebbe finalmente valorizzare il potenziale degli SSD moderni, rimasto parzialmente inespresso a causa di una compatibilità legacy ormai anacronistica.
Il problema di fondo è di natura storica. Windows tratta la maggior parte delle unità di archiviazione come dispositivi SCSI (Small Computer System Interface), uno standard progettato decenni fa principalmente per gli hard disk meccanici. Gli SSD NVMe, che operano con livelli di parallelismo enormemente superiori rispetto ai dischi tradizionali, vengono quindi penalizzati da un layer di traduzione: i comandi NVMe nativi vengono convertiti in SCSI per renderli comprensibili al sistema operativo, introducendo latenza aggiuntiva e overhead di elaborazione che impatta direttamente sulle prestazioni.
Microsoft ha introdotto il supporto nativo NVMe in Windows Server 2025 come funzionalità opt-in per gli utenti enterprise, eliminando questo strato di conversione ridondante. Come riportato dall'azienda di Redmond, lo stack di archiviazione è ora "progettato specificamente per l'hardware moderno, eliminando layer di traduzione e vincoli legacy". Le metriche ufficiali parlano di incrementi fino all'80% negli IOPS (Input/Output Operations Per Second, il parametro chiave per le operazioni random) e una riduzione del 45% nei cicli CPU necessari per la gestione dello storage.
La scoperta interessante è che i driver necessari sono già inclusi negli aggiornamenti recenti di Windows 11, anche se non attivi. Come documentato da Heise e confermato da diversi utenti su forum specializzati come Guru3D e Reddit, è possibile abilitare manualmente la funzionalità attraverso tre specifiche chiavi di registro. L'utente Jonathanwashere1 ha registrato miglioramenti del 45% in lettura random 4K e del 49% in scrittura, mentre altri test sintetici hanno mostrato riduzioni significative nei tempi di accesso.
Una volta abilitata, la modifica comporta cambiamenti visibili: gli SSD NVMe compaiono sotto "Storage Media" anziché "Drives" in Gestione dispositivi. Tuttavia, la soluzione non è priva di problemi di compatibilità. Alcuni software di terze parti come Samsung Magician non riescono a rilevare correttamente i drive, altri li mostrano duplicati, e sono stati segnalati casi di anomalie nella visualizzazione delle partizioni. Si tratta di comportamenti attesi per una funzionalità non ancora ufficialmente supportata sui sistemi consumer.
L'impatto pratico sui tempi di caricamento dei giochi rimane da valutare su larga scala. I test condotti con il WD Black SN8100, attualmente tra gli SSD PCIe 5.0 con le migliori prestazioni random 4K sul mercato, mostrano già oggi un vantaggio di circa un secondo nel caricamento di Final Fantasy XIV rispetto alla concorrenza. Con il supporto nativo NVMe, è lecito aspettarsi che i benefici si amplifichino, specialmente su configurazioni dove la CPU rappresenta un fattore limitante.
Vale la pena sottolineare che Linux supporta nativamente NVMe da anni, rendendo questa limitazione di Windows ancora più evidente. Per chi desidera sperimentare, le distribuzioni Linux rappresentano un'alternativa immediata per sfruttare appieno le capacità degli SSD moderni senza ricorrere a modifiche potenzialmente rischiose del registro di sistema.
Microsoft dovrà ora lavorare per garantire la compatibilità su un'ampia gamma di configurazioni hardware prima di poter distribuire la funzionalità come standard su Windows 11. La complessità dell'ecosistema PC consumer, con infinite combinazioni di motherboard, controller storage e firmware, rende la validazione un processo delicato. Tuttavia, considerando che si tratta di rimuovere un collo di bottiglia ormai privo di giustificazioni tecniche, l'implementazione ufficiale appare solo questione di tempo. Nel frattempo, gli utenti più esperti possono sperimentare la modifica a proprio rischio, tenendo presente che errori nel registro possono compromettere gravemente la stabilità del sistema.