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YouTube ha eliminato oltre 2 milioni di canali e 51 milioni di video di scam

Google è spesso stata accusata di non porre la necessaria attenzione alla moderazione dei contenuti video o dei commenti pubblicati nella sua piattaforma YouTube. Tra video, canali e commenti, è possibile incappare infatti in vari tentativi di scam legati a criptovalute, malware e commenti d’odio di vario genere.

La piattaforma sembra aver preso tali accuse molto seriamente, tant’è che ha deciso di passare all’azione. In un resoconto pubblicato recentemente, YouTube ha annunciato di aver rimosso 1,975 milioni di canali solo nel primo trimestre del 2020. Il numero di video eliminati dalla piattaforma arriva ad un valore quasi sconvolgente di 51 milioni e la piattaforma ci tiene a sottolineare come siano stati rimossi in fretta prima della loro diffusione. Infatti tra i video rimossi troviamo:

  • 49% con 0 visualizzazioni
  • 27,4% tra 1 e 10 visualizzazioni
  • 22,7% più di 10 visualizzazioni

I canali chiusi sono stati trovati colpevoli di diverse infrazioni del codice di condotta della piattaforma, con l’87,5% di essi legati ad attività di spam di vario genere. Le iconografie realizzate da Atlas VPN ci aiutano a comprendere meglio il resoconto dell’attività del sito di hosting video più famoso al mondo. I Paesi più colpiti da queste attività illecite sono, in ordine, Stati Uniti, India, Brasile, Indonesia e Corea del Sud.

Ma non è tutto: in questi mesi sono stati cancellati 693,58 milioni di commenti per motivi simili, di cui il 99,6% è stato identificato dall’algoritmo di YouTube che ha automatizzato notevolmente il lavoro di ricerca. La cosa interessante, come riporta HackRead, è che questo numero esclude tutti i commenti che vengono rimossi automaticamente a causa della cancellazione di un video, della chiusura di un account o della disattivazione della sezione commenti di YouTube. Anche queste cancellazioni possono essere attribuite a diversi motivi, come illustrato di seguito:

Google ha quindi dichiarato guerra aperta allo scam, dimostrando di voler proteggere la propria piattaforma dalle attività che potrebbero mettere in pericolo i milioni di utenti che ogni giorno si collegano a YouTube.